«Se mi ammalo rischio il licenziamento»: il racconto di un somministrato

Luigi (il nome è di fantasia) vive in Italia da molti anni e non ne può proprio più di essere un lavoratore somministrato. O «in affitto», come dice lui, traducendo in modo letterale la formula del contratto di «staff leasing», ossia di lavoratore in somministrazione assunto a tempo indeterminato tanto dall’agenzia quanto dall’azienda utilizzatrice. «Sono più di 15 anni che lavoro con un contratto di somministrazione e ho già cambiato varie aziende, tutte del settore metalmeccanico, ma non è che in altri comparti la situazione sia diversa – racconta –. I contratti, sulla carta, sembrano garantire la famosa parità di trattamento ma nella realtà non è cosi».
E prosegue: «Dicono che abbiamo gli stessi diritti dei lavoratori diretti ma la verità è che con questi contratti ti usano e poi da un giorno all’altro, se ti ammali, se hai necessità di occuparti di uno dei tuoi cari, o semplicemente chiedi di essere parificato ai dipendenti veri, ti lasciano a casa». Del resto l’esperienza di Luigi è stata proprio questa. Dopo quasi 10 anni che lavorava nella medesima impresa, ha chiesto di avere «davvero» gli stessi diritti dei colleghi con i quali lavorava fianco a fianco da anni: l’invito ad essere assunto con il medesimo livello degli altri non è però stato accolto, e pertanto ha presentato una vertenza, a seguito della quale, però, è stato addirittura licenziato.
«Essendo stato lasciato a casa, per di più da un giorno all’altro, sono entrato in disoccupazione, ma nemmeno la disoccupazione per i somministrati è veramente uguale a quella dei dipendenti diretti – spiega –. Per noi la prestazione è in realtà una messa in disponibilità che viene retribuita per sei mesi con 1.000 euro lordi, poco più di 600 euro netti. Inoltre, se dopo sei mesi l’agenzia per il lavoro non è riuscita a ricollocarti, può lasciarti a casa anche lei». E conclude: «Sono stato cacciato perché ho chiesto di avere lo stesso livello degli altri, ma le situazioni in cui lavorano i colleghi non sono molto diverse. Il trattamento riservato agli interinali in tutte le aziende è a dir poco vergognoso, da parte dei capi ma spesso anche dei colleghi. Soprattutto se si è stranieri, come una buona parte di chi viene assunto con questa formula».
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