Festa Radio: il rap travolgente e sfaccettato di Ensi, Nerone e Dani Faiv

In duemila sotto il palco per le rime di tre esponenti della vecchia scuola, che senza dominare le classifiche ha tenuto alto il livello nel corso degli anni
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Festa di Radio Onda d'Urto: la serata con Ensi, Nerone e Dani Faiv
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Festa di Radio Onda d'Urto: la serata con Ensi, Nerone e Dani Faiv

Ensi, Nerone e Dani Faiv dimostrano che il rap può essere sfaccettato, poliedrico, ma restare fedele alla propria anima originaria. Tre stili differenti che declinano in maniera eterogenea scrittura e rime. Davanti a circa duemila persone, la quartultima serata di Festa Radio Onda d’Urto 2026 riserva un ideale passaggio di consegne tra nuova e vecchia scena: la prima è personificata da Liffe, Barra1 e Arcobaledo, tutti bresciani, emergenti del mondo underground, interessante sovrapposizione tra old school e un’anima moderna.

Ma il piatto forte, inevitabilmente, è rappresentato da quella vecchia. O per meglio dire da quella consolidata, che senza dominare le classifiche ha tenuto alto il livello nel corso degli anni. Nerone mette in rima la sua milanesità puntando su una penna affilatissima: «Emme I», un inno cittadino in salsa hip hop, arriva come interludio a cappella tra un brano e l’altro, ma è uno dei momenti che più emozionano i suoi fan. Tra i migliori su piazza negli incastri, abilissimo anche nelle punchline (attacchi diretti, in rima, a qualcuno o qualcosa), tocca a lui aprire con «Il più grosso». È brano tratto da «Pen Killer», il suo ultimo album, dal quale attinge abbondantemente per la scaletta di serata: beat crudo (la firma è di Gemitaiz, a Brescia appena un mese fa per il Summer Music), e continui cambi di flow. Un paio di minuti e il pubblico è già caldo.

Del resto qui Nerone è di casa: «Quante volte sono stato in mezzo a voi». Sul
palco il rapper milanese intreccia con disinvoltura comicità (non a caso si è già cimentato in qualche pezzo di stand up comedy) e denuncia sociale: «Sai cos'è contronatura? Questo velo di censura, non puoi dir niente senza aver paura», rappa in «Contronatura». C’è ovviamente spazio per i grandi classici: «Papparapà» è un pezzo tecnicamente complesso, eseguito con precisione clinica e impreziosito, nella sua versione estesa, dall’extrabeat (un rappato molto veloce) di Salmo. E ancora «Bataclan», «Acufene», «Come un boss» (che lui definisce «la mia canzone preferita, scritta pensando a voi»), fino alla toccante «Mezza siga», composta per in amico che non c’è più. Un viaggio tra storytelling, introspezione ed esercizi di stile.

Dani Faiv, spezzino, porta sul palco uno stile eclettico, reso personalissimo dalle sonorità dei beat sui quali rappa e da un timbro graffiato e unico nel suo genere. Cresciuto nel collettivo Gran Riserva, è protagonista della grande hit del quarto capitolo del Machete Mixtape, «Yoshi», marchiata dalla strumentale aggrovigliata di Thasupreme, che firma anche «Gameboy Color», altro brano che ha consentito al rapper di raggiungere il grande pubblico. Entrambe immancabili nella scaletta di serata, che spazia tra altri classici del passato di Dani Faiv e i brani più freschi della sua «Teoria del contrario», giunta al terzo volume.

«Wow Remix», versione italiana della hit planetaria firmata da Post Malone, infiamma i presenti pur senza essere mai stata caricata sulle piattaforme: bastano il download su Youtube nel 2019 e il featuring con Salmo (anche qui) per far saltare chiunque, anche a sette anni di distanza. Tocca poi a «Ore/Oro», «Asciugacapelli e «Worm», fino a «San Gerardo», traccia che cavalca la potenza dei bassi quasi avesse una base drill, e per la quale fa capolino anche Remmy, l’altra voce di questo brano. E a proposito di sorprese, Dani regala uno spoiler con Giovane Drago, secondo ospite al suo fianco: un rap aggressivo in puro stile Faiv, che ringrazia il pubblico e pure il figlio, ancora piccolissimo: «È con noi stasera, fate casino anche per lui». In una serata in cui è la versatilità a farla da padrona, il rapper ligure si trova esattamente dove dovrebbe essere.

Il gran finale non può che essere appannaggio di Ensi, il veterano del trio. Classe ‘85 di Alpignano, Comune dell’hinterland torinese, nel 2013 vinse Mtv Spit, programma di culto per il freestyle. È il migliore in Italia in quest’arte e ha il pregio di saperla trasporre anche nella scrittura. Con «Specialist», il suo brano d’apertura, mette subito le cose in chiaro: «Qua nessuno mi assomiglia, faccio genere Ensi».

Sulla stessa scia «Benzo», un incastro perfetto tra il profluvio di rime del torinese e la base di Crookers. Ancor più degli altri, per una banale questione di longevità, Ensi si diverte a muoversi tra gli esordi e i pezzi più recenti: «Non ho un disco nuovo, eppure siete qui in tanti: per questo vi ringrazio». Il ritornello di «Boom Bye Bye» è un’esortazione giustificata, per lo spettacolo che il classe ‘85 mette in scena: «Vieni a vedermi live». Esperienza e talento a garanzia di uno show di qualità.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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