Economia

Casa: la domanda cresce, ma i tempi troppo lunghi frenano l’offerta

Nel corso dell’assemblea di Ance Brescia, il presidente Deldossi lancia l’ennesimo appello alla semplificazione e promuove il Piano nazionale
Barbara Fenotti

«La casa è un’infrastruttura sociale». Il presidente di Ance Brescia Massimo Angelo Deldossi sceglie una formula netta per aprire l’assemblea dei costruttori edili e spostare il tema fuori dai confini dell’edilizia. Perché oggi l’abitare non riguarda soltanto metri quadri e cantieri: include anche temi come lavoro, welfare, sviluppo urbano e coesione sociale. E soprattutto una domanda: chi potrà ancora permettersi di vivere nelle città che crescono? Il rischio è quello di territori sempre più produttivi ma sempre meno abitabili.

Brescia lo vede nei numeri: tra il 2019 e il 2023 la popolazione è cresciuta dell’1% e, secondo le stime, entro il 2033 il capoluogo supererà i 205mila abitanti. Cambia anche la domanda: anziani soli, famiglie monogenitoriali, lavoratori in mobilità, giovani in cerca di soluzioni accessibili. Il fabbisogno supera i 5mila nuovi alloggi nei prossimi anni, mentre nel solo capoluogo esistono oltre 60mila abitazioni non pienamente utilizzate.

Il paradosso è qui: la domanda cresce, il patrimonio esiste, ma il sistema non riesce a trasformarlo. Per Deldossi il problema ha un nome preciso: «tempo». Tempo perso nelle procedure, nei pareri, nei passaggi amministrativi.

Il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi
Il presidente di Ance Brescia, Massimo Angelo Deldossi

Il punto

Secondo i dati Cresme oltre il 60% del tempo per realizzare una grande opera italiana si consuma prima dell’apertura del cantiere. Da qui la richiesta di piattaforme digitali uniche, e-permitting, silenzio-assenso e tempi certi. Ma anche un avvertimento: «Il Piano Casa non può ripetere il modello del Superbonus», cioè una stagione nella quale spesso «qualcuno ha guadagnato moltissimo senza costruire nulla, semplicemente intermediando carta».

Il Piano Casa nazionale, secondo Ance, è «un passo nella direzione giusta: punta sul recupero del patrimonio pubblico, housing sociale e partenariato pubblico-privato, anche se restano, però, nodi pesanti: semplificazioni per i grandi investimenti internazionali, equilibrio economico fragile e tempi attuativi incerti».

Carlo Cottarelli, Brescia assemblea Ance abitare casa , Brescia 23 Maggio 2026. Ph Fotolive Filippo Venezia
Carlo Cottarelli, Brescia assemblea Ance abitare casa , Brescia 23 Maggio 2026. Ph Fotolive Filippo Venezia

Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, ha ricordato che «nel Dopoguerra lo Stato affrontava direttamente l’emergenza abitativa, dal Piano Fanfani in poi. Oggi quel modello non è più sostenibile: costruisce il privato, ma una quota delle abitazioni viene destinata a prezzi calmierati. Il rischio è che quote troppo elevate blocchino tutto».

Priorità Ue

Da Bruxelles è intervenuto in videocollegamento il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, assicurando che «la casa è ormai una priorità europea, come dimostra il fatto che l’Unione ha già riprogrammato oltre 3,8 miliardi sul tema dell’abitare e guarda a rigenerazione urbana ed efficientamento energetico».

Tavola Rotonda con Raffaele Fitto, Brescia assemblea Ance abitare casa , Brescia 23 Maggio 2026. Ph Fotolive Filippo Venezia
Tavola Rotonda con Raffaele Fitto, Brescia assemblea Ance abitare casa , Brescia 23 Maggio 2026. Ph Fotolive Filippo Venezia

Il dibattito

Sul fronte nazionale il sottosegretario Alessandro Morelli ha rivendicato il valore politico del Piano Casa, ricordando come «per decenni il tema delle fasce intermedie non è stato affrontato. Il punto è aver istituzionalizzato il partenariato pubblico-privato dentro una norma stabile». E Brescia si propone come laboratorio. La sindaca Laura Castelletti ha rammentato il lavoro costruito insieme ad Ance e alla Fondazione Campus Edilizia, «un modello fondato su compartecipazione e corresponsabilità».

La prima cittadina ha ricordato come «Palazzo Loggia ha investito circa 48 milioni in nuovi alloggi sociali e rigenerazioni, ai quali si aggiungono 26 milioni per recuperare gli appartamenti comunali non abitabili». In parallelo il Comune lavora con Cassa depositi e prestiti a un progetto da 600 alloggi sull’ultima grande area comunale disponibile. «Le risorse, però, devono arrivare» ha avvertito la sindaca.

A riportare il confronto sulla dimensione sistemica è stato Ezio Micelli dello Iuav: «A una sfida sistemica si risponde con misure sistemiche: servono capitali pazienti, non finanza speculativa - se chiediamo rendimenti del 10 o del 12%, il sociale svanisce - strumenti urbanistici più efficaci e una nuova industria delle costruzioni». Anche per Giordana Ferri della Fondazione Housing Sociale «ridurre i costi significa ripensare tecnologie, processi e modelli abitativi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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