Gulliver in Cina da Unitree per un’intesa col colosso della robotica

La delegazione guidata da Capoferri a Hangzhou: «Trasformare questa tecnologia in risorsa per le pmi»
Roberto Ragazzi

Roberto Ragazzi

Giornalista

Uno stand dimostrativo alla fiera Iote di Shenzhen
Uno stand dimostrativo alla fiera Iote di Shenzhen

Da Brescia alla Cina, per capire dove sta andando la prossima frontiera dell’innovazione. È il viaggio che Giuseppe Capoferri, fondatore di Gulliver, sta intraprendendo in questi giorni insieme al figlio Stefano (Ad di Gulliver) e ai soci dell’azienda, Michela Bolpagni, Luca Baronchelli e Giovanni Tonelli. Una trasferta che ha un obiettivo preciso: osservare da vicino la convergenza tra intelligenza artificiale e robotica avanzata, quella che oggi viene definita «physical AI», e capire come trasformarla in applicazioni concrete per le imprese.

Fondata nel 2000, Gulliver è una software house bresciana specializzata nello sviluppo di soluzioni digitali per le aziende. Il gruppo opera in particolare nei settori delle risorse umane e dei trasporti, dove è presente con soluzioni proprietarie, e sviluppa applicazioni anche per il mondo delle vendite. Accanto alla sede italiana c’è una presenza europea in Lussemburgo, dove Gulliver sta sviluppando progetti dedicati alla robotica umanoide e quadrupede, anche attraverso la collaborazione con SnT, il centro di ricerca dell’Università del Lussemburgo.

Il viaggio in Cina

«Può una software house come Gulliver, che da sempre cerca di anticipare l’innovazione, permettersi di osservare da lontano la convergenza tra Intelligenza Artificiale e robotica? La nostra risposta è stata no», spiega Capoferri. Da qui la scelta di investire, assumere nuove competenze e costruire un team dedicato. Non per diventare costruttori di robot, ma per sviluppare il software che li rende realmente utilizzabili nei processi aziendali.

La prima tappa è stata Shenzhen, dove Gulliver ha visitato la Iote–International Internet of Things Exhibition, una delle principali manifestazioni asiatiche dedicate all’Internet of Things e alle tecnologie connesse. Qui Capoferri e il suo gruppo hanno incontrato produttori di umanoidi, quadrupedi e componentistica, «cercando di capire non soltanto cosa siano in grado di fare oggi le macchine, ma anche costi, velocità di sviluppo, modelli commerciali e possibilità di integrazione». Il viaggio è proseguito a Hangzhou, con la visita a Unitree, tra i produttori cinesi più dinamici nel settore dei robot quadrupedi e umanoidi.

La tecnologia

Giuseppe Capoferri con il figlio Stefano e i soci Michela Bolpagni, Luca Baronchelli e Giovanni Tonelli
Giuseppe Capoferri con il figlio Stefano e i soci Michela Bolpagni, Luca Baronchelli e Giovanni Tonelli

La Cina, dunque, non è una destinazione casuale. «Non siamo venuti soltanto per vedere i robot», sottolinea Capoferri. L’obiettivo è «toccare con mano pregi e difetti» di una tecnologia sulla quale si concentra una crescente attenzione, distinguendo ciò che è già industrialmente utilizzabile da ciò che richiede ancora sviluppo. «La visita a Unitree è stata davvero interessante - spiega Capoferri-. Abbiamo avuto modo di approfondire una gamma di prodotti ampia e diversificata, alcuni dei quali particolarmente adatti ai progetti su cui stiamo già lavorando, anche grazie a elevati gradi di protezione IP, importanti per l’utilizzo in ambienti esterni e in condizioni atmosferiche diverse».

Ma non solo Gulliver sta lavorando alla definizione di un accordo per Italia e Lussemburgo. «L’intesa ci permetterà non solo di accedere a condizioni dedicate, ma soprattutto di costruire un rapporto continuativo con Unitree, con supporto tecnico anche nelle attività di sviluppo e integrazione delle nostre soluzioni software con i loro robot».

La strategia di Gulliver è costruire una piattaforma indipendente dall’hardware, capace di dialogare con robot diversi e adattarsi a mercati differenti. Un approccio che riprende, nelle intenzioni, la scelta compiuta dall’azienda agli inizi degli anni Duemila con le applicazioni mobili: non legarsi a un singolo dispositivo, ma creare software trasversale.

La scommessa

I primi casi d’uso sono già in campo: dalla sicurezza, con un progetto sviluppato con Vigilanza Group di Brescia, alla logistica e al controllo in Lussemburgo con Vodafone, fino all’hospitality e alla reception per una Big Four, collegata alla piattaforma HR. La scommessa è quindi più ampia della robotica. Gulliver punta a integrare AI, robot, dati e software nei processi aziendali, rafforzando le proprie attività tradizionali e aprendo nuovi mercati. «Il robot, da solo, non è la soluzione», dice Capoferri. «Diventa realmente utile quando viene collegato ai processi aziendali, ai dati, all’Intelligenza Artificiale e ai sistemi software».

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