Crisi Bresciangrana: pronto il bando per l’affitto di ramo d’azienda

La decisione della società arriva dopo la mancata proroga dello «scudo patrimoniale» da parte del Tribunale
Erminio Bissolotti, Flavio Archetti
Forme di Grana Padano
Forme di Grana Padano

La ristrutturazione di Bresciangrana e il collegato piano di risanamento dell’azienda di Cignano proseguiranno senza più lo «scudo patrimoniale» del Tribunale di Brescia, che in altre parole «proteggeva» la società da pignoramenti e ingiunzioni di pagamento. Lo ha annunciato ieri l’amministratore delegato Serena Maurutto, puntualizzando in una nota che nel frattempo «l’attività d’impresa proseguirà regolarmente anche nell’interesse dei creditori, così come l’attività dei consulenti finalizzata alla redazione e attestazione del piano concordatario, che sarà depositato come previsto entro fine ottobre».

Rassicurazioni che non sono bastate a placare le reazioni dei sindacati. «A seguito della notizia della reiezione della procedura da parte del Tribunale di Brescia il quadro per lo storico sito produttivo di Cignano si fa ancora più critico – riportano in una nota congiunta i rappresentanti di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil –. Dopo mesi di incontri che si sono rivelati inconcludenti, denunciamo una situazione di gravissima emergenza sociale e industriale che minaccia direttamente il futuro di 66 famiglie». Anche per questo motivo, le tre sigle hanno proclamato lo stato di agitazione.

Il punto

La crisi di Bresciangrana è stata formalizzata nell’agosto di un anno fa, quando la società aveva depositato istanza per la nomina di un esperto nella gestione della sua «delicata» condizione finanziaria. Già in quell’occasione la società di Cignano aveva chiesto al Tribunale cittadino la copertura dello scudo patrimoniale. Il giugno scorso, però, una volta preso atto del mancato accordo con alcuni creditori (gli allevatori che conferiscono il latte), il presidente di Bresciangrana Lorenzo Caligari ha concordato con i suoi soci di presentare una nuova domanda di accesso agli strumenti di regolazione della crisi, riservandosi di depositare in un secondo momento la proposta concordataria, con il relativo piano di risanamento aziendale (il debito pendente è di oltre 70 milioni) e gli eventuali accordi con i creditori.

Il Tribunale ha concesso a Bresciangrana sessanta giorni di tempo per realizzare quest’operazione avvalendosi dello scudo patrimoniale, che in realtà è risultato efficace fino a mercoledì 30 settembre, come ha confermato ieri la società casearia.

«Domani (oggi per chi legge, ndr) sarà pubblicato il bando per l’affitto dell’azienda - annuncia Maurutto - cui seguirà, in costanza di procedura, la cessione della stessa, a miglior tutela di fornitori e clienti. Nonostante la mancata proroga dello scudo patrimoniale da parte del Tribunale - continua - sono abbastanza soddisfatta dei passa avanti che abbiamo fatto in termini di recupero dell’attività e risanamento finanziario. La nostra posizione debitoria non è irreversibile, entro fine ottobre presenteremo il piano concordatario».

Bresciangrana è assistita dall’avvocato Stefano Ambrosini, che come Maurutto ha confermato il pagamento degli stipendi («a breve anche della quattordicesima» ipse dixit) e la manifestazione d’interesse per l’azienda di Cignano avanzata da due cordate italiane del settore. «È fra l’altro imminente l’apertura, da parte di Regione Lombardia, di un tavolo di crisi, volto a garantire per quanto possibile la filiera produttiva collegata a Bresciangrana», anticipa l’ad. L’appuntamento è fissato per il 15 ottobre.

Lo scenario

La presa di posizione di Maurutto cozza però con quella delle organizzazioni sindacali, che in un comunicato unitario parlano di «situazione precipitata drammaticamente». Per Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil le prospettive di continuità aziendale sarebbero venute meno perché a pesare sulla Bresciangrana vi sarebbe anche il fermo produttivo provocato dal guasto all’impianto di depurazione, che necessiterebbe di almeno sei mesi per essere messo a norma e in sicurezza, smentendo le promesse aziendali di ripristino in 40 giorni. A tal riguardo, ieri Maurutto ha assicurato che i tecnici di A2A si sono già messi all’opera, stimando «un riavvio dell’impianto entro fine anno».

Per i sindacati, inoltre, la reiezione della procedura da parte del Tribunale aggraverebbe la posizione dei dipendenti, innescando preoccupazioni sulla possibilità tecnica e normativa di accedere agli ammortizzatori sociali, incluse la cassa integrazione per cessata attività con pagamento diretto dell’Inps, resa indispensabile dalla mancanza di liquidità da parte dell’azienda. Di tutte queste questioni, sindacati e proprietà discuteranno oggi in un incontro programmato a Cignano, a cui seguirà un’assemblea con i lavoratori.

La crisi di Brasciangrana dura da più di un anno, ma si è fatta particolarmente grave a inizio di agosto, quando l’azienda ha comunicato che avrebbe smesso di ritirare il latte (circa 1.200 quintali al giorno) dalla quarantina di stalle bresciane che lo conferivano. Pochi giorni dopo, il ritiro del latte è comunque ripreso, a un prezzo «ribassato» da 46 a 36 centesimi al litro. Uno «sconto» che aveva suscitato la perplessità dei produttori, delle associazioni di categoria e dell’assessorato all’Agricoltura regionale.

«Regione Lombardia sta seguendo con molta attenzione l’evoluzione di Bresciangrana – commenta l’assessore Alessandro Beduschi –. Prendiamo atto che sulla società si è acceso l’interesse di diverse realtà imprenditoriali per un eventuale affitto di ramo d’azienda. Dovrà essere difesa la posizione dei produttori di latte e il loro legittimo diritto affinché la materia prima consegnata dai 40 allevatori a Bresciangrana sia adeguatamente pagata, secondo il mercato. In caso contrario, ci ritroveremmo di fronte una situazione insostenibile per le imprese agricole, le loro famiglie, il sistema produttivo del Grana Padano».

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