Tradizione e innovazione, le due facce del cambiamento green e tecnologico

Francesca Marmaglio
Sono nove gli studenti del Marco Polo di Brescia che hanno accettato la sfida dell’hackathon
Foto di gruppo al Marco Polo - © www.giornaledibrescia.it
Foto di gruppo al Marco Polo - © www.giornaledibrescia.it
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Leonardo Da Vinci scriveva al contrario perché era mancino. La sua genialità gli permetteva così di usare il calamaio e di non trascinare l’inchiostro cancellando di fatto ogni parola. Grandi o piccole intuizioni, il collegamento è sempre e solo uno: la risoluzione di un problema.

Ed è questo lo stimolo che anche quest’anno lancia il progetto Da Vinci 4.0 del Giornale di Brescia e sviluppato da TheFabLab in collaborazione con Talent Garden. Protagonisti della quarta tappa del viaggio gli studenti dell’Istituto Marco Polo di Brescia (il video-racconto dell’incontro andrà in onda stasera alle 20.05 su Teletutto).

«Abbiamo deciso di partecipare - ha detto la dirigente scolastica della scuola con sede in via Ferrando Lucia Comparcini -, perché da quest’anno abbiamo aggiunto al programma didattico una materia che tratta della protezione ambientale e questo ci sembrava un buon modo per avvicinare i ragazzi alla sostenibilità. Abbiamo letto Da Vinci 4.0 come un’opportunità da fornire ai nostri studenti. Possono imparare che i dispositivi sono utili anche a livello didattico, anche perché la tecnologia fa parte della loro vita e dobbiamo aiutarli ad utilizzarla in modo più corretto». Una tecnologia che non spaventa i giovani (nove, divisi in tre squadre, quelli coinvolti dal Marco Polo nel progetto) che sono protagonisti della quarta rivoluzione industriale.

«Continueremo ad essere umani e creativi, ma i dati servono a migliorarci - ha spiegato Massimo Temporelli, fondatore di The FabLab - . C’è gente che non ha propensione al cambiamento, ma non è un errore. Il dialogo fra le due fazioni, i custodi della tradizione e gli innovatori, è la soluzione. Convincersi l’un l’altro, trovare un punto d’incontro senza estremizzare le situazioni, è questo il modo con cui le società si evolvono o dovrebbero farlo. Dobbiamo applicare la tecnologia dove conviene non ovunque: paura e preoccupazione sono anticorpi che la società deve continuare a seguire per non perdersi».

Formazione

Perdersi e magari ritrovarsi schiavi di innovazioni che non si sanno sfruttare nel modo giusto: «Siamo pronti? Non lo so - ha continuato Temporelli - . Dovremmo fare corsi di formazione per spiegare cos’è la tecnologia, come già noi facciamo nel nostro piccolo, e non lasciare che i ragazzi la utilizzino senza regole. Per farlo però dovremmo essere noi adulti i primi a conoscerla per indicare ai giovani la strada migliore da percorrere».

E così l’incontro con TheFabLab per gli studenti non solo è il modo per introdurli al progetto, ma anche per sensibilizzarli ad un uso intelligente delle innovazioni: «Ogni anno li solletichiamo con tematiche del presente e sfide che pensano al futuro - ha spiegato Matteo Villa, learning specialist di The FabLab - . Il tema degli spazi pubblici scelto per questa edizione include anche qualcosa che faccia bene alla comunità. Proviamo a stimolare anche il loro senso civico. Dovranno portarci un prototipo utilizzando qualsiasi tipo di tecnologia, anche la meno sofisticata. L’importante per noi è il percorso che faranno insieme. Dovranno utilizzare competenze trasversali, lavorare in squadra e risolvere problemi».

Confindustria Brescia

Curiosità ed entusiasmo fra gli studenti che hanno deciso di partecipare al progetto. Voglia di mettersi alla prova e di essere protagonisti. Anche i ragazzi dell’istituto Marco Polo hanno deciso di uscire dalla loro comfort zone e seguire il desiderio di imparare come una predisposizione possa diventare anche, un giorno, una professione.

«Pensavo potesse essere interessante - ha detto la studentessa Mariailaria Marchina -, e così è stato. Ritengo sia importante imparare cose nuove, essere aggiornati sulle innovazioni tecnologiche». Stare al passo con i tempi, ma anche provare ad essere utili ad un cambiamento: «Lavorare con la tecnologia e non sottovalutarla - ha commentato Arianna Palese - . Ci può essere di grande aiuto, in futuro con certe innovazioni potremo aiutare anche in campo medico».

Dello stesso avviso anche lo studente Cristian Scialò: «Mi aspetto di scoprire nuove cose, di avere idee e conoscere quelle di altri ragazzi della mia età. Anche da giovani si può fare qualcosa per migliorare il mondo, è importante che gli adulti capiscano che stimolarci ci aiuta a migliorare».

E sulla stessa linea anche i partner del progetto: «Abbiamo scelto di sostenere l’iniziativa - ha detto Elisa Torchiani, vice presidente di Confindustria Brescia con delega all’Education e al Capitale umano -, perché crediamo fortemente nelle opportunità che questo percorso fornisce ai ragazzi. Tutti quelli che abbiamo incontrato in questi anni apprezzano la proposta perché toccano con mano un’esperienza diversa, nuova. Apprendono capacità che saranno utili in qualsiasi luogo di lavoro si troveranno. Sperimentare la tecnologia è sempre più importante e strategico».

Durante il Da Vinci gli studenti sono accompagnati anche da un docente di riferimento: «La tutela dell’ambiente potrà avvenire solo con l’uso della tecnologia ha commentato Roberto Viani docente di storia dell’arte e protezione ambientale - . è per questo più che mai fondamentale imparare ad usarla. Le innovazioni corrono veloce, ad esempio l’intelligenza artificiale anche la scuola dovrà adeguarsi a questa nuova modalità per portare avanti la propria missione».

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