L'Arabia Saudita rilancia gli investimenti in Europa dopo la guerra in Medio Oriente e individua oltre 140 nuove opportunità con un valore di 10,4 miliardi di euro al 2030, perché certo in Europa ci sono sfide ma soprattutto opportunità.
Questo il cuore del messaggio della tre giorni della fondazione Future Investment Initiative «Fii Priority Europe» che ha riunito fondi sauditi di investimento e grandi imprese per discutere dell'Europa «non come continente in declino ma come destinazione degli investimenti di domani», ha detto il presidente del comitato esecutivo del Fii Institute, Richard Attias, invitando Bruxelles ad «abbracciare l'ambizione, non a regolamentarla». E che ha visto molto del Gotha della finanza, 1.600 tra investitori, fondi, imprese.
Per la premier Giorgia Meloni, la cooperazione tra Europa e Golfo ha «un enorme potenziale inespress» e può essere decisiva per unire Occidente e Oriente, Africa e Asia. «L'Italia intende giocare un ruolo di primo piano, come porta d'accesso verso l'Europa e naturale hub nel Mediterraneo», ha affermato Meloni in un videomessaggio.
Il presidente del fondo sovrano saudita Pif e di Aramco, Yasir Al-Rumayyan, ha definito «una catastrofe» la crisi di Hormuz, «per fortuna in Arabia pensiamo in termini di decenni, non di trimestri» ha aggiunto, assicurando che il regno resta impegnato sugli investimenti globali e ricordando che le infrastrutture colpite dai missili sono state ricostruite in poche settimane. «In Europa ci sono delle sfide ma credo che le opportunità siano maggiori. L'ostacolo principale è la regolamentazione», ha detto il manager saudita.
Un'analisi condivisa da molti degli intervenuti. La rapidità è un nodo secondo Andrea Pignataro, patron di Ion in una delle sue rare uscite pubbliche: «I decisori politici devono rendersi conto che la velocità è un valore strategico e noi non dobbiamo inventare nuove tecnologie ma adottare quelle che sono state inventate».
É però ottimista nei confronti dell'Europa che «non ha bisogno di inventare la prossima ondata tecnologica; deve adottarla rapidamente, come fece negli anni '50, quando il continente cresceva del 4,5% all'anno assorbendo le tecniche di gestione americane anziché inventarne di proprie. Non importa se la tecnologia è stata inventata altrove. Si tratta di un'enorme opportunità per l'Europa».
L'amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, ha indicato il problema nella mancanza di volontà politica: «Dobbiamo sapere come agire e cosa fare e non lo sappiamo», ha detto. Sulla difesa qualcosa si sta muovendo con il programma di prestiti agevolati Safe.
Fondi
Dal 2017 l'Arabia ha investito in Europa 98 miliardi di euro, contribuendo alla creazione di 160 mila posti di lavoro e generando un impatto sul Pil europeo stimato in 70 miliardi di euro e secondo i dati diffusi durante il Forum ha assegnato circa 80 miliardi di euro di contratti a fornitori europei, di cui 20 miliardi in Italia.



