Cultura

«Patria oh Patria»: Lella Costa al Teatro Marconi di Calcinato

Giulia Camilla Bassi
Appuntamento mercoledì alle 20.45. La musica di Astor Piazzolla prende forma con Cesare Chiacchiaretta al bandoneon e Giampaolo Bandini alla chitarra
Lella Costa - Foto Serrani © www.giornaledibrescia.it
Lella Costa - Foto Serrani © www.giornaledibrescia.it
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L’appuntamento è per mercoledì 10 dicembre, alle 20.45, al Teatro Marconi di Calcinato, che ospiterà «Patria oh Patria», il nuovo progetto teatrale di Lella Costa, ispirato alla raccolta di poesie «Datura» di Patrizia Cavalli (Einaudi, 2013), tra le voci che più hanno influenzato la lirica italiana dagli anni Settanta in poi.

Lo spettacolo intreccia versi e musica per interrogarsi su cosa significhi davvero «patria»: non un confine né un’istituzione, ma un sentimento di appartenenza che affiora nei luoghi, nelle voci, nelle abitudini che ci fanno sentire a casa, anche quando casa non è dove credevamo. I biglietti sono disponibili a 28 euro, posto unico.

Sul palco, accanto alla voce e al corpo di Lella Costa, la musica di Astor Piazzolla prende forma attraverso due interpreti d’eccellenza: Cesare Chiacchiaretta al bandoneon e Giampaolo Bandini alla chitarra.

Abbiamo incontrato Lella Costa per approfondire come si costruisce una «patria» nel teatro e nelle parole.

Come è nato l’incontro con le poesie di Patrizia Cavalli?

L’incontro è nato molti anni fa, quando avevo preparato un recital da portare in contesti particolarmente raccolti, intitolato “Femminile singolare”, in cui interpretavo poesie di poetesse italiane e straniere: Patrizia non poteva mancare.

L’ha conosciuta personalmente?

Ho avuto la gioia di conoscerla a Roma a casa di amici, era una grandissima poetessa e una donna molto simpatica.

E come è nata l’idea di fare delle sue poesie uno spettacolo?
Nel 2011, in occasione del centocinquantesimo Anniversario dell’Unità d’Italia, avevo fatto alcune brevi letture di estratti de “La Patria”, che è un meraviglioso piccolo poema. Quest’anno ho avuto voglia di riproporlo: l’ho presentato ai primi di settembre a Milano. Al Regio di Parma, con cui negli anni ho realizzato cose molto belle, l’idea è piaciuta e mi hanno chiesto di replicarlo; ora lo porto anche a Calcinato, con l’accompagnamento musicale.

Cosa l’ha colpita de «La Patria»?

È un piccolo poema veramente stupendo che mai come in questo momento con grande lievità e poesia – è il caso di dirlo – ci fa riflettere su alcuni sensi di appartenenza che magari vorremmo avere…

E cos’è la Patria per lei?

Penso che “nostra patria è il mondo intero”, come cantavano gli anarchici, sia un concetto bellissimo. Credo che la patria sia un luogo dell’anima, della mente, del cuore e dell’etica, a cui si sceglie di appartenere. Amo molto il mio Paese, certo, ma non sempre e non in modo incondizionato; tuttavia, i luoghi d’Italia e le persone mi sono carissimi, e in questo senso mi sento profondamente legata. Le iperboli del nazionalismo non fanno per me: per me Patria è soprattutto un concetto di comunità.

L’accompagnamento musicale cosa aggiunge?
Abbiamo pensato di usare “Italiani d’Argentina”, la bellissima canzone di Ivano Fossati, per tenere insieme questi due mondi apparentemente lontani, perché il lavoro di Piazzolla è molto incentrato sulla nostalgia, sulla patria come comunanza di suoni, di colori e di sentimenti. È un passaggio bellissimo e non scontato, soprattutto se lo si paragona agli inni nazionali, che spesso risultano più bellicosi e meno evocativi.

Cosa intende?
La cosa che mi colpisce di più è che, nell’Inno alla gioia di Beethoven scelto come inno europeo, la prima parola che risuona è “gioia”: meravigliosa. In molti altri inni nazionali i toni sono invece molto più guerrieri, forse dovremmo guardare di più in quella direzione.

E Piazzolla?

La nostalgia e la dolcezza di Piazzolla raccontano molto più di ciò che per molti è la patria: un luogo che si porta nel cuore, dal quale talvolta si è costretti a vivere lontani.

Cosa le piacerebbe che ogni spettatore portasse a casa con sé?

È una bella domanda. Spero che ognuno si porti via anche solo una cosa, ma che la senta propria. Non devo essere io a dire quale. C’è chi magari coglierà la bellezza di certi versi, chi si innamorerà delle scelte musicali, chi forse resterà colpito da questo invito a riflettere su cosa sia davvero la patria e cosa rappresenti per ciascuno di noi. Io spero che la bellezza della musica e delle parole sia, per ognuno, qualcosa che abbia reso valsa la pena uscire di casa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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