Sono 1.202, quasi cento al mese, tra i tre e i quattro ogni giorno. Cittadini italiani fra i 18 e i 39 anni che nel 2025 hanno lasciato la provincia di Brescia per trasferirsi all’estero. Nello stesso anno gli arrivi da oltre confine - tecnicamente, le iscrizioni anagrafiche - sono stati 438. Tirando la riga, il conteggio totale resta dunque in rosso: 764 giovani italiani in meno negli scambi con l’estero.
Dodici anni prima, nel 2013, le partenze erano state 598: da allora sono raddoppiate. La crescita non è stata lineare: nel 2016 è stata superata per la prima volta quota mille, nel 2024 si è raggiunto il massimo con 1.634 partenze, anche per effetto delle sanzioni più severe introdotte per la mancata iscrizione all’Aire, che hanno fatto emergere trasferimenti precedenti. Nel 2025, dato ancora provvisorio, il numero è sceso a 1.202.
Rientri
Qualcosa, intanto, si muove anche nella direzione opposta. Le iscrizioni dall’estero dei giovani con cittadinanza italiana sono passate dalle 126 del 2013 alle 438 del 2025: più che triplicate. All’inizio del periodo arrivava un giovane ogni 4,7 che partivano, oggi uno ogni 2,7.
Non sappiamo quanti siano effettivamente rientri di persone che vivevano già nel Bresciano, ma il movimento in entrata è cresciuto. Non abbastanza, però, da invertire il segno: il saldo degli italiani è rimasto negativo in tutti i 13 anni considerati.
Nel complesso
Se però analizziamo il fenomeno nel suo complesso, se cioè si sommano italiani e stranieri, il risultato cambia completamente. Nel 2025 la provincia di Brescia ha guadagnato 4.520 giovani negli scambi con l’estero. E il segno più è prodotto interamente dalla quota con cittadinanza straniera: 5.589 arrivi e 305 partenze, per un saldo positivo di 5.284 persone. Nel 2013 gli stranieri che lasciavano la provincia erano più del doppio, 649.
I dati dicono dunque che, tra il 2013 e il 2025, le partenze degli italiani sono raddoppiate, mentre quelle degli stranieri sono dimezzate. Due traiettorie opposte che il totale, da solo, non riesce a mostrare e che definiscono meglio la sostanza degli spostamenti.
Chi se ne va
Resta però da capire chi parte. I dati provinciali non sono sufficientemente dettagliati per sapere qual è il livello d’istruzione di tutti i giovani, indipendentemente dalla cittadinanza, che lasciano Brescia. Se però guardiamo alla Lombardia emerge un fenomeno sempre più qualificato.
Nel 2025 sono emigrate all’estero 7.759 cittadini italiani con un livello d’istruzione alto, contro 3.126 arrivate: quasi 2,5 partenze per ogni ingresso, con un saldo negativo di 4.633. Nel 2013 le partenze erano 4.347: in dodici anni sono aumentate del 78,5%.
Perché partono? I dati anagrafici dicono in quanti partono, ma non perché lo fanno.
A questo ha provato a rispondere un’indagine del Cnel condotta su 2.500 giovani italiani residenti all’estero, un campione molto qualificato - il 93% è laureato - e variegato per provenienza, che non può quindi spiegare direttamente i flussi del nostro territorio. Le risposte disegnano però la prospettiva e aiutano a capire cosa spinge - spesso - ragazzi e ragazze a partire: l’88% trova al di fuori dell’Italia un lavoro adeguato al proprio profilo, l’83% un consistente aumento dello stipendio, il 79% il riconoscimento del proprio merito.
Partire non vuol dire per forza perdere una generazione. Studiare e lavorare in altri contesti è anzi spesso utile per acquisire competenze, relazioni ed esperienze che un territorio potrebbe poi recuperare. Il problema nasce quando la mobilità diventa una strada quasi a senso unico. E allora la domanda, tornando a Brescia, non è solo perché i giovani partono. È che cosa il territorio è disposto a offrire perché tornare diventi una possibilità concreta.




