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Sanremo 2026, si comincia: la prima serata

Il Festival 2026 si apre con l’esibizione di tutti e 30 i big in gara: le pagelle dell’inviato in diretta dall’Ariston
  • Sanremo 2026, la prima serata
    Sanremo 2026, la prima serata - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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    Sanremo 2026, la prima serata - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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  • Sanremo 2026, la prima serata: i cantanti in gara
    Sanremo 2026, la prima serata - Sanremo 2026, la prima serata: i cantanti in gara - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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    Sanremo 2026, la prima serata - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
AA

Via, comincia Sanremo: il 76esimo Festival della canzone italiana è partito, con Carlo Conti e Laura Pausini a introdurre l’intero parterre di big in gara. Ma solo dopo un omaggio a Pippo Baudo: sua la voce che ha acceso la scenografia.

Ditonellapiaga, «Che fastidio!

Senza dubbio è uno dei pezzi più divertenti del Festival. Se non il più divertente. Rievoca atmosfere «amadeusiane». Dance-pop di livello, senza nemmeno troppo sforzi. Cassa dritta, citazioni dello zodiaco, interpretazione volutamente algida (il movimento arriva (quasi solo) dal corpo di ballo alle spalle dell’artista. Inizio di Festival astuto, per tenere il ritmo alto. Margherita Carducci promossa.

  • Sanremo 2026, la prima serata: i cantanti in gara
    Sanremo 2026, la prima serata: i cantanti in gara - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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    Sanremo 2026, la prima serata: i cantanti in gara - Foto Ansa/Ettore Ferrari © www.giornaledibrescia.it
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Michele Bravi, «Prima o poi»

Elegante e contenuto. La platea dell’Ariston lo saluta con calore. La canzone ha qualità di scrittura. La sua interpretazione è composta ed elegante, decisamente vintage in tutte le sfumature.

Sayf, «Tu mi piaci tanto»

Arpeggi di chitarra nell’intro. Capelli rasta alla Ghali con il 25% dello stile del suddetto. E senza il suo estro, però. La cassa dritta aiuta e aiuterà di ascolto in ascolto, di sicuro. Ma il pezzo non dà l’idea di essere esattamente solidissimo, nonostante la citazione mega-nazional-popolare di Cannavaro. Lui, comunque, sul palco è sicuro. E onesto, quando canta: «Ho fatto una canzonetta».

Mara Sattei, «Le cose che non sai di me»

Sul palco sembra Chiara Ferragni. Il pezzo darebbe l’impressione di essere uno di quelli che non «rimane», al di là del Mellotron che compare nel bridge. Gli occhi di Mara sono belli e spalancati. La sua canzone non suscita – almeno all’ascolto della prima serata – lo stesso effetto.

Dargen D'Amico, «Ai ai»

Africa, Francia, mal di pancia. La strofa va via un po’ così, ma da lì in poi il pezzo funziona. Forse non come «Dove si balla», col quale esordì sul palco dell’Ariston. Sicuro, comunque, con gli occhiali da sole alla Bono, a forma di occhi da mosca. La canzone crescerà.

Arisa, «Magica favola»

Il pezzo è tutt’altro che banale, nel suo essere comunque «banale». Va sottolineato. Poi si può serenamente pensare che il testo sia ruffiano. Ma Rosalba Pippa dà l’idea di aver ritrovato una propria dimensione, dopo averne cercate tante. Dall’Ariston arrivano applausi. Resta da capire come funzionerà in radio questa filastrocca fatta canzone pop.

Luché , «Labirinto»

Capelli alla Eminem primi anni 2000 (mani alzate, gesto di stima) per il rapper, presentato da un Yaman oleoso e oleato come non mai. Occhiali da sole d’ordinanza. La strofa dà l’idea di essere un susseguirsi di luoghi comuni. Il ritornello suona modern-pop sanremese. Sgradevole? No, certo. Però, nulla di trascendentale. La parte migliore del brano è l’«outro» dell’inciso.

Tommaso Paradiso, «I romantici»

Sotto il sole, sotto il sole di Riccione… Ah, no. C’è un sacco di malinconia, senza schermo, in questo pezzo. Perché »i romantici guardano il treno che se ne va». L’impressione è che Paradiso stia cercando una propria dimensione nuova in un momento musical-storico in cui non è facile trovarla. Questo Festival potrebbe essere l’occasione. Serve del tempo per capire se questa canzone (che ha autori di rilievo notevole, come Simonetta) lo potrà aiutare.

Elettra Lamborghini, «Voilà»

«Viva la Carrà» (prima ancora che Tiziano Ferro compaia sul palco) nel ritornello con la cassa dritta. Significa vincere facile in una scaletta che ha proposto momenti non esattamente leggeri. Non sgradevole, ma di certo non trascendentale.

Patty Pravo, «Opera»

Nicoletta Strambelli gioca il proprio Sanremo a parte, in una sorta di teca al riparo da qualsiasi cosa. Il pezzo, classicheggiante, è funzionale alla sua ieraticità. L’Ariston esulta, nonostante l’esecuzione non impeccabile. Più concorrente, più icona o più momento televisivamente irrinunciabile? C’è una settimana per scoprirlo.

Samurai Jay, «Ossessione»

I capelli alla Naz Mitrou-Long (questa è per gli appassionati di pallacanestro) e la mano che scivola dove i rapper sono soliti farla scivolare. Corpo di ballo, strizzata d’occhio al Sudamerica, citazione di De Piscopo e, francamente, molto poco altro, almeno al secondo ascolto (il primo dal palco dell’Ariston). Fin qui il pezzo. La performance è comunque coerente.

Raf , «Ora e per sempre»

Poteva presentarsi al Festival con un brano ammiccante. Invece sceglie una ballad elegante e composta, senza particolari squilli. Si cerca il frammento di melodia, che forse arriverà, tra qualche ascolto. «Niente è sicuro, tutto è controverso» è un verso rivedibile, nel 2026. Sobrio, ma piacevole. Da riascoltare.

J-Ax, «Italia Starter Pack»

Da «Ohi Maria» al quell’«Italiano medio» che ammiccava al punk. Adesso J-Ax è sul palco col cappello da cowboy e con un pezzo country. Che sappia scrivere in modo che tutto suoni divertente e anche arguto non è in discussione. Questa nuova svolta funziona così e così.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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