Economia

Caldo afoso e forti temporali: lo stress idrico anticipa la vendemmia

Dalla Franciacorta al Lugana, passando dalla Valcamonica e Capriano: viticoltori in stato di allerta si preparano a iniziare il raccolto
Valerio Pozzi
La nostra provincia conta circa 6.500 ettari di superficie vitata rivendicata a Doc e Ig
La nostra provincia conta circa 6.500 ettari di superficie vitata rivendicata a Doc e Ig

Non è allarme generalizzato ma forte osservazione perché le prossime settimane saranno decisive. Il calendario della vendemmia dipenderà, infatti, dall’evoluzione meteo di luglio ed inizio agosto, ma sarà probabilmente una vendemmia da interpretare vigneto per vigneto.

In alcune fasce di zone viticole gli ultimi temporali hanno portato un po’ di acqua riducendo lo stress idrico; non dappertutto però e piovuto quindi c’è stata un’alternanza di settimane con forte caldo con brevi interruzioni dovuti da temporali per fortuna non catastrofici. Tutto ciò potrebbe portare ad una vendemmia anticipata di 5-7 giorni rispetto allo scorso anno. È la (stretta) sintesi del quadro attuale della viticoltura bresciana che entra nella fase più delicata dell’anno sotto la pressione del grande caldo.

La panoramica

Nei vigneti della provincia, dalla Franciacorta al Lugana, dalla Valtenesi al Capriano del Colle, passando per Botticino e arrivando fino alla Valle Camonica, l’attenzione è tutta concentrata sulle prossime settimane.

«Le temperature elevate - spiega Simone Frusca di Coldiretti - possono accelerare la maturazione delle uve e, se prolungate, incidere sull’equilibrio della pianta. Il caldo sopra i 35 gradi può ridurre l’attività fotosintetica, favorire stress idrico e aumentare il rischio di scottature sui grappoli. A pesare non sono solo le massime diurne, ma anche le notti troppo calde, perché riducono l’escursione termica utile allo sviluppo di aromi, acidità e componenti nobili dell’uva. Per questo la vendemmia 2026 resta ancora difficile da prevedere con precisione. Il rischio più concreto, se il caldo dovesse continuare, è quello di una raccolta molto anticipata e stress idrici importanti. Il Bresciano – continua Frusca - guarda a una campagna che potrebbe essere condizionata dal caldo anomalo e da possibili anticipi nella raccolta. I quantitativi potrebbero attestarsi in linea con le annate medie, al netto di problemi legati al caldo o a fenomeni temporaleschi. Una produzione uve che potrebbe essere intorno ai 630.000 quintali».

Sotto la lente

Oggi il fattore decisivo è la capacità dei vigneti di reggere l’ondata termica senza perdere equilibrio. Le vigne più profonde, meglio gestite, con più sostanza organica nei terreni e con maggiore disponibilità idrica possono reagire meglio. Più esposte sono invece le piante giovani, i terreni leggeri e le parcelle maggiormente colpite dall’irraggiamento. In campagna diventano quindi centrali la gestione della chioma, la protezione dei grappoli e l’uso razionale dell’acqua dove possibile. La vite resta una coltura resistente, ma il cambiamento climatico sta rendendo sempre più complessa la lettura dell’annata. Un temporale, una grandinata o una nuova fase di caldo intenso possono cambiare rapidamente lo scenario. Per la Franciacorta, tradizionalmente tra le prime aree a partire, l’eventuale anticipo sarebbe il segnale più evidente dell’effetto climatico. A seguire toccherà alle zone del Lugana e del Garda, mentre le uve rosse e le aree più tardive arriveranno più avanti.

«Gli operatori - prosegue Frusca - guardano soprattutto allo stato sanitario dei grappoli e al rapporto tra zuccheri, acidità e maturazione fenolica. Il caldo può concentrare gli zuccheri, ma rischia di impoverire freschezza e profilo aromatico. Per questo per la vendemmia 2026 la qualità non è compromessa, ma serviranno attenzione, tempestività e scelte mirate».

Il settore

Il comparto vitivinicolo bresciano arriva da una posizione solida visto che la provincia conta circa 6.500 ettari di superficie vitata rivendicata a Doc e Ig e mediamente 610.000 quintali di uva a denominazione. Un patrimonio produttivo importante, che fa di Brescia uno dei poli vitivinicoli più significativi della Lombardia. Il tutto si inserisce in un quadro nazionale di settore caratterizzato da un mercato lento, stock in cantina al massimo storico da 4 anni e prezzi in ulteriore calo. Lo rileva l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) che ha elaborato i nuovi dati Masaf di Cantina Italia relativi al mese di giugno: a metà anno le giacenze salgono a +8,4% rispetto a giugno 2025 (a maggio segnavano +7,3%) per un totale, mosti inclusi, di 50,3 milioni di ettolitri.

Al netto dei mosti, il vino che giace in cantina ammonta a quasi 46,6 milioni di ettolitri (+6,7%), l’equivalente di 6,2 miliardi di bottiglie. Secondo l’Osservatorio, le statistiche registrano livelli sempre più sostenuti per Igp (+8,3%) e comuni (+8,2%, che salgono a +9,5% includendo i varietali), mentre i vini Dop salgono a +5% dal +3% di maggio. La voce «mosti» continua ad avere le giacenze più elevate a confronto con l’anno passato (+36% di variazione).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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