L’ultima volta Brescia gli tributò l’omaggio che si conviene ai grandi. Nella nostra «Piccola città» il Maestrone non arrivò però per cantare. Da tempo aveva scelto di abbandonare il palco, eleggendo «L’ultima Thule» a suo testamento musicale, prima del buen ritiro nella civitas di Pàvana. Era il 3 ottobre del 2015 e Guccini fu ospitato da Librixia per intercessione di Tener-a-mente, che non potendo accogliere i suoi versi sul palco del Vittoriale, offrì invece la sua prosa alla platea del San Barnaba dove raccontò con voce roboante la sua transizione da Cyrano a Odysseus. In quattrocento lo ascoltarono rapiti ed altrettanti almeno lamentarono l’occasione persa dalla piazzetta antistante, a fronte di un implacabile quanto prevedibile tutto esaurito.

Una replica a quanto già accaduto un lustro prima in un venerdì sera di aprile dentro un Palageorge gremito. Quella sera del 2010 a Montichiari Guccini s’intrattenne come in osteria con cinquemila convitati, perdendosi in chiacchiere e canzoni, con la camicia blu sul cuore rosso e un messaggio da consegnare al pubblico. «Ricordatevi che domani è il primo maggio» tuonò, impartendo il suo comandamento ai presenti e a una provincia inficiata da morti bianche e lavoro nero.
Mangiato bene, bevuto anche meglio
Per Montichiari il Maestrone era un amico ritrovato, visto che era dovuto passare oltre un decennio e un mese per potersi rivedere. Il Palageorge lo aveva accolto a dicembre del 2000, sessantenne agguerrito e recuperato alla salute, dopo che trenta giorni prima era stato costretto a rinviare la data nostrana per una laringite. In ogni caso nel mezzo tre concerti cittadini avevano pacificato i fan bresciani.

Nel 2007 venne in città e ci restò tre giorni, annunciando dal palco del palasport SanFilippo di aver mangiato bene, bevuto anche meglio, e di aver trovato in Castello una Locomotiva. Nel 2004 al Palafiera si era concesso un piccolo comizio contro Governo e Ministri, mentre nel 2003 associò al concerto una chiacchierata con gli studenti del Calini e la parabola che impartì ai ragazzi di allora, oggi probabilmente diventati genitori, è di quelle che si spera abbiano trasmesso ai loro figli: «Leggete sempre e leggete tutto. E ricordatevi che certi valori si prendono per imitazione e non per imposizione. Mio padre amava ripetere che i figli dei gatti mangiano i topi. Buona caccia».





