Musica

Festival Pianistico, Pier Carlo Orizio: «Nell’arte un invito al dialogo»

Andrea Faini
Il direttore artistico della kermesse parla a pochi giorni dall’inizio della 63esima edizione
Il maestro Pier Carlo Orizio durante la 62esima edizione del festival - Foto New Reporter Comincini  © www.giornaledibrescia.it
Il maestro Pier Carlo Orizio durante la 62esima edizione del festival - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
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Passato, presente, futuro. A pochi giorni dall’inizio del 63° Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, ospite degli studi di Radio Bresciasette e intervistato da Maddalena Damini, il direttore artistico Pier Carlo Orizio ha raccontato la manifestazione rievocandone le origini, approfondendone il tema e condividendo le aspettative sui prossimi concerti.

«La forza del Festival, nato dall’intuizione di mio padre Agostino e di altre personalità lungimiranti, è di aver unito in un gemellaggio artistico Brescia e Bergamo. Un matrimonio non sempre facile, ma che ha messo in relazione due tradizioni musicali nobilissime, basti fare i nomi di Gaetano Donizetti e di Arturo Benedetti Michelangeli».

La storia e il presente

La lunga storia del Festival, che negli anni è stata scritta da alcuni tra i maggiori interpreti della tastiera degli ultimi decenni, continua oggi in un presente lacerato dai conflitti. «Il tema di questa edizione è Oriente-Occidente – spiega Orizio – che non è solo il titolo di un brano di Arvo Pärt che si ascolterà al Festival, ma un invito alla comprensione e al dialogo tra culture diverse. Viviamo con dolore un’epoca di scontri in cui anche l’arte è coinvolta, come se fosse lo strumento di una parte contro l’altra. Ma la storia ci insegna altro: pensiamo ad un compositore come Chopin, polacco per nascita e parigino per formazione, punto di incontro fecondo tra mondi distanti. Oriente e Occidente non sono la stessa cosa, ma le differenze non sono il nemico, sono un valore».

E infine, il futuro, ossia gli appuntamenti che attendono gli appassionati tra pochi giorni. «È difficile scegliere di quali concerti parlare –confessa Orizio –. Di certo la serata inaugurale, che ha in programma Ciajkovskij, Khachaturyan e Shostakovich, è il manifesto del nostro desiderio di esplorare il repertorio, in questo caso russo, da prospettive diverse ma complementari, mostrando che anche all’interno di ogni cultura la diversità è la regola, non l’eccezione».

Riguardo agli interpreti, Orizio segnala «due protagoniste del concertismo internazionale, Beatrice Rana e Yuja Wang, il ritorno sempre atteso di Grigory Sokolov e uno dei pianisti a mio avviso più originali di oggi, Mikhail Pletnev, una volta noto come virtuoso spettacolare e che oggi lavora di sottrazione, alla ricerca di un suono di inaudita bellezza, seguendo la lezione di Benedetti Michelangeli». Passato, presente e futuro, un cerchio che si chiude.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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