Tony Effe cita Califano nel pezzo, Willie Peyote lo porta nella serata delle cover. Con lui chiama Federico Zampaglione e Ditonellapiaga. Tre timbri e stili diversissimi, che trovano un equilibrio tutto loro. Molto, molto diverso dai toni del Califfo.
Brunori Sas si è invece portato sul palco Riccardo Sinigallia e Dimartino per cantare «L'anno che verrà» di Lucio Dalla (omaggiato da Damiano David durante la seconda serata). Un arrangiamento piacevole, interessante, impeccabile. «L'amico a cui ci rivolgiamo è Paolo Benvegnù, che oggi avrebbe compiuto 60 anni. Era uno dei grandi che sapevano unire ironia e profondità come Lucio Dalla: auguri Paolo, questa era per te». E Carlo Conti ha ricordato anche il chitarrista Giorgio Cocilovo, scomparso proprio ieri.
A loro segue Fedez con la tanto discussa (nei giorni scorsi) «Bella stronza» con Marco Masini. Si diceva che il gossip sarebbe entrato al Festival, e invece fa capolino solo ora. Il testo resta discutibile e, oggi, inaccettabile in certi punti. Punti che Masini ha evitato grazie alle parti riscritte da Fedez. Le barre inedite - su cui c'era tantissima aspettativa - lo fanno emozionare, le canta con intensità e trema nelle pause. C'è sincerità e probabilmente non serviranno molte parafrasi per capire che la stronza del titolo non è l'ex moglie, ma l'ex amante. Lo suggeriscono i baci di nascosto a cui fa riferimento nel testo. Ma l'esecuzione e la performance non brillano. Coinvolgono molto di più - a malincuore - la storiaccia e le malelingue degli ultimi giorni, ben confezionate da Fabrizio Corona (sapientemente non spente da Fedez).

Sanremo 2025, Fedez canta Bella stronza con Marco Masini
Bresh prova (due volte) a portare la sua versione di «Creuza de Ma» con Cristiano De André ma i problemi tecnici sembrano volergli mettere i bastoni tra le ruote. Così non è: riprendono senza problemi e anzi, si prendono pure l'applauso di una Sala stampa che partiva prevenuta su un capolavoro del genere. Bresh ha un atteggiamento rispettoso che piace, tanto quanto la sua voce.
E infine arriva il gruppone. A Shablo con Guè, Joshua e Tormento si aggiunge Neffa per interpretare «Amor de mi vida» e «Aspettando il sole». Effetto nostalgia previsto e ottenuto. Nefa arriva e partono gli strilli. Non sembra trascorso tutto questo tempo dagli anni Novanta.
A chiudere la serata sono Paolo Kessisoglu e sua figlia Lunitta, che hanno scritto una canzone sull'incomunicabilità tra figli e genitori.