«La mia Fata Turchina, mamma e guida tra archetipi e pregiudizi»

Lella Costa venerdì sera a Ponte di Legno per il festival Il Sentiero Invisibile rilegge la figura che Carlo Collodi ha messo accanto a Pinocchio
Elisabetta Nicoli
L'attrice Lella Costa - © www.giornaledibrescia.it
L'attrice Lella Costa - © www.giornaledibrescia.it

Lella Costa rilegge «Le avventure di Pinocchio» in omaggio all’autore Carlo Collodi a duecento anni dalla nascita ed è la Fata Turchina a farsi protagonista di una divertente divagazione in tema, tra stereotipi e magia salvifica, nello spettacolo atteso per oggi, venerdì 21 agosto, alle 21 nel Palazzetto dello Sport di Ponte di Legno. L’appuntamento è inserito nel programma del Festival culturale «Il sentiero invisibile», che arriva quest’anno alla quinta edizione con impegno condiviso tra Pro Loco, Biblioteca Civica a Associazione Oltreconfine. Direttore artistico è Stefano Malosso, per la serie degli eventi che vengono proposti ad ingresso libero.

A qualche domanda introduttiva alla serata risponde Lella Costa, autrice e interprete dello spettacolo «La Fata e Pinocchio».

Lella Costa, la Fata e Pinocchio saranno entrambi idealmente in scena?

Pinocchio è molto presente, ma poi la narrazione va per un’altra strada. Essendo all’inizio lo spettacolo centrato su Pinocchio, parto dalla fata per antonomasia, la Fata Turchina, poi però si parla di fate in senso più ampio. La Fata Turchina, unico personaggio femminile del libro di Collodi, è la mamma, la guida, la figura presente nell’immaginario maschile, buona e paziente, che se rimprovera lo fa con dolcezza e poi perdona: la figura che sospetto gli uomini vorrebbero nella realtà.

Com’è concepito lo spettacolo?

La mia non è una critica a Collodi, che credo sia uno degli scrittori più grandi della letteratura e ci ha lasciato pagine bellissime. È come un piccolo divertissement. Racconto, cito molto, commento, secondo uno dei miei modi di recitazione, un po’ esegesi e un po’ mimesi, tra le tante suggestioni dalla parola di Collodi. Tra divagazioni e provocazioni col sorriso spero di sollevare curiosità: che ci si possa chiedere da dove vengano certi archetipi e pregiudizi, perché di fate è pieno l’universo Disney, perché all’ambivalenza di fata e strega non corrisponde una duplicità al maschile, per la figura del mago che conserva una connotazione solo positiva. La lettura mi dà uno spunto per citare Gozzano, un autore quasi coevo a Collodi che ho amato molto.

Che cosa continua ad affascinare di Pinocchio oggi?

È un romanzo di formazione e, in una lingua ricchissima, Collodi racconta l’adolescenza maschile. Psicologia e psicanalisi credo gli debbano molto. Troviamo le magie della fiabe, gli asini e i grilli che parlano, il burattino trasformato in asino e con crudeltà infinita gettato in mare con la pietra al collo, che poi esce di nuovo burattino... C’è il desiderio di libertà, la trasgressione: il libro è un trattato sull’adolescenza, più efficace di molti approfondimenti in tema.

Come ritorna l’immagine della fata nell’immaginario femminile?

Le bambine d’oggi si vedono come principesse e come supereroi: spero mantengano la loro immaginazione su questo duplice binario, preservando la qualità salvifica della fata. Conto molto sulle bambine d’oggi.

In tutt’altra dimensione ritroveremo Lella Costa a Brescia, per la Stagione di prosa del Ctb.

Brescia mi manca da un po’ di tempo: è una città che amo molto, porterò «Lisistrata» a maggio. Questo spettacolo corale, impegnativo, è la commedia perfetta per tempi di guerre e desiderio di pace. Ci dice che se qualcuno può essere in grado di fare la pace, queste sono le donne.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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