Per il settimo trimestre consecutivo, l’export del made in Brescia riporta un segno positivo. Nei primi sei mesi di quest’anno, i flussi commerciali dalla nostra provincia verso l’estero (per un valore di 10,65 miliardi, siamo la sesta provincia italiana) registrano una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato Istat, elaborato dal Centro studi di Confindustria Brescia, risulta comunque inferiore rispetto all’andamento regionale (+3,5%) e nazionale (+4,5%).
«Guardiamo tuttavia a questi dati con prudenza - spiega la vicepresidente di Confindustria Brescia, Maria Chiara Franceschetti -: le vendite in Unione Europea trainano l’andamento complessivo del Made in Brescia, ma le recentissime notizie di politica monetaria non sono incoraggianti. L’aumento dei tassi da parte della Bce al 2,5% va tenuto in forte considerazione: potrebbe infatti rallentare la propensione agli investimenti delle nostre imprese in asset che richiedono impegni finanziari».

Il trend dell’export «restituisce l’immagine di un sistema manifatturiero bresciano solido, sostenuto da un secondo trimestre particolarmente positivo (+4,12%) - concorda il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua -. Il dato, comunque, va letto con attenzione: l’intera crescita delle vendite all’estero è concentrata nell’Unione Europea, mentre fuori dai confini comunitari registriamo una situazione più complessa, con arretramenti non solo negli Stati Uniti, ma anche in diverse aree dell’Asia, dell’Africa e dell’America centro-meridionale. La capacità delle imprese bresciane di mantenere competitività in questo scenario resta un elemento di forza, ma non può essere data per scontata».
Il punto
In effetti, anche nel secondo trimestre di quest’anno il valore delle esportazioni bresciane (pari a 5,52 miliardi) osserva una crescita rispetto al periodo aprile-giugno del 2025 (+4,1%), mostrando «una decisa accelerazione» rispetto a quanto rilevato nei due trimestri precedenti. Ciò nonostante, sottolineano da Confindustria Brescia, anche in questo caso, la dinamica provinciale risulta meno intensa di quella lombarda (+6,9%) e italiana (+7,7%).
I principali mercati di destinazione dell’export bresciano, si rilevano, nei primi sei mesi dell’anno, andamenti piuttosto diversificati. In particolare, va segnalato il contributo fornito dall’Ue (+6,5%), mercato che intercetta poco più del 66% delle merci vendute all’estero da parte delle imprese bresciane. Al suo interno, vanno rimarcati i buoni risultati realizzati nei confronti della Germania (+4,7%), Francia (+4,0%) e Spagna (+8,5%). Al di fuori del Vecchio Continente, spicca la crescita del mercato cinese (+6,7%), a fronte della flessione rilevata per quello indiano (-26,8%).
Nonostante la diffusa incertezza sui mercati, il nostro comparto manifatturiero dimostra dunque un’ottima tenuta. A tal riguardo, vanno considerati il forte recupero degli scambi internazionali (+5,5% nei primi sei mesi, in termini di volumi) e l’imponente incremento delle quotazioni dei principali metalli industriali utilizzati nei processi produttivi del made in Brescia, in particolare rame (+38,7%) e alluminio (+33,1%). Va inoltre ricordato il forte apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (+6,8%), che si è inevitabilmente riverberato sul cambio effettivo nominale (+3,3%), indicatore che sintetizza l’equilibrio della divisa unica nei confronti delle principali valute estere: ciò ha contribuito a rendere meno competitive le nostre merci sui mercati extra comunitari.
Lo scenario
«Allargando lo sguardo fuori dal continente, vanno tenuti sotto attenzione anche i numeri in contrazione degli Stati Uniti e dell’Asia nel suo complesso - puntualizza Franceschetti -. Si tratta di due quadranti geografici che, insieme, costituiscono quasi un quinto dell’export bresciano e che, proprio per questo motivo, non possiamo permetterci di trascurare». Preoccupazioni condivise da Cordua: «Le tensioni geopolitiche continuano a incidere sulle rotte commerciali e a mantenere elevata l’instabilità dei prezzi energetici - continua il leader di Confapi Brescia -, che rappresentano un costo strutturale particolarmente gravoso per le Pmi. A questo si aggiunge il costo del denaro, che rende più selettivo l’accesso al credito e rischia di frenare gli investimenti di medio-lungo periodo, proprio mentre digitalizzazione e transizione industriale sono indispensabili per rafforzare la competitività sui mercati internazionali. Servono interventi strutturali sul costo dell’energia e strumenti di credito accessibili e sostenibili per consentire alle Pmi di continuare a investire e affrontare con maggiore solidità una fase economica e geopolitica ancora incerta».
Bilancia commerciale
Per quanto riguarda le importazioni, nel periodo aprile-giugno esse sono state pari a 3.408 milioni (+2,9% tendenziale), mentre nell’intero primo semestre hanno raggiunto la cifra di 6.546 milioni (in aumento dell’1,0% sul 2025). A seguito di tali evoluzioni, il saldo commerciale generato a Brescia e provincia ammonta a 4.105 milioni (in aumento rispetto ai +3.912 dell’anno scorso).




