Parte il tour di Omar Pedrini: «Ho scelto la leggerezza della musica»

Enrico Danesi
Il cantante domani, venerdì 10 aprile, sarà a Rezzato con «Canzoni sul saper vivere»
Il cantautore Omar Pedrini - Foto di Davide Samperi © www.giornaledibrescia.it
Il cantautore Omar Pedrini - Foto di Davide Samperi © www.giornaledibrescia.it
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Dopo un anno di rinuncia forzata, Omar Pedrini torna alla musica. Lo fa con la formula del teatro canzone che è diventato il suo approdo principale, dopo che il suo cardiochirurgo, che è pure suo suocero, lo affrontò a muso duro al termine di uno dei torrenziali concerti elettrici abituali per lo Zio Rock: «Te lo dico come nonno dei tuoi figli: smettila con queste performance, fanno male a te e fanno male ai tuoi figli».

Consiglio accolto e allora, a un anno di distanza dall’ultima operazione al cuore ballerino, Omar ha allestito una piccola band (due chitarre, basso e batteria) e confezionato un tour dal titolo «Canzoni sul Saper Vivere ad uso delle nuove generazioni», che prende il via domani dal Ctm di Rezzato (alle 21, biglietto unico a 25 euro; info su questo sito web). Ispirato al trattato dello scrittore situazionista Raoul Vaneigem – pubblicato nel 1967, l’anno di nascita di Pedrini – lo spettacolo prevede interventi musicali alternati con introduzioni ragionate, racconti e poesie, anche se c’è da giurare che l’ex Timoria non si limiterà a una scaletta prefissata, lasciando spazio a improvvisazione e immaginazione. L’abbiamo sentito.

Omar, sulla scia di Vaneigem e di Debord, della loro tecnica dell’elasticità e dell’abbandono fluido alle sollecitazioni dell’ambiente (oltre che della loro critica alla società dello spettacolo), lanci un invito a cambiare noi stessi per cambiare il mondo, a rivedere la prospettiva con cui osserviamo la realtà, muovendo dalla cultura…

Tutto nasce dal momento storico che stiamo vivendo, altrimenti avrei fatto il solito tour, seppur limitato sul versante dei volumi e dell’elettricità. Ma sono successe talmente tante cose, nell’ultimo anno, che non potevo far finta di niente. Tutti i valori della cultura occidentale sono crollati o in crisi. Abbiamo un nuovo Medioevo, non solo politico, anche se quello è più evidente di altri: vengono eletti (democraticamente!) personaggi come il presidente americano che un giorno invade un Paese, un altro vuole cancellare una civiltà o incarcerare i migranti.

C’è in atto una disumanizzazione feroce e la gente si affida a idioti che hanno prosperato con la subcultura superficiale della rete, e non con la cultura dei libri, della buona politica, della buona scuola. Non si riconosce più né l’autorità (parola che in bocca a un anarchico pacifista come me può far sorridere) né l’autorevolezza. Credo che il mio disorientamento sia quello di molti; ma le nuove generazioni sono quelle che soffrono di più, perché non hanno punti di riferimento che invece io e altri come me hanno avuto: nell’anno in cui sono nato i Beatles pubblicavano «Sgt. Pepper», c’era Dylan al massimo dello splendore, la Beat Generation, Ferlinghetti che metteva fiori nei cannoni e tanti altri da cui farsi influenzare positivamente. Per questo, come già Vaneigem, mi rivolgo a loro.

Pensi che sia facile arrivare alle nuove generazioni?

Ho la consapevolezza che il mio pubblico non è fatto di giovanissimi. Ma avendo insegnato in Università Cattolica, so che ci sono molti ragazzi in gamba e non solo quelli che accoltellano o picchiano i professori… e magari arrivo a loro attraverso i genitori, per osmosi. Non si pensi a un Pedrini che fa lo “spiegone”: ho scelto la leggerezza della musica, convinto di poter far passare messaggi forti senza essere né pesante né didascalico.

Riprendi ora con la musica, ma non vieni da una condizione di riposo, visto che sei reduce da un tour teatrale con Alessio Boni…

Per fortuna gli impegni non mancano. Quello con Alessio è uno spettacolo sui femminicidi incentrato su racconti inediti di otto grandi autori, che è andato molto bene, tanto che lo riprenderemo: bello, intenso, anche se devastante. Ma necessario, nel suo scavare sulla violenza fisica e psicologica messa in atto da troppi maschi, conseguenza del patriarcato e di modelli sbagliati tramandati per generazioni. In estate sarò poi impegnato con l’organizzazione del Ferrara Busker Festival, e il 30 e 31 luglio in una doppia performance a L’Aquila, Capitale della cultura italiana 2026. Senza dimenticare l’impegno con il Comune di Torino, che mi ha voluto nel comitato per redigere una carta per la candidatura a capitale della Cultura Europea 2033.

In prossimità di Sanremo, l’inedita apertura di Francesco Renga ha riavviato le voci su una possibile reunion dei Timoria. Fondate?

Non voglio illudere i fan, ma la cosa certa è che le parole di Francesco mi hanno fatto piacere. Ci siamo riappacificati, anche se artisticamente rimaniamo distanti.

Se ci si riunirà, sarà dopo che cinque ragazzi si accorderanno per andare a mangiare la pizza o lo spiedo insieme per parlarne. Sennò, potrà magari capitare che alle soglie della pensione (spero il più tardi possibile) con Francesco si faccia un giro acustico alla Page & Plant, prima di appendere la chitarra al chiodo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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