Nel Bresciano sono 154.525 i cittadini stranieri residenti, pari al 12,2% della popolazione. Siamo la seconda provincia lombarda per numero assoluto, dopo Milano (491mila) e davanti a Bergamo (125mila). La stessa incidenza si registra nell’intera regione, dove gli stranieri sono un milione e 221mila. In Italia, al 1° gennaio 2025 secondo i dati Istat, erano invece 5,4 milioni, il 9,1% dei residenti.
Sono i numeri del Rapporto 2026 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa, presentato al Cnel: una fotografia che racconta il peso della popolazione straniera in un Paese alle prese con l’inverno demografico. Una presenza che contribuisce a compensare il calo degli italiani, ma che ha anche un ruolo sempre più importante nel sostenere il mercato del lavoro e il sistema produttivo.
I numeri
Nel 2024 il saldo naturale degli italiani, cioè la differenza tra nascite e decessi, è stato negativo per 323mila persone, quello migratorio – la differenza tra chi arriva e chi parte – per altre 83mila.
Tra gli stranieri entrambi i saldi sono invece positivi: 40mila per il saldo naturale, a cui si aggiunge un saldo migratorio positivo di 345mila persone. Anche l’età media è significativa: 47,3 anni per gli italiani, 36,5 per gli stranieri. Un divario, questo, che assume particolare rilievo considerando che, secondo Unioncamere, tra il 2025 e il 2029 serviranno 3,7 milioni di lavoratori, soprattutto per sostituire chi andrà in pensione. Il problema, dunque, non è soltanto quanti abitanti perderà l’Italia, ma quanti saranno ancora in età da lavoro e potranno contribuire al sistema previdenziale.
Economia
Il contributo dell’immigrazione è però già misurabile nell’economia. I 2,6 milioni di occupati stranieri producono 196 miliardi di euro di valore aggiunto (il 9,7% del totale nazionale), ossia quanta nuova ricchezza viene creata attraverso il lavoro, al netto di quanto si è speso per acquistare materiali, prodotti e servizi necessari all’attività. In Lombardia parliamo di 55,4 miliardi, il 12% del totale regionale.
Il contributo è particolarmente elevato in agricoltura (21,3% del valore aggiunto del settore), nelle costruzioni (18,4%) e nella ristorazione e ricettività (14,4%). Sono comparti nei quali la manodopera straniera ha assunto un ruolo rilevante, anche se il rapporto segnala come molti lavoratori immigrati rimangano concentrati nelle mansioni meno qualificate, con difficoltà particolarmente marcate per le donne.
Nel Bresciano
Cresce anche l’imprenditoria: nel Bresciano gli imprenditori nati all’estero sono 16.925, il 10% del totale, e sono aumentati del 13% in dieci anni. Brescia è seconda in Lombardia anche per numero di imprenditori immigrati, dopo Milano.
In Italia, nello stesso periodo, gli imprenditori nati all’estero sono aumentati del 21,3%, toccando lo scorso anno quota 795mila, con Cina, Romania, Albania e Marocco come principali Paesi di nascita.
C’è poi il contributo fiscale. A Brescia 150.217 contribuenti nati all’estero hanno dichiarato un reddito medio di 19.260 euro, contro i 28.650 dei nati in Italia. L’Irpef media versata è rispettivamente di 3.210 e 6.320 euro.
Su scala nazionale, secondo le stime della Fondazione, il bilancio della presenza straniera è positivo per lo Stato: 45 miliardi di entrate fiscali e contributive contro 44 miliardi di spesa per sanità, istruzione, previdenza, welfare e altri servizi. Il saldo, dunque, è positivo per un miliardo di euro.
Infine le rimesse, il denaro inviato nei Paesi d'origine: nel 2025 hanno raggiunto 8,6 miliardi, il 2,5% in più rispetto al 2024 e il 34,9% in più rispetto al 2015. Il Bangladesh è la prima destinazione, seguito da India e Marocco.




