Fondo pensione: quando conviene farlo e a chi

Il fondo pensione non è solo uno strumento per integrare la pensione, ma porta con sé anche benefici di natura fiscale. Si dovrebbe poi parlare di «fondi» pensione, perché non ne esiste solo un tipo. La legge di Bilancio, infine, ha introdotto delle importanti novità, in particolare per i lavoratori dipendenti del settore privato. La data da segnare sul calendario, a questo proposito, è il 1° luglio 2026. Per fare il punto su questo sistema di previdenza abbiamo chiesto al direttore del patronato Acli di Brescia Fabio Raggi di spiegarcene nel dettaglio il funzionamento.
Direttore, come funzionano i fondi pensione?
Il fondo pensione costituisce, per così dire, il secondo pilastro del nostro sistema previdenziale. Il primo pilastro è la previdenza pubblica, quella alimentata dai contributi che si versano durante gli anni lavorativi e che è garantita dall’assicurazione generale obbligatoria. I fondi pensione invece hanno l’obiettivo di integrare la pensione futura che verrà erogata dal sistema previdenziale pubblico: vengono alimentati con il Tfr e anche con dei versamenti aggiuntivi da parte del lavoratore e, in alcuni casi, anche dell’azienda.
Quanti tipi di fondo pensione esistono?
Principalmente tre. Ci sono i fondi chiusi, i fondi aperti e i piani individuali pensionistici (Pip). I fondi chiusi sono quelli che vengono previsti da accordi contrattuali e generalmente poggiano su un contratto nazionale di lavoro. Oltre che dal Tfr del lavoratore, sono anche alimentati da una contribuzione aggiuntiva stabilita dagli accordi di istituzione del fondo, che viene trattenuta in busta paga al lavoratore ma anche aggiunta dall’azienda. I fondi aperti invece non si basano generalmente su contratti nazionali di riferimento e sono costituiti, per esempio, dagli istituti bancari o assicurativi. I piani individuali pensionistici, infine, sono quelli che usualmente vengono proposti dalle compagnie assicurative.
A chi conviene farlo e perché?
I benefici dell’avere un fondo pensione sono due. Il primo beneficio è di medio-lungo respiro: integrare la futura pensione. L’altro invece può essere anche immediato e consiste in vantaggi di natura fiscale. Vediamo in cosa consistono. Innanzitutto, i versamenti che si fanno a questi fondi di previdenza complementare sono deducibili annualmente e quindi possono essere recuperati con la deducibilità in dichiarazione dei redditi.
Un altro beneficio fiscale consiste nella tassazione agevolata. Generalmente quando si arriva a chiusura del rapporto di lavoro, con il Tfr erogato dall’azienda, viene applicata una tassazione alla fonte pari al 23%, che poi viene verificata nell’arco dei cinque anni successivi dall’Agenzia delle Entrate. Invece le erogazioni che vengono effettuate da questi fondi di previdenza complementare, che siano in forma di riscatto o di rendita, hanno una tassazione agevolata che generalmente parte dal 15% e che può essere ridotta fino al massimo del 9%, con una riduzione progressiva dello 0,3% all’anno a partire dagli anni successivi al quindicesimo di adesione.
L’ultima legge di bilancio ha introdotto delle novità per i fondi pensione?
Sì, ma riguardano principalmente i lavoratori dipendenti del settore privato e non quelli del pubblico. Sono esclusi anche i lavoratori domestici del privato. Le principali novità riguardano innanzitutto i lavoratori di prima assunzione in assoluto, coloro che verranno assunti per la prima volta come dipendenti nel settore privato dal 1° luglio del 2026. Per loro è prevista l’adesione automatica al fondo di previdenza complementare e avranno eventualmente facoltà entro 60 giorni di rinunciare al conferimento del proprio Tfr al fondo. In alcuni casi, se il fondo lo prevede, avranno la possibilità di stabilire, sempre entro 60 giorni, se versare tutto il Tfr al 100% o invece una percentuale dal 50% in su.
Ma ci sono novità anche per coloro invece che non sono di prima assunzione. Dal 1° luglio 2026 il datore di lavoro sarà obbligato a verificare se nei contratti precedenti il dipendente abbia aderito o meno ad un fondo di previdenza complementare: se lo hanno fatto, il lavoratore avrà facoltà, entro 60 giorni, di stabilire se proseguire con l’adesione al fondo di previdenza complementare o se rinunciare e lasciare il Tfr in azienda. Per i dipendenti che non hanno mai aderito a fondi di previdenza complementare, bisognerà capire invece come verranno declinate le regole, però in questo caso non dovrebbe esserci un’adesione automatica: quindi a quel punto il Tfr dovrebbe rimanere in automatico in azienda se non esprimono alcuna facoltà di adesione.
Ci sono altre misure di recente introduzione?
Sì. Sempre dal 1° luglio 2026 coloro che hanno già aderito a un fondo di previdenza complementare da almeno due anni possono passare senza alcuna limitazione da un fondo di previdenza complementare a un altro. Inoltre, sono state introdotti tre nuovi tipi di rendita. La pensione integrativa viene infatti espressa sotto forma di rendita vitalizia, ma adesso oltre a questa vengono introdotte altre tre tipologie.
Una è chiamata «rendita a durata definita», calcolata in base alla speranza di vita residua: posso quindi decidere di richiedere questa rendita a durata definita sulla base della mia speranza di vita stabilita dall’Istat nel momento in cui vado in pensione.
La seconda tipologia è quella dei prelievi liberamente determinabili sulla rendita a durata definita: in base alla speranza di vita che ho davanti posso poi scegliere in quell’arco di tempo di fare dei prelievi su quella rendita ogni volta che ne abbia necessità. L’ultima tipologia nuova è la rendita frazionata del montante accumulato nel fondo pensionistico, una rendita che però deve durare per un periodo non inferiore ai 5 anni. Infine, un’altra novità: è stata abrogata una previsione normativa contenuta nella legge di Bilancio precedente, per il 2025, che non però ha mai trovato una traduzione con il decreto attuativo. Stabiliva la possibilità per coloro che non hanno contributi prima del 1996, che rientrano nel contributivo puro, di utilizzare la previdenza complementare per raggiungere gli importi soglia di pensione per andare in pensione.
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