Sanremo 2026, le pagelle della seconda serata
Si parla parecchio bresciano nella seconda serata del 76esimo Festival di Sanremo, nonostante il big Francesco Renga non sia tra i 15 che si esibiscono stasera sul palco dell’Ariston (oltre alle 4 nuove proposte in semifinale). Al timone Carlo Conti e Laura Pausini, mentre i conduttori sono Lillo Petrolo, Pilar Fogliati e Achille Lauro.
L’appuntamento con lui è giovedì sera, ma a tenere alta la bandiera della Leonessa in scaletta ci sono Fausto Leali – destinatario di uno speciale premio alla carriera –; Paolo PeeJay Gaffurini di Gussago per lo Special Festival dedicato ai ragazzi con disabilità cognitiva e il nostro concittadino Andrea Ravelli, guida dell’atleta paralimpico Giacomo Bertagnolli.

Via alla serata, e alle pagelle in tempo reale sui cantanti in gara e le loro esibizioni (qui trovate quelle della prima serata).
Iniziamo con le nuove proposte, dunque.
Nicolò Filippucci, «Laguna»

Ballatona new-pop. «Mettermi in discussione fino a dimenticarmi di me stesso» è un verso concretamente introspettivo. Lo possono capire solo alcuni. La performance non ha increspature. Il brano non dà l’idea di essere memorabile. Sa un po’ di Irama. Vince la prima semifinale delle Nuove Proposte e tornerà in gara domani per la finale.
Blind, El Ma e Soniko, «Nei miei Dm»
Tutt’altra atmosfera. Nel loro team organizzativo-creativo c'è il bresciano Paolo «PeeJay» Gaffurini. Il brano è pop-dance, con un effetto vagamente «paella»: tanti gusti e direzione incerta. Leggero il giusto, forse senza il mordente che ci vuole nel momento in cui si punta sul (sacrosanto) leggero. Poi, i ritornelli sono misteri. Alcuni restano, altri meno. Non pronosticabile il destino di questo.
Mazzariello, «Manifestazione d’amore»

Evviva il 4/4 della batteria dritta e i power chord di chitarra elettrica. Il nome dell’artista – ci si perdoni – somiglia più a quello di un’azienda di prodotti agricoli. Canzone di tutto rispetto, un po’ alla Rino Gaetano con un look alla Max Gazzè. E chiusura con Mellotron. Tecnicamente, livello alto.
Angelica Bove, «Mattone»
Malika Ayane di qualche anno fa, su arpeggi di pianoforte. Il brano non dà l’idea di essere trascendentale, ma la platea dell’Ariston applaude già prima della metà dell’esecuzione. Stessa scena durante l’inciso. L’arrangiamento e la struttura non sono comunque banali. Anche la Sala Stampa applaude. Sarà lei ad andare in finale, contro Nicolò Filippucci, per il titolo delle Nuove Proposte.
E ora passiamo ai big in gara.
Patty Pravo, «Opera»

Serata due del Sanremo «a parte» dell’icona pop nazionale, in vestito rosso. Fatale, ieratica, immobile, elegante. Si cerca un’evoluzione del pezzo, che dà però l’idea di «restare lì». Non brutto, affatto trascendentale.
Lda & Aka7even, «Poesie clandestine»
Per le canzoni, molto spesso, servono diversi ascolti. In questo caso scopri che Manu Chao – rievocato non direttamente, ma di sponda – può essere una chiave di lettura. Capisci che il brano funziona quando lo senti e «ti arriva» mentre sei per strada, in auto, al bar. Quando non ci stai pensando. Promossi.
Enrico Nigiotti, «Ogni volta che non so volare»

Magari è capitato a qualcuno che un amico o un’amica scrivesse un messaggio del «morning after» affermando sicuro: «Per me vince lui». Suscitando l’espressione perplessa. Non perché la canzone non valga. Ma perché ce ne sono altre che hanno più direzione di questa ballad sufficientemente bella e insufficientemente straordinaria. Nella musica e nel testo.
Tommaso Paradiso, «I romantici»
Pensiero fulminante. E se il nuovo Cremonini, tra circa cinque anni, fosse lui? Scommettiamo che il romano ci farebbe la firma? Non solo perché in alcune parodie web viene ritratto intento a parlare il felsineo a suon di «regaz». La sua canzone (tra gli autori il bravissimo Simonetta) ha quel senso di fatalità che può cogliere nel segno. Il già The Giornalisti frontman ha scritto di certo di meglio, dal punto di vista dell’immediatezza pop. C’è di peggio? Assolutamente sì. Chi è romantico guarda il treno che se ne va, ed empatizza.
Elettra Lamborghini, «Voilà»

