Economia

Non più solo locomotiva d’Italia: per la Lombardia ora la sfida è globale

La Regione punta ad attrarre investimenti dall’estero. L’assessore Guidesi: «Proviamo a giocarci la partita dell’attrattiva in un campionato più difficile e maggiormente competitivo»
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

La bandiera europea, quella italiana e quella della Lombardia
La bandiera europea, quella italiana e quella della Lombardia

La Lombardia non guarda più soltanto al primato nazionale. La nuova strategia regionale per l’attrazione degli investimenti nasce con un obiettivo più ampio: rafforzare il ruolo della regione nello scenario europeo e internazionale, trasformandola da locomotiva economica del Paese a piattaforma continentale per competitività industriale, innovazione e sviluppo tecnologico.

I numeri

Il punto di partenza è solido. La Lombardia contribuisce per oltre il 23% al Pil nazionale, genera più di un quarto dell’export italiano ed è il primo territorio del Paese per attrazione di investimenti esteri. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti sui 1.158 complessivi registrati in Italia, mantenendo una quota compresa tra il 35% e il 45% del totale nazionale. Un risultato che conferma la centralità del sistema lombardo, ma che oggi viene letto soprattutto come base per un salto di scala.

La sfida, infatti, non è più solo confermare la leadership italiana. Regione Lombardia punta a competere con le grandi aree industriali europee, in un contesto globale segnato da incertezza geopolitica, rallentamento macroeconomico e riduzione dei flussi internazionali di investimento. Proprio mentre tra il 2023 e il 2024 gli investimenti globali sono diminuiti dell’11% e quelli europei del 5%, la Lombardia ha registrato una crescita del 6%, mostrando una capacità di tenuta superiore alla media.

In questo scenario si inserisce la nuova strategia regionale. L’obiettivo è passare da un approccio prevalentemente reattivo a una politica industriale proattiva, capace non solo di intercettare nuovi capitali, ma anche di selezionare investimenti ad alto valore aggiunto. La Lombardia vuole attrarre progetti in grado di generare innovazione, rafforzare le filiere produttive, creare occupazione qualificata e consolidare gli ecosistemi territoriali già presenti.

L’Europa al centro, abbiamo detto. La Lombardia intende posizionarsi come uno degli snodi continentali più competitivi per le imprese internazionali che cercano accesso qualificato ai mercati, alle competenze e alle filiere produttive. La collocazione geografica, nel cuore dei mercati Emea (Europa, Medio Oriente e Africa), si combina con una base industriale diversificata, un sistema della ricerca avanzato, una forte presenza di multinazionali, infrastrutture consolidate e un’offerta formativa di alto livello.

Il piano

Il cambio di passo è contenuto nel Piano operativo 2026, che traduce la strategia in azioni concrete. Il modello si fonda su promozione internazionale, business intelligence, lead generation, accompagnamento degli investitori, aftercare, valorizzazione delle opportunità insediative e rafforzamento della comunicazione istituzionale. Non si tratta solo di attrarre nuovi progetti, ma di costruire una proposta territoriale riconoscibile e competitiva nel confronto con le principali regioni europee.

Un ruolo centrale è affidato a Invest in Lombardy, progetto ufficiale di Regione Lombardia e del sistema camerale per l’attrazione degli investimenti diretti esteri. Il servizio viene rafforzato come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, con l’obiettivo di accompagnare le imprese lungo tutto il ciclo dell’investimento: dalla valutazione iniziale alla scelta della localizzazione, dalle autorizzazioni agli incentivi, fino all’insediamento e ai servizi successivi.

La logica è quella del one-stop-shop: ridurre la complessità, rendere più rapidi i processi e offrire agli investitori un’interlocuzione coordinata. In un mercato europeo sempre più competitivo, la velocità amministrativa e la chiarezza dei percorsi diventano fattori decisivi quanto la forza industriale o la disponibilità di competenze. Per questo la strategia regionale punta anche su strumenti come Opportunity Lombardy, dedicato alla mappatura di aree e immobili disponibili per nuovi insediamenti produttivi.

Non solo Milano

Il posizionamento europeo della Lombardia passa anche dalla valorizzazione degli ecosistemi territoriali. Non solo Milano, ma l’intera regione viene letta come un sistema integrato di filiere, cluster e specializzazioni produttive. Le Zone di innovazione e sviluppo e la Zona logistica semplificata di Cremona e Mantova si inseriscono in questa prospettiva: rafforzare poli ad alta specializzazione, rendere più competitivo l’insediamento produttivo e logistico, collegare industria, ricerca e formazione.

