Voci dal Luzzago: «AI a scuola? Sì, ma è meglio non improvvisare»

Tra i 217 studenti presenti all'Auditorium Santa Giulia per l'incontro inaugurale di AI@School, il 25 febbraio scorso, c'era anche il liceo Luzzago di Brescia. Ottantacinque ragazzi e ragazze – tra liceo scientifico e linguistico – sono stati coinvolti nel percorso Da Vinci 4.0. «La giornata è stata sicuramente interessante per poter ulteriormente approfondire le tematiche inerenti l'Intelligenza artificiale», raccontano i docenti. Che lo scorso anno avevano accompagnato gli studenti durante l’hackathon: la squadra M-Power della scuola aveva ricevuto la menzione d’onore «per l’approccio filosofico» e aveva poi potuto visitare gli spazi di The FabLab a Milano.
L’ambito dell’AI non è però, per l'istituto, una novità assoluta. L’AI è infatti già integrata nella didattica quotidiana. «L'intelligenza artificiale è al centro della didattica, soprattutto per imparare ad usarla adeguatamente come strumento e, in secondo luogo, per inserirla attivamente tra gli strumenti che vengono utilizzati nel lavoro scolastico».
L’approccio
Un utilizzo strutturato, però. Non improvvisato. «Si lavora su progetti ben definiti e circoscritti», spiegano, «anche perché gli smartphone sono vietati in classe e viene disincentivato l’uso di device alternativi, come per esempio i tablet, se non per particolari scopi didattici».
In questo contesto, l'AI diventa uno strumento da calibrare con precisione, all'interno di attività progettuali mirate. E non mancano esempi concreti, come, ad esempio, l’iniziativa promossa dal professor Matteo Asti, che ha portato i ragazzi a illustrare la Divina Commedia attraverso l’Intelligenza artificiale generativa.
I docenti ci tengono infatti a sottolineare che il nodo centrale resta sempre il rapporto diretto con gli studenti. «L’Intelligenza artificiale è uno strumento nuovo e molto potente» osservano «e proprio per questo è necessario accompagnare i ragazzi nel suo utilizzo, soprattutto in una fase di crescita importante come l’adolescenza. Ogni strumento può essere usato bene o male: il nostro compito è aiutarli a sviluppare un approccio consapevole». Da qui una regola di fondo. «Se c'è qualcosa che può essere fatto al posto tuo, prima devi essere in grado di farlo da solo» spiegano. «Solo così si sviluppa il senso critico per valutare se ciò che restituisce un'intelligenza artificiale è corretto oppure no».
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