Il pacchetto del Piano casa annunciato dalla premier Giorgia Meloni ha suscitato diverse reazioni da parte delle Amministrazioni del territorio bresciano.
Rezzato
«Il decreto risponde a un’esigenza molto sentita non solo nelle grandi città, ma anche nei comuni a forte vocazione residenziale». Lo sostiene Luca Reboldi, sindaco di Rezzato, tra gli enti locali più popolosi con circa 13.600 abitanti.
«Tuttavia – afferma il primo cittadino – a un primo sguardo gli stanziamenti non paiono sufficienti. Soprattutto, conterà capire come e con quali modalità saranno assegnate queste risorse». A Rezzato i prezzi delle case nuove oscillano tra 2.600 e 3.300 euro al metro quadrato, con un’impennata significativa negli ultimi due anni, mentre gli affitti medi superano i 900 euro al mese, con picchi fino a 1.400.
«Sono cifre insostenibili per le famiglie del ceto medio, alle prese con stipendi penalizzati dal calo del potere d’acquisto. Servono interventi per favorire il canone calmierato – prosegue Reboldi –, ma mi domando se, per affrontare il problema delle tante case sfitte, sia sufficiente la norma che potrebbe favorire procedure più rapide per farle tornare sul mercato. A mio parere non basta».
Il sindaco cita poi il tema del recupero dell’edilizia residenziale pubblica: «A Rezzato ci sono 70 alloggi e con i fondi del Piano nazionale complementare ne saranno riqualificate 37, per una spesa di 5 milioni. Significa circa 135mila euro per appartamento: è evidente che servono più soldi». Per Reboldi è necessario anche rafforzare il fondo per la morosità incolpevole, che riguarda molte persone in difficoltà, anche temporanea. «Positiva la semplificazione delle pratiche per destinare il 70% degli alloggi con norme specifiche – conclude –, ma è necessario che ai Comuni sia salvaguardata la pianificazione. Oltre alle risorse, vanno chiariti gli aspetti chiave».

Desenzano
Patrimonio pubblico già recuperato, privati poco interessati a investire nell’edilizia convenzionata e una domanda che resta superiore all’offerta: è in questo scenario che Desenzano accoglie il Piano casa appena varato dal Governo.
Il ragionamento del sindaco, Guido Malinverno, parte dagli alloggi popolari: «Di inutilizzati, non ne abbiamo». Il piano si inserisce quindi in un contesto in cui, almeno sul fronte del recupero, il lavoro è già stato in gran parte portato avanti. Negli ultimi anni il Comune è intervenuto sul patrimonio esistente, dagli alloggi popolari agli immobili confiscati alla criminalità, oggi riutilizzati. Anche gli stabili che necessitavano di interventi sono stati recuperati, come nel caso di via Goito, dove sono stati investiti quasi 3 milioni per la riqualificare.

Il nodo, secondo Malinverno, è la nuova offerta: «Il problema non è il recupero, è costruire nuovo». Ed è qui che emergono le difficoltà, soprattutto sul fronte degli investimenti privati: «Con i prezzi calmierati non conviene investire: i margini si riducono troppo». Un tema che si riflette sugli strumenti urbanistici: «In alcuni piani attuativi sono previsti obblighi di edilizia convenzionata, ma restano fermi». Il risultato è che, anche dove ci sarebbero spazi, il mercato non si muove: «Ci vorrebbe un benefattore. Oppure che le case le costruisca lo Stato, come si faceva una volta con l’Aler».
In questo senso, anche il Piano casa potrebbe dare una mano concreta e, proprio per questo, viene accolto dal sindaco come un segnale positivo. «Ma – dice – anche costruendo 10, 20 o 100 nuovi alloggi non si risolve il problema, si aiuta una parte, ma il fabbisogno resta più ampio». Uno dei punti su cui interviene anche il Piano casa è l’housing sociale, ambito in cui il Comune rivendica già un ruolo attivo.