I settori individuati confermano l’ambizione europea della strategia: Ict (Information and communication technology), scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica, agroalimentare avanzato, servizi innovativi, manifattura evoluta e clean tech. Sono ambiti nei quali la competizione tra territori non si gioca soltanto sui costi, ma sulla qualità degli ecosistemi, sulla disponibilità di talenti, sulla capacità di innovazione e sulla solidità delle filiere.

«Non possiamo fermarci al primato nazionale. Proviamo a giocarci la partita dell’attrattiva in un campionato più difficile e maggiormente competitivo. Alziamo il livello, proviamo a migliorarci: vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, sottolineando la volontà di presentare la Lombardia con ecosistemi completi, dalla ricerca ai fornitori, fino alle competenze. L’obiettivo dichiarato è alzare il livello della competizione e rendere la regione una meta internazionale, un vero hub europeo per gli investimenti.

L'assessore regionale Guido Guidesi
L'assessore regionale Guido Guidesi

La Lombardia, dunque, prova a ridefinire il proprio ruolo. Non più soltanto principale motore economico italiano, ma territorio chiamato a confrontarsi direttamente con le grandi piattaforme industriali d’Europa. Una sfida che passa dalla capacità di attrarre capitali, competenze e progetti strategici, ma anche dalla costruzione di un modello di sviluppo capace di coniugare investimenti, innovazione, sostenibilità e occupazione qualificata.

In un’Europa che cerca nuove traiettorie di crescita industriale e tecnologica, la Lombardia punta a proporsi come una delle sue aree più dinamiche. La forza del sistema produttivo, la densità delle competenze e il nuovo modello di governance diventano gli strumenti per trasformare una leadership nazionale già consolidata in un ruolo riconosciuto sulla scena continentale.

Sul territorio

La Lombardia si conferma la regione italiana più attrattiva per gli investimenti esteri. E dentro questo quadro anche la provincia di Brescia mostra un ruolo rilevante, con progetti legati a manifattura avanzata, logistica, ricerca, green cloud, turismo e real estate. È quanto emerge dalla scheda dedicata agli investimenti diretti esteri nel periodo gennaio 2024-aprile 2026.

Secondo i dati fDi Markets del Financial Times, in Lombardia sono stati rilevati 188 progetti di investimento promossi da imprese estere, per un valore complessivo superiore ai 12 miliardi di euro e una previsione di oltre 10.700 nuovi addetti. Il 2024 ha registrato 97 progetti, pari a circa 2,4 miliardi di euro e 4.866 posti di lavoro stimati; il 2025 ha visto 77 iniziative, ma con un valore molto più elevato, pari a circa 9,79 miliardi e 4.956 addetti; per il 2026, sulla base dei dati disponibili, si contano 14 progetti per 273 milioni e 920 nuovi occupati.

Palazzo Lombardia, sede della Giunta © www.giornaledibrescia.it
Palazzo Lombardia, sede della Giunta © www.giornaledibrescia.it

Il dato conferma la capacità della regione di attrarre investimenti di grande dimensione, con un posizionamento sempre più orientato verso progetti ad alto impatto industriale ed economico. Gli investitori arrivano soprattutto da economie avanzate europee e nordamericane: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Germania e Svizzera sono i principali Paesi di provenienza.

La composizione settoriale mostra una Lombardia attrattiva sia per l’industria sia per i servizi ad alto valore aggiunto. I comparti più presenti sono business services, financial services, software e IT, comunicazione, industrial equipment, real estate e logistica. Una distribuzione che fotografa la doppia vocazione regionale: da un lato piattaforma produttiva e manifatturiera, dall’altro hub per servizi professionali, finanziari e digitali collegati alle filiere globali.

Nel Bresciano

Dentro questo scenario si inserisce la provincia di Brescia. Nel periodo gennaio 2024-aprile 2026, il territorio bresciano registra 7 progetti di investimento estero, con un capex complessivo stimato in circa 137 milioni di euro e 223 nuovi addetti previsti. Le iniziative riguardano settori diversi, ma accomunati da un profilo industriale e tecnologico: meccanica avanzata, data center sostenibili, logistica e servizi per il turismo.

Ne emerge un territorio che non intercetta soltanto investimenti manifatturieri tradizionali, ma anche operazioni legate alla transizione energetica, alla logistica avanzata, all’hospitality e alla digitalizzazione. Brescia si colloca così dentro una traiettoria regionale più ampia, nella quale l’attrazione di capitali esteri non riguarda più solo la localizzazione produttiva, ma la capacità di offrire competenze, infrastrutture, filiere, connessioni e spazi per nuovi modelli di sviluppo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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