La quota «pop diretto». In un Festival con tanti momenti introspettivi, una canzone così è funzionale alla scaletta globale. A livello di scrittura ci potrebbe essere di meglio. Ma il ritornello ha comunque una propria dignità e una propria identità. La performance composta e solo vagamente ammiccante di Elettra aiuta a rendere il tutto più coeso.
Ermal Meta, «Stella stellina»

Hand-claps nell’intro e testo struggente. Resta uno dei pezzi più belli di questo Festival, almeno dopo il secondo giro di ascolti dal palco dell’Ariston. E non perché impegnato significa bello. Anzi. A volte impegnato significa artefatto. Quello che traspare è la sincerità e la coerenza del tutto: testo, arrangiamento, interpretazione. Nel vento della sera ci sarai pure tu…
Levante, «Sei tu»

Levante, a Ponente, si leva dopo una battuta di strofa l’auricolare sinistro. Qualche disguido? Il suo brano è delicato e dolce. Come tanti brani di questo Festival manca forse di quell’inciso sufficientemente forte da «restare veramente». Ma si va comunque in profondità. Nell’esecuzione e nell’arrangiamento. Dalla sala stampa dell’Ariston Roof arrivano applausi.
Bambole di Pezza, «Resta con me»
Si fermano a qualche metro dagli Evanescence più pop (nel senso ampio del termine). Sì, ieri il riferimento erano i Coldplay, ma l’orizzonte di questo pezzo è abbastanza cangiante. Tanto che ci finiscono dentro, se si vuole, pure i Modà. Non si può dire che la canzone sia brutta. E la presenza scenica c’è tutta. Manca solo quel qualcosa. Nonostante il ritornello di sicuro convincente, sebbene un po’ scontato. Nonostante il middle eight emotivo, con cantante e chitarrista che si guardano, faccia a faccia.
Chiello, «Ti penso sempre»
Oggi in conferenza stampa era… La parola inizia con la «s» e finisce per «azzato». Suona qualcosa che rimanda al grunge, ma come se il grunge fosse stato ripulito in una lavatrice industriale. Ciononostante, funziona. Davanti ai giornalisti cita i cantautori della scuola genovese con nonchalance. Atteggiamento rock-snob un po’ ostentato. Forse anche non così utile, perché sul palco porta una canzone vera, scritta bene, con tutte le parti a posto. Performance inclusa, in ginocchio sul palco. Maledetto.
J-Ax, «Italia Starter Pack»

Sul palco c’è una coppia di sessantenni di Sarezzo nel corpo di ballo country. Il buon Aleotti versione Western acquisisce credibilità – anche in questa nuova veste – con un nuovo passaggio catodico.
Camaleonticamente credibile. Poi si può discutere sul fatto che l’0essere camaleontici sia un valore in sé. Non è comunque da tutti.
Nayt, «Prima che»
Verso le 23.30, verrebbe da dire… Good Nayt. Ma si sta svegli. La realtà è che il trentunenne molisano al secolo William Mezzanotte ha un pezzo solido. Anche lui, però, dà la sensazione di finire in quella terra di mezzo in cui il talento non è completamente espresso nella canzone proposta sul palco. Solida, appunto. Ma senza quel guizzo determinante.
Fulminacci, «Stupida sfortuna»
Dopo la prima serata in Top 5 (votava solo la stampa), chiacchierando con i colleghi saltano fuori i riferimenti. Colapesce e Dimartino? Riccardo Sinigallia? Cose che piacciono a chi è abituato a certi ascolti? Andando in controtendenza, questo pezzo potrebbe piacere davvero a 360 gradi, come ogni canzone pop sa fare. Meritevole.
Fedez & Masini, «Male necessario»

Il testo andrebbe vietato a chiunque abbia una crisi esistenziale. Ma, anche in questo caso, il duo nella prima serata si era preso la Top 5. Struggente è il termine che viene in mente. Musicalmente composto. Da stasera si potrà vedere se piace solo alla stampa o a tutti.
Dargen D’Amico, «Ai ai»
La collocazione dopo mezzanotte può aiutare, a volte. Se hai un pezzo che fa ballare, con un bell’inciso, un po’ funk, il tutto può suonare rinfrescante. Al terzo giro all’Ariston, il milanese ha comunque certamente trovato quella sua dimensione riconoscibile. Alla Achille Lauro, che per diverso tempo ha rifatto «Rolls Royce» a ripetizione. Lui propone ancora una «Dove si balla», forse meno ispirata. Ma che fa il suo, comunque.
Ditonellapiaga – Che fastidio!
In mattinata la polemica con Miss Italia l’aveva visibilmente turbata, dopo una prima serata da sogno, che l’aveva proiettata in Top Five. Sul palco è imperturbabile, mentre canta il brano che maggiormente rimanda ai Festival freschi di Amadeus. Una bella canzone, che va e andrà bene.
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