Economia

L’automotive prova a cambiare direzione con la «Dichiarazione di Monza»

La Lombardia presiede ora l’Automotive regions alliance. L’assessore Guidesi: «La Commissione deve ascoltare il settore, anche perché il tempo è poco»
Auto in un deposito di Volkswagen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Auto in un deposito di Volkswagen - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Più che lo scorrere delle lancette dell’orologio, il ticchettio che il settore automotive europeo sta sentendo somiglia al conto alla rovescia di un timer senza appello.

I segnali ci sono tutti, dalla chiusura degli stabilimenti delle grandi case automobilistiche (persino l’inattaccabile Volkswagen) alla flessione nei conti delle aziende. E, dopo per lungo tempo aver ignorato i rischi e lo spartiacque del 2035, ora l’intera filiera, almeno una parte consistente della stessa che vede in Germania, Spagna e Italia i sui fulcri, trema. Rispetto a qualche mese fa però qualche spiraglio di luce, se non addirittura di cauto ottimismo, filtra.

La presidente Ursula von der Leyen ha fatto richiamo esplicito alla neutralità tecnologica, fondamentale per salvare i motori endotermici dal baratro dell’obsolescenza. Esperti in ogni dove, in primis Mario Draghi, rimarcano l’imprescindibile centralità della libertà di scelta, libertà di percorrere la giusta e ineludibile strada delle emissioni zero con qualsiasi mezzo tecnologico sia ritenuto valido e idoneo.

Neutralità tecnologica

Ecco perché la «Dichiarazione di Monza», documento congiunto dei 36 territori che compongono la Alleanza delle regioni dell’automotive (Automotive regions alliance, Ara) e presentato il 29 novembre nella città lombarda, può davvero essere più di una mera dichiarazione di intenti. Può fungere da grimaldello per scardinare l’ideologica che ha dettato fino ad ora le scelte del decisore europeo.

L'assessore Guido Guidesi a Monza - © www.giornaledibrescia.it
L'assessore Guido Guidesi a Monza - © www.giornaledibrescia.it

«Ora il primo passo è quello di farsi ascoltare dalla nuova Commissione, affinché i dovuti correttivi possano salvare un settore estremamente importante per la nostra economia - ha dichiarato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, che proprio a Monza ha ricevuto la presidenza dalle mani della Navarra in rappresentanza dell’intera Lombardia -. La prima cosa che farò è chiedere un incontro al nuovo commissario perché la voce dei territori, di coloro che vivono le difficoltà del settore e le conseguenze negative delle scelte fatte dalla Ue in precedenza, deve essere ascoltata. C’è poco tempo, il settore chiede certezze».

Il contenuto

I 30 punti della «Dichiarazione di Monza» offrono in questo senso un percorso chiaro, non certo semplice. Il punto di partenza è la condivisione delle «ambizioni dell’Ue in materia di clima» nonché «i notevoli sforzi e i cospicui investimenti dell’industria automobilistica per progredire sempre più verso l'auto elettrica, sottolineando nel contempo l’importanza dell’elettrificazione dell'automotive in termini di innovazione, ambizioni climatiche e competitività globale» come si legge nel documento.

Fatto questo preambolo il primissimo richiamo è alla già citata neutralità tecnologica, «per rispettare l’ampia varietà di situazioni di mobilità e di integrare l’elettrico con le tecnologie alternative climaticamente neutre, dalla produzione all'impiego», invocando allo stesso tempo la necessità di «una forte dimensione territoriale, in un futuro quadro per una transizione giusta che non lasci indietro nessuno e nessuna regione».

Questo è infatti il terreno sul quale si deve giocare la sfida della competitività, quella dei singoli territori, non visti come realtà scollegate fra di loro ma come parte di uno stesso sistema dove ogni elemento è vitale per l’esistenza degli altri. In questo l’Ara ha fatto scuola, ponendosi in tempi non sospetti anche come primo difensore dell’industria dell’auto dopo le misure del pacchetto Fit for 55.

Coerenza

Qui si inserisce il richiamo della Dichiarazione alla «necessaria coerenza della legislazione europea», che in nome della neutralità climatica ha preso vie a volte schizofreniche, con notevoli differenze di trattamento tra settore e settore. Una delle chiavi di volta di questa «transizione giusta, per i cittadini e per le imprese», potrebbe essere l’adozione della metodologia di valutazione del ciclo di vita (Life-cycle assessment, Lca), che considera l’impatto di un processo o di un prodotto «dalla culla alla tomba», cioè dalla fase dell’estrazione delle materie prime fino alla fine del processo (smaltimento o consumo).

Un approccio che evidentemente fa da spalla al concetto di neutralità tecnologica e che apre le porte a soluzioni quali i biocarburanti o i carburanti sintetici (entrambi fondamentali per "salvare" l’endotermico), i biomateriali o quelli che garantiscono una circolarità dell’economia. E se la finestra ora non è più serrata come prima ma socchiusa, con la possibilità addirittura di anticipare di un anno (al 2025) la revisione delle norme comunitarie sulle emissioni di CO2 delle auto, stoppare il conto alla rovescia del timer può essere possibile.

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