«Sono cresciuta con la Festa dell’Opera: ho partecipato alla prima edizione, nel 2012, grazie al Conservatorio, e da allora credo di essere mancata solo in un paio di occasioni. Cantare al Capitolium, nell’appuntamento più atteso, è il coronamento del percorso fatto in questi anni».
Il gran finale
Da giovane promessa a soprano protagonista sui maggiori palcoscenici italiani – in questi giorni è a Venezia, al Teatro La Fenice, in «Carmen» – la bresciana Marta Mari è uno dei volti di copertina dell’edizione 2026 della Festa dell’Opera.
Il prossimo 6 giugno, alle 23.45, canterà davanti al Tempio Capitolino con il mezzosoprano Chiara Mogini e il tenore Roberto Aronica, accompagnata dall’orchestra Bazzini Consort diretta da Aram Khacheh.

«Non posso rivelare molto del programma, per conservare il fattore sorpresa, ma esploreremo il tema di quest’anno – i conflitti – e non mancherà Giuseppe Verdi, autore al quale ultimamente mi sto dedicando molto» rivela.
Un amore adulto
E prosegue: «Nei primi anni di carriera ho cantato più di frequente Puccini, nell’ultimo periodo invece ho interpretato sempre più spesso opere verdiane e accadrà anche la prossima estate: a Taiwan canterò “Il Trovatore” e poi nei teatri della Toscana “Un ballo in maschera”». «Credo di aver incontrato Verdi al momento giusto – aggiunge Mari – , non solo per gli aspetti vocali, ma perché i suoi ruoli richiedono maturità, comprensione, tempo. Ora capisco meglio cosa intendesse la mia insegnante, Daniela Dessì, con la battuta: Verdi è mio marito, Puccini il mio amante».
Spettatrice d’eccezione

Tornando alla Festa dell’Opera, Marta Mari condivide molti ricordi: «Negli anni credo di aver sperimentato la maggior parte dei format: ho cantato per le strade, nei chiostri e anche con la formula originale dell’Opera Juke Box. Rispetto a quello che accade in palcoscenico, sono situazioni più faticose – per il contesto più rumoroso, per gli imprevisti, per la necessità di replicare lo sforzo più volte a distanza ravvicinata – ma di grandissima soddisfazione, per l’opportunità di entrare a contatto diretto con il pubblico».
E poi fa una riflessione: «Nelle poche occasioni in cui non ho cantato, ho partecipato alla Festa dell’Opera come spettatrice e ho potuto misurare ancora meglio l’efficacia della proposta. L’effetto sorpresa di ascoltare un’aria che giunge da un balcone, l’incontro causale con una performance mentre si passeggia… così la lirica può conquistare anche chi non la frequenta abitualmente».
Guardando al 2027
L’ultima battuta riguarda il futuro. Se di quello prossimo abbiamo già detto, nel mirino della sopranno c’è già il 2027: «In autunno tornerò al Maggio Musicale Fiorentino per debuttare da protagonista in Adriana Lecouvreur, un’opera che adoro… non vedo l’ora!».


