Siamo abituati a vedere la musica come un mondo fatto di pura emozione, dimenticandoci che quella musicale è anche un’industria dove aspetti come marginalità, investimenti o ebitda sono importanti esattamente come per qualsiasi altro comparto. E se l’intelligenza artificiale sta trasformando velocemente il mondo produttivo così come lo intendiamo comunemente, lo stesso sta avvenendo nelle aziende che hanno come asset brani, artisti o dj.
È in questo contesto che da Brescia arriva un’innovazione sotto certi punti vista disruptive, un nuovo progetto che porta la firma di uno dei nomi più noti del settore nostrano: Gianfranco Bortolotti.

II produttore, fondatore della celebre casa discografica indipendente Media Records che tra gli anni ’90 e i primi anni Duemila dominava la scena internazionale – portando al successo, tra gli altri, 49ers, Gigi D’Agostino e Mauro Picotto e pubblicando in Italia Prodigy, Moby, Armin van Buuren e Tiësto – ha dato vita al progetto Djagent, «dove l’intelligenza artificiale non serve a far musica» specifica, ma funge da piattaforma multifunzione per tutto ciò che compone la vita di un prodotto musicale.
«Sono un imprenditore e come tale mi sono approcciato all’AI, vedendola fin da subito come una tecnologia capace di dare un vantaggio competitivo sul mercato – spiega –. E come negli anni ‘80 andavo tutti i giorni in Stazione per inviare messaggi con il telex, così oggi ho attinto alle nuove potenzialità tecniche». E dopo campionatori, uso del digitale – Media Records è stato tra i primi a sfruttare l’Mp3 – è arrivata l’AI, «una nuova era per il settore».
Come funziona
Djagent, sviluppata utilizzando il modello di Anthropic Claude, entra in gioco fin dalla fase di selezione dell’artista o del dj. Una volta che l’artista ha caricato il proprio prodotto sull’apposito portale – esistono al momento interfacce Ami (Advanced music interface), dedicate a diversi generi musicali – l’agente lavora e seleziona ciò che, secondo i parametri impostati da Bortolotti, può diventare un investimento proficuo. «Funziona come i record boy della Londra degli anni 80, ragazzi che giravano i negozi di dischi della città e portavano le ultime novità alle grandi major – rimarca Bortolotti –. Ora questo compito lo assolve l’AI da me addestrata». Una volta selezionato il progetto o l’artista, «perché il vero talento di un produttore è riconoscere i talenti» afferma, si apre una nuova fase, dove ancora una volta l’intelligenza artificiale è protagonista.
La piattaforma prepara infatti, tra le altre cose, la copertina del disco e la biografia, organizza i materiali da affidare alla comunicazione e cura la presentazione del progetto alle piattaforme musicali, crea reel e trailer declinati nei diversi formati richiesti dai canali social e consente di firmare digitalmente i contratti. «Tutte queste cose fino a poco tempo fa venivano fatte da persone – osserva il produttore –, ora invece l’interfaccia le concentra in un unico flusso, con l’obiettivo di ridurre il tempo tra la scelta di un brano e la sua promozione. L’AI ti permette enormi risparmi, sia di denaro sia di tempo». Inevitabilmente alcune figure professionali vengono meno, «ma solo quelle di collegamento, non il personale chiave, che rimane e che io stesso ho mantenuto nei vari settori».
Futuro
Djagent e la sua piattaforma Ami, ora riservate agli artisti, saranno presto disponibili in abbonamento anche per produttori ed etichette indipendenti, che avranno a disposizione le capacità di una major a portata di agente. Perché, dopo 45 anni di carriera musicale, se c’è una cosa di cui Bortolotti non ha paura è il confronto. Con i concorrenti, con le persone e con la tecnologia: «Se hai delle buone idee l’AI le amplifica – conclude –. A volte può certo spaventare, ma questa tecnologia è entusiasmante».




