Keminova, da Cellatica al mondo: la fabbrica invisibile della cosmetica

L’azienda B-Corp, pronta alla nuova fase internazionale con Cosmax, si racconta come una comunità nella Relazione d’impatto 2025: «Crescere senza perdere la nostra anima»
L'interno della Keminova
L'interno della Keminova

Keminova apre una nuova fase della propria storia industriale. L’azienda di Cellatica, specializzata nello sviluppo e nella produzione conto terzi di dermocosmetici e dispositivi medici, ha presentato la Relazione d’impatto 2025, la terza da quando ha scelto di diventare Società Benefit. Un passaggio che arriva in un momento decisivo: nel 2025 è stata preparata l’operazione con Cosmax, gruppo sudcoreano tra i principali player mondiali della cosmetica Odm (original design manifacturing), conclusa nell’aprile 2026 con l’ingresso del gruppo nel capitale dell’azienda bresciana con una quota di maggioranza.

Per Cosmax si tratta del primo presidio produttivo in Europa. Per Keminova significa invece l’avvio di una fase internazionale che parte da Cellatica e porta l’azienda dentro una filiera globale. Il punto, nella lettura data dal ceo Mauro Franzoni, non è soltanto societario o produttivo. «Keminova è stata scelta non soltanto per ciò che sa fare, ma anche per come lo fa», spiega. La sfida, ora, è crescere senza perdere il metodo costruito in questi anni: attenzione alle persone, cultura d’impresa, sostenibilità e qualità delle relazioni.

È questo il filo che attraversa la Relazione d’impatto 2025, presentata a Solive Franciacorta durante l’incontro «Impresa e comunità. Il percorso B Corp di Keminova». Un documento che rendiconta numeri, obiettivi e azioni, ma che l’azienda considera anche uno strumento per raccontare la propria identità. Non solo un allegato al bilancio, ma la sintesi di un modello che prova a tenere insieme crescita industriale e responsabilità.

La storia aziendale

Keminova nasce nel 1985 e oggi è una realtà specializzata nello sviluppo e nella produzione conto terzi di dermocosmetici e dispositivi medici. Il suo nome non compare necessariamente sulle confezioni finali, ma il suo lavoro sta dentro una filiera fatta di ricerca, formulazione, controllo qualità, packaging, regolatorio e produzione industriale. Una filiera silenziosa, spesso lontana dal consumatore finale, ma decisiva per trasformare l’idea di un brand in un prodotto sicuro, validato e pronto per il mercato.

La sfida in questo momento di svolta, dice Franzoni, è «crescere senza perdere la nostra anima», aprendosi a una dimensione internazionale e mantenendo saldi i principi che hanno guidato l’impresa fin qui. Franzoni definisce la Relazione d’impatto «un piacere-obbligo». Obbligo perché Keminova, diventata Società Benefit nel 2022, è tenuta a rendicontare ogni anno le attività e gli obiettivi legati alle proprie finalità di beneficio comune. Piacere perché quel documento, col tempo, è diventato qualcosa di più di un allegato al bilancio. «Per noi è diventato la nostra brochure aziendale», dice il ceo. Dentro ci sono valori, missione, obiettivi, ma anche dati, misurazioni, azioni compiute e traiettorie future. In altre parole: il tentativo di dimostrare che un altro modo di fare impresa è possibile.

Uno dei laboratori Keminova
Uno dei laboratori Keminova

Il riferimento culturale dichiarato è Adriano Olivetti. «Noi non inventiamo niente, l’hanno inventato ottant’anni fa», osserva Franzoni. La domanda di fondo è se a spingere l’impresa debba essere soltanto il risultato economico o se ci sia «qualcosa d’altro, di più alto». Da qui nasce l’idea dell’azienda come mezzo e non come fine: non solo luogo di produzione, ma spazio nel quale competenze, risorse economiche, relazioni, conoscenze e responsabilità possono generare cambiamento.

La fabbrica come società

La fabbrica, in questa lettura, diventa una piccola società. Franzoni la descrive come un luogo in cui la multiculturalità è più concentrata che all’esterno e può quindi diventare un laboratorio per comprendere e affrontare questioni che riguardano la comunità nel suo insieme. «Una ragione dell’essere Società Benefit – spiega – è pensare a un bene comune, superiore ai soli interessi dell’azienda». Per ricaduta, un contesto più attento alle persone può generare fidelizzazione, crescita professionale, relazioni più solide. Ma la crescita, precisa, non è solo monetaria.

La filosofia si traduce anche in scelte molto concrete. Gli ambienti aziendali sono stati ripensati negli ultimi anni con attenzione alla luce, agli spazi, alla trasparenza. Vetro, luce naturale, aree comuni, una cucina per la pausa pranzo, una biblioteca interna: elementi che, nelle parole di Alessandra Sabbatino, responsabile d’impatto, contribuiscono a rendere più confortevole e salubre il luogo dove le persone trascorrono molte ore della giornata. «La relazione – spiega – racconta le attività, gli obiettivi e il modo in cui Keminova persegue le finalità di beneficio comune inserite nello statuto».

