Nell’era delle grandi transizioni, dove i paradigmi cambiano di continuo e a ritmi accelerati, anche la coppia è vittima. Quanto meno la coppia intesa in senso tradizionale. E cartina di sole del fenomeno in atto, e forse ancora non del tutto emerso nella sua chiarezza, sono i giovani, anzi i giovanissimi. Matteo Lancini, il noto (e istrionico) psicologo e psicoterapeuta, di origini bresciane, va al cuore del problema nel suo ultimo libro «A volte ti amo» (Einaudi), di cui ha parlato, ospite di Librixia, in dialogo col direttore del Giornale di Brescia, Giorgio Bardaglio.
Intimità e timore della dipendenza
Il titolo già suona come una provocazione, quasi uno schiaffo con quel «a volte» a suggerire che, oggi, le relazioni non nascono nel mito del «per sempre», ma col realismo del «finché dura». «Da cosa è nato questo progetto? Perché – risponde Lancini – ho sempre scritto di relazioni, soprattutto degli adulti con i ragazzi. Uno dei temi di cui sento molto spesso parlare da questi ultimi è il sentirsi soli in mezzo agli altri. Il tema della solitudine è sottolineato in tutta la letteratura di riferimento. Perciò, dopo aver raccontato che cos’è una relazione autentica (nel precedente saggio “Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti”, ndr), sono andato al nucleo della relazione di coppia per le nuove generazioni, sempre più combattute tra il bisogno profondo di intimità e il timore di dipendere dall’altro».
L’evoluzione
A breve la coppia potrebbe non esistere più. Del resto, la gen Alpha è la prima nella storia dell’umanità a crescere in una dimensione in cui l’atto sessuale non è più necessario alla sopravvivenza della specie. Sicuramente, la coppia in senso classico è già scomparsa da tempo, come denota il passaggio dalla «relationship» alla «situationship».
Un mondo per il quale tante battaglie sono state ingaggiate (il femminismo, il superamento del patriarcato, il contrasto al maschilismo e le rivendicazioni di una autonomia individuale) si è infranto. «Ora – prosegue Lancini – la sensazione è che domini uno strapotere in una società, che qualcuno definisce social, nella quale il governo è una sorta di super sé, di cui solo vale il punto di vista, mentre l’altro non c’è, o deve esprimersi esattamente come decidi tu». Non è un caso se in Italia sono stati validati i patti prematrimoniali…
Un’emergenza
La coppia, dunque, va ridefinita. Inutile vietare (quale giustificazione per tutti i mali) l’uso del web a scuola o demonizzare l’Intelligenza artificiale. Si torna a quella che Lancini non esita a definire vera e propria emergenza. «Non sappiamo più ascoltare i nostri figli, li abbiamo sacrificati alle nostre esigenze. Abbiamo stigmatizzato due cose: che sono dipendenti da internet e che hanno dipendenze affettive. Ciò non è dimostrato in alcun modo. Piuttosto, noi adulti non siamo in grado di legittimare e marcare le emozioni: questa sarebbe la vera prevenzione, quel che serve fin da bambini per costituire la propria identità».



