Dati, tecnologia e sostenibilità sono la triade che sta guidando l’agricoltura italiana verso nuovi modelli produttivi. Nei campi si sta infatti consumando una piccola/grande rivoluzione fatta di sensori e analisi statistiche, grafici, prodotti innovativi e droni. Proprio questi ultimi sono diventati uno strumento importante, in alcuni casi imprescindibile, per gli agricoltori, agendo laddove le macchine tradizionali non possono arrivare, non solo fisicamente.
«Per poter operare con i droni è necessario essere registrati come operatori: mentre il pilota si limita a guidare il velivolo, l’operatore ha la responsabilità complessiva dell’attività, un po’ come accade nelle compagnie aeree» spiega Antonio Vigoni, ceo di Agridroni, società specializzata proprio nell’uso degli Uav (Unmanned aerial vehicle) in ambito agricolo.
Tecnologia
«Nasco specializzato nella cura e realizzazione di tappeti erbosi sportivi, attraverso l’azienda Sport Turf Consulting – racconta Vigoni –. Nel 2013, con l’arrivo dei primi droni, la curiosità ha preso il sopravvento: ho iniziato a studiarli, costruirli e configurarli. Ho ottenuto la certificazione di operatore e unito così le mie due passioni, l’agricoltura e la tecnologia».

Nasce in questo contesto Agridroni, con sede a Rescaldina nel Milanese ma operante specialmente nei campi della provincia di Brescia. Come detto per poter lavorare coi droni serve una specifica iscrizione. «Dal 2019, con l’entrata in vigore della normativa europea, non si valuta più l’uso dei droni in base al tipo di operazione ma alla pericolosità del volo, che è diventata il criterio discriminante – racconta Vigoni –. L’operatore può gestire più piloti e più droni, coordinando sicurezza e autorizzazioni richieste da Enac (l’Ente nazionale per l'aviazione civile ndr), anche se in alcuni casi le due figure coincidono. E questo vale per me: sono sia pilota sia operatore».
Dove lavora
I principali ambiti di intervento sono due. Il primo riguarda voli di mappatura a fini scientifici, avendo Agridroni già con università e centri di ricerca come il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) di Treviglio, Bergamo, Lodi e Arezzo, oltre agli atenei di Milano e Piacenza. «Grazie ai velivoli è possibile monitorare malattie sulle colture, stimare la biomassa degli alberi, per esempio i pioppi, o valutare il vigore vegetativo delle piante – dice –. Ma non basta avere il drone: serve esperienza per interpretare correttamente i dati e tradurli in indicazioni utili».

Il secondo ambito riguarda invece trattamenti biologici sulle colture, con insetti antagonisti come il Trichogramma brassicae per contrastare la piralide del mais, «poiché l’uso dei fitofarmaci è ancora vietato – precisa Vigoni –, nonostante in Italia sia stata approvata un’apposita legge: allo stato attuale mancano però i decreti attuativi». Gli Uav consentono anche concimazioni, soprattutto quando il terreno non permette l’uso di trattori.
Costi
Attualmente i droni agricoli vanno dai 60 ai 160 chilogrammi di peso, «ben lontani dall’essere semplici giocattoli». Un modello base senza accessori costa attorno ai 20-25 mila euro, «ma a questa cifra va aggiunto tutto il necessario per il loro utilizzo: furgoni per il trasporto, attrezzature varie, come per esempio le camere, e manutenzione – afferma il professionista –. Esistono poi modelli con serbatoi fino a 100 litri, che richiedono ricariche frequenti e competenze organizzative non trascurabili per operare in sicurezza ed efficienza».

Futuro
Sicurezza ed efficienza sono le parole chiave quando si parla di questo neonato lavoro, «sebbene non tutti operino nel rispetto delle regole – chiosa Vigoni –. Il settore ha grande potenziale ma le norme troppo stringenti ne limitano lo sviluppo: si valuta che circa l’80% degli utilizzatori - probabilmente una cifra sottostimata - operi in modo abusivo. Per volare legalmente servono infatti autorizzazioni specifiche, con le aziende che le hanno ottenute che sono consultabili su un’apposita pagina online dell’Enac».
I droni hanno quindi smesso da tempo di essere solo strumenti ludici, o poco più, e sono diventati elementi di supporto quotidiano e strategico in molte attività. «Se utilizzati in modo irresponsabile o scorretto possono però provocare danni importanti, come interruzioni di linee ferroviarie ad alta velocità o del traffico aereo per voli troppo vicini agli aeroporti». E questi non sono esempi casuali ma fatti di cronaca reali. Tutti italiani.




