Opinioni

Demografia in trasformazione: criticità e opportunità per il futuro

Il monitoraggio presentato nel rapporto di Fondazione Campus Edilizia. Il tema chiave è l’invecchiamento della popolazione che insieme al saldo naturale negativo sta generando una trasformazione della struttura demografica
Valerio Corradi

Valerio Corradi

Editorialista

Il tema chiave del monitoraggio dei territori delle valli bresciani riguarda l'invecchiamento della popolazione
Il tema chiave del monitoraggio dei territori delle valli bresciani riguarda l'invecchiamento della popolazione

Il monitoraggio delle tre valli bresciane presentato nel rapporto di Fondazione Campus Edilizia evidenzia una comune fragilità demografica e insediativa, visibile soprattutto se si comparano la Valcamonica, la Valsabbia e la Valtrompia con il resto della provincia di Brescia.

Al contempo, sul piano economico e sociale, emergono profili identitari differenziati, frutto di una combinazione di fattori locali. Un primo dato riguarda la stazionarietà della popolazione negli ultimi anni. Non vi è una generalizzata tendenza allo spopolamento tipica di altre fasi storiche e oggi in atto in altri territori, ma questo fenomeno, laddove presente, riguarda specifici micro-contesti che vanno comunque attenzionati. Sul piano generale, il tema chiave è piuttosto l’invecchiamento della popolazione che insieme al saldo naturale negativo sta generando una trasformazione della struttura demografica.

A questo si accompagna una contrazione significativa della componente giovanile: l’incidenza percentuale dei residenti sotto i 15 anni è diminuita di circa il 12% in tutte e tre le valli, con una riduzione di oltre due punti in dieci anni. Le proiezioni fino al 2033 suggeriscono un’accentuazione di questa tendenza. Il profilo demografico più fragile e polarizzato è quello dalla Valcamonica, la Valsabbia presenta una struttura intermedia con dinamiche divergenti al proprio interno, mentre la Valtrompia è il contesto dotato di maggiore resilienza.

Sul piano socio-economico le aree montane confermano una forte vocazione industriale, con oltre il 40%degli addetti impiegato nell’industria, contro poco più del 32% in provincia e meno di un quarto in Lombardia e in Italia.

L’altro settore trainante è quello delle costruzioni, che nelle valli raggiunge una quota di addetti più elevata rispetto agli altri territori, mentre il terziario privato risulta strutturalmente sottodimensionato. I servizi pubblici, infine, mantengono un peso leggermente inferiore alla media provinciale. I territori sono dunque attraversati da dinamiche simili ma nel loro intreccio queste danno luogo a sintesi locali piuttosto differenziate. Temi distintivi sono, ad esempio, la «doppia velocità» della Valsabbia, con dinamiche di tenuta nei Comuni meglio integrati e di indebolimento nei contesti più marginali, l’elevata polarizzazione interna della Valcamonica dovuta a una struttura demografica che presenta squilibri generazionali accentuati.

Infine, vi è il tema della connessione con i territori limitrofi ben restituito dalla Valtrompia che si presenta come il contesto dal più stretto legame col sistema economico provinciale. Tale rapporto sembra capace di attenuare gli effetti del declino naturale attraverso una maggiore mobilità e integrazione produttiva. La ricerca di una sostenibilità demografica e socio-economica delle tre valli dipenderà dalla capacità di trattenere la popolazione in età attiva e attrarre nuovi residenti. Negli ultimi dieci anni, il flusso migratorio internazionale ha contribuito a questo. Si tratta di sfide interdipendenti che riconducono anche alla questione della qualità dell’abitare in questi territori. Qualità che non dipende solo dall’offerta di opportunità lavorative e dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto ma anche dalla presenza di un welfare di prossimità efficace e dalla rigenerazione di un tessuto comunitario minuto che renda più vivo il legame degli abitanti col territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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