Nel primo trimestre 2026, Brescia lascia sul campo il 22% nella compravendita di capannoni. Un calo significativo, tra i più alti assieme a Varese, nella classifica delle dodici province con la maggiore numerosità di stock di immobili a destinazione produttiva. Il dato si evince dal nuovo report trimestrale sulle compravendite di immobili per l’impresa diffuso dall’Agenzia delle Entrate.
Nei primi tre mesi dell’anno, gli scambi di capannoni subiscono una diminuzione prossima al 6% su scala nazionale, con specificità relative alle varie realtà locali (Roma, per esempio, esibisce invece un picco di compravendite, il 58,5% in più su base annua). Si registrano flessioni in tutte le aree del Paese, in particolare al Sud, dove il decremento raggiunge l’11%, e nelle Isole, in calo del 20,6% in confronto allo stesso periodo del 2025: fattore riconducibile anche al rallentamento delle operazioni di sviluppo, penalizzate dal forte rincaro delle materie prime.
Sotto la lente
Nelle aree del Nord Est e del Centro, le compravendite scendono rispettivamente del 5% e del 9%, mentre al Nord Ovest la variazione al ribasso è più contenuta, sotto l’1%. La contrazione dei volumi si concentra soprattutto nei comuni capoluogo, che perdono oltre il 22% (come il caso appunto di Brescia), mentre nei comuni non capoluogo, che rappresentano la quota prevalente del mercato, si riduce circa del 2%.
Un quadro comunque composito, oggetto di una elaborazione da parte dell’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa. In generale, i dati mettono in evidenza una crescita del segmento degli uffici, +1,2% (3.127 il volume rispetto a 3.091 del primo trimestre 2025), a fronte di una contrazione degli scambi nei comparti produttivo e commerciale. Dopo le difficoltà registrate negli anni scorsi, è rilevata una ripresa degli acquisti nel settore, confermata anche dalle agenzie Tecnocasa, che segnalano un interesse più marcato sia da parte degli investitori, sia degli utilizzatori diretti.
La tendenza
L’acquisto di uffici è spesso finalizzato al cambio d’uso in residenziale, una pratica sempre più diffusa soprattutto nelle grandi città (le più dinamiche in tal senso sono state Genova con +48,2% e Milano con +25,1%), dove ci sono immobili inutilizzati e l’offerta abitativa risulta limitata.
Calano le compravendite di immobili ad uso produttivo (3.616 contro 3.837 del primo trimestre 2025) ed anche gli immobili a uso commerciale segnano una battuta d’arresto, con una flessione del -2,1% (10.873 verso 11.109) e un andamento più penalizzante nei comuni capoluogo (-5,2%). Nonostante il calo, il negozio -sottolinea una nota di Tecnocasa – continua a rappresentare un investimento immobiliare interessante, soprattutto quando viene acquistato con rendimenti intorno al 9-10% annuo lordo oppure con la possibilità di procedere a un cambio d’uso in residenziale o in box.
Dando uno sguardo poi al Rapporto immobiliare 2026 dell’Agenzia delle Entrate, contenente una sintesi dell’andamento del mercato 2025 per gli immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva, Milano è in assoluto la provincia con il numero più alto di unità immobiliari a destinazione produttiva compravendute (più di 1.300) cui seguono le province di Torino (Ntn 865), Brescia e Bergamo (Ntn 708). Con riferimento alle quotazioni medie, però, in termini di variazione sull’annualità precedente, la perdita maggiore si osserva proprio nella provincia di Milano (-4,2%), seguita da quella di Brescia (-3,6%).



