Luglio 1518, una strega viene arsa viva sul rogo. Non a Salem: in piazza della Loggia. Quella strega – le virgolette sarebbero d’obbligo, ma è così che veniva definita dai suoi contemporanei – era Benvegnuda Pincinella di Nave. Il processo a suo carico fu raccontato nei Diari di Marin Sanudo e la sua vicenda fu poi ripresa in diversi saggi. Ora è anche spettacolo teatrale: Giuseppina Turra riporta in scena la sua storia al teatro Mina Mezzadri in contrada Santa Chiara. Dal 5 al 19 novembre 2026 (biglietti disponibili su Vivaticket o al botteghino) Pincinella sarà la protagonista di «La signora del gioco»: ce ne parla l’attrice, autrice e regista della pièce.
Quando si è imbattuta in questa figura e quando ha deciso di portarla in scena?
Era il 2018, la professoressa Voltolini mi chiese di intervenire a un convegno di Medicina in cui declinava il tema delle medichesse facendone una questione di genere e di capacità di cura. Benvegnuda curava con le erbe, da fattucchiera. Voltolini mi passò un assaggio del testo di Luisa Muraro, estrapolando il processo dedicato alla Pincinella. Feci un po’ di fatica: contiene gli atti, i commenti di Muraro e le note della filosofa. Ma riuscii e in seguito riproposi il lavoro in forma di lettura con commento musicale. Poi è arrivato il momento di un passaggio lavorativo e artistico e pensa che ti ripensa, mi è apparsa come una folgore. Nel 2022 ho iniziato a pensarci e poi ho proposto il progetto al Ctb, che ha deciso di produrlo.
A proposito di Ctb, ora c’è un nuovo direttore...
Già. Peraltro lo scorso anno ho avuto la possibilità di partecipare al «Riccardo III», sostituendo un’attrice con la grande Paiato. Il regista Andrea Chiodi poi è diventato direttore, e così me lo ritrovo in questo ruolo. Gli auguro ogni bene e di proseguire il lavoro di Bandera con un occhio di riguardo al territorio.
Torniamo allo spettacolo. Pur nella sua semplicità, anche il costume ha un significato...
Sì, molto. Ringrazio tanto Margherita Baldoni per aver trovato questa soluzione. Parliamo di una donna vissuta tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, ma porto uno sguardo attuale sul tema femminile. Abbiamo parlato, lavoriamo insieme da tanti anni, e siamo partite da un’immagine difficile da configurare. Siamo arrivate a questo scafandro, con un’apertura maschile che rivela invece un corpo femminile in trasparenza: racchiude l’attraversamento temporale che ho inteso fare. A partire dal linguaggio volgare della Pincinella, che mantengo e che è tratto dai fascicoli processuali del tempo, fino al nostro contemporaneo, che uso in forma poetica per parlare del corpo della donna. Non dal punto di vista politico, anche se qualcuno potrebbe leggerlo così.
E per quanto riguarda il video? Cosa aggiungerà?
Video, suono e scenografia sono nati legati tra loro e hanno come base d’appoggio il testo, la drammaturgia. Che a tratti è frammentaria, molto suggestiva: suggerisce dettagli della donna nel suo ambiente naturale, che è la casa o l’interno che qualsiasi donna sceglie per sé. E poi c’è il tema del corpo che si connette con la natura, l’inizio e la fine delle cose. È una scelta strettamente drammaturgica: non vuole essere un orpello. Così come la musica, che nasce per aggiungere un livello a quello che si dice, senza distrarre, ma facendo entrare dentro.