L'interno della Keminova
L'interno della Keminova

Tra queste ci sono formazione, welfare, politiche di diversità, equità e inclusione, parità di genere, attenzione all’impatto ambientale, scelta di materie prime e packaging con minore impatto, monitoraggio delle emissioni. Keminova ha ottenuto la certificazione B Corp nel marzo 2026, dopo la richiesta presentata nel giugno 2025, con un B Impact Assessment pari a 86,7 punti. La Relazione dà conto anche del punteggio massimo, 90, raggiunto nell’ambito della certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere.

I numeri industriali aiutano a dare consistenza al racconto. Keminova dispone di 7mila metri quadrati tra area produttiva, logistica e laboratori. Nel 2025 il laboratorio R&D ha realizzato oltre 350 nuove proposte formulative; sono stati avviati più di 550 studi di stabilità e compatibilità; il laboratorio microbiologico interno ha effettuato oltre 4mila analisi su prodotti, ambienti e acque di processo. I dipendenti sono 48, con una presenza femminile pari al 70%. La produzione annua di bulk raggiunge i 700mila chilogrammi, con turboemulsori di diverse capacità, linee per vasi, flaconi e tubi, e una capacità di confezionamento che arriva a 20mila pezzi al giorno.

I petali che descrivono Keminova

Ma il tratto più originale della Relazione 2025 è probabilmente il modo in cui l’azienda ha scelto di raccontare quei dati. Quest’anno Keminova ha infatti affiancato alla rendicontazione un progetto di Data Design nato all’interno del Giardino di Carta, la biblioteca di fabbrica. Non un apparato decorativo, ma un’opera pensata per rappresentare il processo aziendale. Petali e fiori diventano così la mappa del percorso che va dall’arrivo del brief da parte del cliente alla consegna del prodotto finito. Dentro ci sono fasi, sottofasi, flussi, tempi, funzioni, competenze, persone.

«Questi petali descrivono Keminova», racconta Sabbatino. «Rappresentano il processo produttivo, dall’arrivo del brief fino alla consegna del prodotto finito, e le persone che lavorano all’interno di ciascuna fase». Il progetto, nato dal dialogo con Domitilla Dardi e affidato alla data designer Michela Lazzaroni, ha trasformato dati e processi in una rappresentazione visiva ispirata agli erbari. Il primo esito è proprio la Relazione d’impatto; un altro è la realizzazione di 200 foulard in edizione limitata prodotti in collaborazione con Quid, impresa sociale impegnata nell’inclusione lavorativa.

Il Giardino di Carta non è un dettaglio laterale. Nato come progetto di welfare culturale, è diventato nel tempo un elemento identitario dell’azienda. Nel triennio 2023-2025 ha promosso 32 incontri, coinvolgendo 25 relatori e registrando una media di 50 partecipanti. La biblioteca cresce ogni anno con nuovi testi e nuovi percorsi culturali. Nel 2026 proseguirà con un ciclo dedicato al teatro dal titolo «Tutto il mondo è un palcoscenico». Anche questo, nella visione di Keminova, fa parte del modo di stare in azienda: formazione non soltanto tecnica, ma apertura culturale.

Benefit, ambiente, formazione

Lo stesso accade con le giornate benefit. Franzoni racconta che due o tre volte all’anno la fabbrica chiude, i dipendenti vengono regolarmente pagati e l’azienda si sposta altrove: musei, parchi, il giardino botanico di Padova, Ivrea sulle tracce di Olivetti, luoghi culturali di Brescia. Non sempre esperienze direttamente legate al business, ma pensate per allargare lo sguardo. «Se uno non ha la forza di chiudere la fabbrica un giorno e fare formazione – dice Franzoni – non può lamentarsi che poi non ci sono persone formate».

La dimensione ambientale è l’altro asse della rendicontazione. Nel 2025 Keminova ha registrato consumi energetici pari a 3.741.432 megajoule. L’impianto fotovoltaico ha coperto circa il 40% del fabbisogno energetico, mentre l’analisi della Carbon Footprint di organizzazione ha misurato emissioni complessive pari a 1.657 tonnellate di CO₂ equivalente. Sabbatino sottolinea il lavoro sulle linee di prodotto con materie prime a minore impatto ambientale, sul packaging e sul monitoraggio continuo, con l’obiettivo di ridurre progressivamente l’impronta dell’attività aziendale.

Per Keminova il benessere in azienda è essenziale
Per Keminova il benessere in azienda è essenziale

La Relazione 2025 diventa così un autoritratto industriale e culturale. Da una parte la fabbrica, i laboratori, i controlli microbiologici, i lotti, gli studi di stabilità, i volumi produttivi. Dall’altra una biblioteca, un progetto grafico ispirato agli erbari, le giornate benefit, la parità di genere, la formazione, il welfare, la misurazione dell’impatto ambientale. In mezzo, il tentativo di tenere insieme crescita economica e responsabilità.

La nuova fase con Cosmax sarà il banco di prova. Tra gli obiettivi 2026 l’azienda indica il rafforzamento del percorso internazionale, il consolidamento della formazione continua, dei percorsi di leadership e dell’intelligenza artificiale, oltre a un programma di mediazione culturale Italia-Corea pensato proprio per accompagnare l’ingresso nel gruppo sudcoreano. La sfida non sarà soltanto crescere, ma farlo senza smarrire il metodo costruito a Cellatica.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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