Economia

Made in Brescia, l’export nel 2025 fa +1,8% e vale 20,3 miliardi

Le esportazioni sono tornate a crescere interrompendo una lunga fase di stagnazione. In calo l’export negli Usa, cresce quello europeo. Nella classifica delle province italiane Brescia si attesta al settimo posto
Nel 2025 cresce l'export bresciano - © www.giornaledibrescia.it
Nel 2025 cresce l'export bresciano - © www.giornaledibrescia.it
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Tra dazi americani, instabilità dei prezzi delle materie prime e costo dell’energia, il Made in Brescia riesce comunque ad alzare la testa. Nel 2025 le esportazioni sono tornate a crescere e hanno toccato quota 20,35 miliardi (+1,8%), interrompendo una lunga fase di stagnazione. Ma la ripresa è ancora fragile e non basta a evitare l’arretramento della nostra provincia nella classifica italiana dell’export, dove scivoliamo al settimo posto. La dinamica registrata a Brescia è in linea con la media lombarda (anche qui la crescita è dell’1,8%), ma risulta inferiore a quanto sperimentato a livello nazionale (+3,3%).

Un risultato che conferma la capacità di resilienza di una manifattura altamente specializzata ed  internazionalizzata, ma anche le difficoltà a restare competitivi in un mercato globale sempre più complicato.

Calano gli Usa, cresce l’Unione Europea

I dati Istat, elaborati dal Centro Studi di Confindustria Brescia e dal Centro Studi Confapi Brescia mostrano come l’andamento dell’export del 2025 sia stato inevitabilmente segnato dalla svolta protezionistica avviata dal presidente Donald Trump e dal forte apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (+4,4%).

Il calo registrato negli Stati Uniti - che ricordiamo resta la terza destinazione del made in Brescia - è pari al 4,7% a 1.498 milioni. Deboli anche le esportazioni verso l’America centro-meridionale (circa 481 milioni; -8,8%) e verso l’Africa (607 milioni; -3,8%). In evidente calo le esportazioni verso la Russia -30,3% a 103 milioni.

Prosegue invece la crescita dell’export verso l’Asia, che raggiunge circa 2,3 miliardi di euro (+4,9%). In calo le vendite verso la Cina (451 milioni nel 2025, contro i 484 del 2024, ma sopra i 406 del 2023), mentre si rafforza con decisione il mercato indiano, a 287 milioni (+19,6%).

Crescono le vendite all’interno dell’Unione Europea (+2,1%) raggiungendo un totale di 12,6 miliardi grazie alla ripresa della Germania (+2,3% a 3.513 milioni) e, in misura minore, della Francia (+0,9% 2.067). Nel Vecchio Continente, ma al di fuori dell’Ue, si segnala il forte sviluppo dell’export verso il Regno Unito (+26,6% a 910 mln).

Crescono le importazioni che si attestano a 12,45 miliardi (+6,8%). Anche qui si segnala il crollo degli Usa (-33,9%), passati da 222 milioni del 2024 ai 147 del 2025. Infine l’avanzo commerciale resta positivo, pari a 7,89 miliardi, ma in diminuzione di circa 430 milioni.

Le preoccupazioni per la guerra nel Golfo

La guerra nel Golfo e le tensioni in Medio Oriente aprono scenari di forte incertezza. «Il problema non sono solo le ricadute dirette sull'export nell'area, ma anche le difficoltà logistiche, il rischio di blocchi nelle rotte commerciali e, soprattutto, la possibile impennata dei costi energetici», spiega il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua. Che sottolinea il nodo della logistica: «Le prime difficoltà nei trasporti e nelle catene di approvvigionamento stanno già emergendo e rischiano di tradursi in rallentamenti concreti delle esportazioni».

Il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua - © www.giornaledibrescia.it
Il presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua - © www.giornaledibrescia.it

Secondo le stime più recenti, il conflitto mette a rischio fino a quasi 20 miliardi di export italiano verso i Paesi dell’area, con valutazioni che arrivano a sfiorare i 28 miliardi considerando l’intero Medio Oriente. Cordua sottolinea anche il nodo della logistica: «Le prime difficoltà nei trasporti e nelle catene di approvvigionamento stanno già emergendo e rischiano di tradursi in rallentamenti concreti delle esportazioni».

A questo si aggiunge il tema centrale dei costi energetici: «Sul fronte dell’energia partivamo già da una situazione di forte criticità prima dello scoppio del conflitto. Le tensioni legate alla guerra rischiano ora di aggravare ulteriormente il quadro, con ripercussioni dirette sui costi sostenuti dalle imprese. La preoccupazione è concreta, soprattutto per un tessuto produttivo come quello bresciano. Auspichiamo, quindi, grande attenzione da parte del Governo e dell’Unione europea, affinché questa fase di instabilità non si traduca in un nuovo shock energetico capace di mettere sotto pressione la competitività delle nostre aziende».

Sulla stessa linea la vice presidente di Confindustria Brescia, Maria Chiara Franceschetti: «I dati non incorporano gli effetti delle tensioni internazionali più recenti. Quanto sta accadendo nel Golfo Persico introduce elementi di forte incertezza per il commercio globale e per gli equilibri delle catene logistiche ed energetiche, che potrebbero riflettersi sulle nostre esportazioni».

Per la vicepresidente «sarà fondamentale osservare con attenzione i dati dei prossimi mesi, che restituiranno un quadro più aggiornato dell’impatto della nuova fase geopolitica sull’export bresciano».

La vice presidente di Confindustria Brescia, Maria Chiara Franceschetti - © www.giornaledibrescia.it
La vice presidente di Confindustria Brescia, Maria Chiara Franceschetti - © www.giornaledibrescia.it

Per la vice presidente di Confindustria Brescia il quadro bresciano che emerge dai dati è quello di «una crescita complessivamente positiva rispetto all’anno precedente. I segnali di rallentamento nella parte finale dell’anno mostrano una dinamica meno brillante rispetto a quella registrata a livello regionale e nazionale. I mercati europei continuano a rappresentare il principale punto di stabilità per il sistema produttivo bresciano, mentre altre destinazioni mostrano una maggiore volatilità, legata anche alle tensioni commerciali internazionali.

Resta da monitorare con attenzione l’evoluzione di alcuni mercati emergenti, collocati geograficamente nell’area del Golfo Persico, che negli ultimi mesi avevano mostrato segnali di dinamismo ma che potrebbero essere tra i più esposti alla conseguenza di tale crisi. Per questo sarà fondamentale osservare con attenzione i dati dei prossimi mesi, che restituiranno un quadro più aggiornato dell’impatto della nuova fase geopolitica sull’export bresciano».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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