Città e provincia perdono negozi di vicinato a tutta forza, con i numeri più negativi di tutta la Lombardia e tra i peggiori d’Italia. Come rilevato da Nomisma, negli ultimi dieci anni, a Brescia il numero di vetrine attive nel piccolo commercio e i valori immobiliari hanno fatto continui passi indietro.
Brescia
Se per il periodo 2015-2025 in Lombardia emerge una situazione sempre più impoverita per chiusura e sparizione di 12.978 negozi, nel Bresciano le saracinesche abbassate e mai più rialzate sono 3.172, un numero largamente superiore a quello di ogni altra provincia lombarda che segue, tra Bergamo a -1.840, Varese -1.602, Mantova -1.412 e Pavia -1.237.
In termini percentuali Brescia non è il fanalino di coda della Lombardia, in cui l’ammanco peggiore è quello mantovano a -19,9%, ma è comunque la seconda provincia più impoverita, con una discesa del 13,7%, peggio dei cugini bergamaschi (-10,3%), lontanissima dalla resistenza dei milanesi (-1,3%) e distante anche dalla media lombarda (-7,8%).
Il quadro
Una debacle così vistosa non poteva che riflettersi sul valore degli immobili commerciali, che mediamente tra capoluogo e provincia hanno perso il 7,5%, un ammanco migliore di quello di altre province come Lodi e Mantova (-12%), o Como (-11,5%), in linea con quello di Milano (-7%) e sempre comunque peggiore della media regionale (-5,1%).

Diametralmente opposto il discorso sul valore degli affitti, cresciuti ovunque, con Brescia però ancora una volta all'ultimo posto regionale con un rialzo complessivo del 4,9%, contro il +27,2% di Bergamo, il +23,1 di Varese, il +19,4% di Lecco, il +18,3% di Monza e Brianza e il +16,1% di Milano, con la media lombarda che ha fatto +16%. Uno dei pochi motivi per sorridere arriva dall’aumento del numero degli addetti del commercio al dettaglio, in Lombardia negli ultimi dieci anni cresciuti di quasi 78.500 unità e nel 2025 arrivati a quota 452.000.
In questo segmento la variazione positiva per Brescia e provincia è stata di 7.566 persone e di 14,7 punti percentuali, inferiore comunque alla media lombarda (78.480 addetti e +21%) e sia all'andamento di Milano (37.713 addetti e +27,3%) che di Bergamo (10.165 addetti e +26,4%).
La tendenza
Come emerso dalle considerazioni degli esperti di Nomisma, le dinamiche tra alti e bassi dipendono dal settore di attività. Se infatti il commercio di prossimità è il più colpito, la ristorazione è in espansione e si conferma il comparto più dinamico.
Le perdite per i negozi di vicinato riguardano in particolare i settori di cultura e svago, e di tessile, abbigliamento e accessori, in calo sia per numero di esercizi sia di addetti allo stesso modo di altri comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi arrivano dal commercio di articoli per l’edilizia e dalla cura della persona.
A livello nazionale nell’ultimo decennio si sono invece persi 86.000 negozi e il 6,7% della dotazione. L’area del Paese che ha mostrato una migliore tenuta è il sud, con città come Trapani, Crotone e Napoli capaci di fare +7,8%, +7% e +4,6%. Al contrario la contrazione più accentuata si è manifestata nelle province di Ancona (-21,3%), Pesaro-Urbino (-20%), Mantova (-19,9), Macerata (-19,4%), Rovigo (-19%) e Belluno (-18,5%). A eccezione di Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%), tutte le città metropolitane sono in flessione, particolarmente significativa a Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%), Bologna (-8,3%) e Genova (-7,9%).


