Il mulino della Motella raccontato da un libro nel Regno Unito

Lo stabilimento del Quattordicesimo secolo di Borgo San Giacomo è stato selezionato per il volume «Mills: Then & Now», che raccoglie le storie di 32 opifici molitori da tutta Europa
Emmanuele Andrico
Il mulino della Motella in una foto d'epoca
Il mulino della Motella in una foto d'epoca

Il mulino della Motella parla. Non tutti i giorni, ma parla. Quando scorre copiosa l’acqua nelle gore racconta storie a voce alta. Quando la roggia è in secca, sussurra appena. Come può stare zitto, con tutti i secoli che ha attraversato, tutto ciò che ha visto e la moltitudine di uomini che ha incontrato?

«Mulini di ieri e di oggi»

La notizia è che un importante ente anglosassone, lo «Spab Mills Section», lo ha scelto a rappresentare la grande famiglia degli opifici molitori sui territori del Regno Unito, dell’Irlanda e dell’intero continente europeo.

Sono 32 i manufatti selezionati, le cui immagini e storie sono state raccolte in un catalogo dato alle stampe proprio in questi giorni, un’opera a colori, rilegata in copertina morbida e composta da circa 130 pagine, dal titolo «Mills: Then & Now».

La copertina del libro
La copertina del libro

La storia del mulino della Motella

La storia dell’opificio affonda le sue radici nel secolo XIV, quando il Duca di Milano Bernabò Visconti, dopo aver sposato nel 1350 Regina della Scala facendola duchessa, volle omaggiarla con congruo dono di nozze: una smodata quantità di terre a ridosso delle sponde dei fiumi Oglio e Serio, tra Cremona, Brescia e Bergamo.

Nel 1380 la Duchessa di Milano cede a Prevosto Martinengo il feudo di Urago d’Oglio, incaricando della complessa operazione finanziaria il nobile Franceschino del Maiano. Nel 1391 tutte le proprietà site in terra bresciana di Regina passano ai fratelli Girardo e Antonio Martinengo. Quindi al ramo della Motella, precisamente a Taddeo, che sposerà Margherita Emili, madre di Tisbe Martinengo, moglie del grande condottiero Bartolomeo Colleoni.

Una parte del mulino della Motella
Una parte del mulino della Motella

Il Capitano diviene così, a sua volta, signore dei beni della Motella. Nel 1604 ne diventa proprietario Francesco Martinengo-Colleoni di Pianezza. Nel 1637 ereditano i nipoti Calini e Porcellaga, quindi i Pavia. Nel 1861 ecco arrivare i conti Pancera di Zoppola che terranno il feudo sino alla fine del XIX secolo. Proprietà che subiranno altri frazionamenti, passando ai nobili Peroni di Quinzano e, in parte, alle famiglie di agricoltori affittuari. Negli anni Trenta del Novecento l’opificio è gestito dai mugnai Vertua, che ne acquistano i due decimi. Tempi diversi e nuovi s’intrecciano man mano che ci si avvicina ai nostri giorni.

Nel 1958 gli ultimi mugnai, i Vertua, abbandonano il mulino, insieme a tanti altri dediti al lavoro sui campi, nella diaspora che vide le campagne spopolarsi. Nel 1998 il tetto crolla, i muri si aprono, l’umidità impera e dell’antica e vitale attività del mulino non resta nemmeno il ricordo.

Il recupero

Venuti a conoscenza dell’iniziativa dello «Spab Mills Section», gli attuali proprietari del mulino, i fratelli Gian Mario e Giacomo Andrico, hanno deciso di inviare un testo, scritto a quattro mani, in cui ne raccontano la storia secolare e gli anni della rinascita: l’acquisto, la ricerca, l’indagine, le ricognizioni, recupero della memoria e dei materiali ormai perduti, la voglia di capire e il definitivo recupero, portato a compimento insieme al padre Lino e a un gruppo di amici fidati.

La presidente della «Spab Mills Section», Carole Tyrrell Leith, a proposito del testo riferito al mulino della Motella si è espressa con entusiasmo: «È una variante interessante rispetto alle altre storie che mi sono state inviate. Un misto di storia, spiritualità e di ingegno».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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