Perché i biglietti dei concerti si comprano sempre prima e costano di più

Soprattutto quando si tratta dei grandi live negli stadi, delle tournée internazionali e degli eventi estivi, la prevendita è lunghissima. Per esempio: per il 2027 sono già in vendita i biglietti per Olivia Rodrigo, Elisa, Vasco e i Blink
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Una fan di Harry Styles in attesa del concerto a Wembley - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Una fan di Harry Styles in attesa del concerto a Wembley - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Quando nel 2023 Lana Del Rey annunciò un concerto al Lido di Camaiore, mancavano solo sei giorni al live, eppure i 18mila biglietti andarono esauriti praticamente subito. Non c’era alcuna strategia di vendita: l’artista, molto genuinamente, aveva chiesto di potersi esibire in Italia «in qualsiasi modo» e così gli organizzatori la infilarono nel Festival La prima estate, facendole chiudere la kermesse. Lana Del Rey è un’eccezione, però: negli ultimi anni le prevendite dei concerti aprono con larghissimo anticipo rispetto a quanto avveniva in passato.

Le prevendite

A confermarlo è uno dei promoter italiani più noti, il bresciano Adolfo Galli della D’Alessandro&Galli, che organizzò – appunto – il concerto della cantante dalla voce ruvida e malinconica. «Sicuramente le prevendite ora durano più a lungo, ma non vale per tutti gli show. Per esempio, noi stiamo organizzando le date di un tour di un grande artista per novembre, è già confermato ma non l’abbiamo ancora annunciato, quindi la prevendita sarà breve. Ma dipende da artista e artista». Soprattutto, dipende anche dal periodo e dal tipo di concerto, dice Galli. «Per quanto riguarda gli spettacoli negli stadi, ci vuole tempo perché la gente si organizzi, soprattutto in estate, con le vacanze di mezzo e la gestione familiare o professionale. Dare tempo alla gente per capire come programmare la vita e il periodo estivo è uno dei modi per far sì che si vendano più biglietti. Quando apri le vendite dei biglietti troppo tardi, rischi di non riempirli. La statistica che vediamo noi è chiara: tutti gli eventi che vanno in vendita a marzo o aprile, in vista della stessa estate, vendono il 40% in meno rispetto a quelli venduti il novembre precedente. Negli ultimi due anni lo si è visto bene e la forbice si è allargata sempre di più. Bisogna tenerlo presente».

Un concerto della cantante Rosalia
Un concerto della cantante Rosalia

Dopodiché, ci sono invece quegli eventi – come accadde con Lana Del Rey – che giocano sull’annuncio dell’ultimo minuto. «Soprattutto – dice Galli – quando si tratta di grandi nomi. Se annunciassimo oggi un concerto dei Rolling Stones per la prossima settimana, sono certo che andrebbe comunque sold out. Ma sono eccezioni, date dal fatto che si tratta di artisti che si vedono pochissimo live (che ti fanno dire: “Torno indietro anche se sono in vacanza”) oppure anziani (che ti portano a pensare: “È l’ultima possibilità di vederli dal vivo”). In quest’ultimo caso, poi, spesso sono gli stessi cantanti a decidere di annunciare le tournée solo all’ultimo minuto, perché vogliono essere certi di essere in grado di sostenere un concerto».

I prezzi dei biglietti

Altra impressione, altra conferma di Adolfo Galli: i prezzi dei biglietti sono sempre più alti. «Purtroppo sì, ma è perché tutto è aumentato. Mi rendo conto che i concerti oggi si rivolgono purtroppo solo a quel pubblico che se li può permettere. E mi dà molto fastidio», ammette con amarezza. «Ma non ci si può fare niente». Basta fare qualche conto: «Una volta, i tecnici prendevano 16, 18 euro all'ora, oggi siamo sui 28, 30. Le camere degli alberghi? Sono tutte extra lusso, non trovi più niente che abbia un prezzo che non sia da cinque stelle. Quando ti va bene, sono 250 euro a notte. Il pullman per il tour prima costava 4000 euro a settimana, oggi 7000. Lo stesso artista parte con dei costi che sono il 30% più alti di prima, ai quali vanno aggiunti questi costi in loco».

E poi c’è la questione Brexit: «Gli artisti inglesi possono stare in Europa solo per 90 giorni, perché sono extracomunitari. La finestra quindi si stringe. Il risultato è che ci sono molti più artisti in concerto, ma con molte meno date. In queste condizioni, poi, giustamente scelgono le città con le proposte più allettanti. Ecco il perché dei numerosi concerti in nord Europa: hanno un’economia che è diversa dalla nostra, per noi è costoso anche solo andarci in vacanza. Lì i biglietti si vendono a prezzi anche più alti».

I concerti del 2027

Torniamo un attimo alle prevendite, però. Considerata la tendenza, non stupirà trovare già qualche biglietto in vendita per i concerti dell’estate 2027. Ci sono già per esempio Olivia Rodrigo a Milano in aprile, Elisa con il greatest hits «Soundtrack ’97-’27» a Campovolo), i Blink e Gracie Adams a Milano, Vasco Rossi ( i biglietti per il suo «giubileo» saranno in vendita dal 6 luglio), Achille Lauro, Olly

Olivia Rodrigo al Primavera Sound Festival di Barcelona - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Olivia Rodrigo al Primavera Sound Festival di Barcelona - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

«Noi abbiamo qualcosa su cui stiamo lavorando, ma non annunciamo ancora le date», dice Galli. «Spesso i nomi internazionali che vengono annunciati con così largo anticipo – come nel caso dei Blink – possono essere già messi in vendita perché propongono tournée internazionali che costringono ad annunci in contemporanea in Europa e nel mondo. Noi, tendenzialmente, quando ci sono tournée per l’estate successiva, aspettiamo l’inizio dell’autunno, in modo da non sovrapporre gli annunci a quelli dell’estate in corso. Cerchiamo di non alimentare un mercato già sofferente mettendo altro sul fuoco. Finché sono due o tre annunci va bene, ma strafare sarebbe sbagliato».

Brescia città dei concerti?

Oggi, peraltro, i grandi concerti passano dalle grandi città. Milano, Roma, Bologna. Amsterdam. Londra. Berlino. Eppure c’era un tempo durante il quale anche da qui passarono live epici, memorabili e incredibili. Elton John, David Bowie, i Cranberries, Alanis Morissette…

Viene quindi naturale una domanda un po’ impertinente, ma stuzzicante: Brescia potrà tornare a essere la città dei primi Duemila, la città dei grandi concerti (spesso organizzati proprio dalla D’Alessandro&Galli? «Non credo, perché non c’è la volontà politica». Nemmeno con il nuovo stadio Rigamonti? «Bisogna vederlo fatto. Quando sarà pronto e agibile (e solo se verrà costruito con l’intento che diventi una struttura non esclusivamente sportiva, ma adibita anche ad altro), valuteremo. Ma ora è inverosimile pensarci».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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