La perdita di memoria, come tragica eventualità del nostro tempo, sfuma nell’ironico non detto con le tragicomiche disavventure della quotidiana amnesia di un nome, di una parola, della conclusione di una storiella. Parte da queste piccole dimenticanze che ci accomunano il percorso d’indagine dentro la propria storia e identità che Gioele Dix (coautore con Paolo Cananzi) mette in scena con «Arrivato a questo punto», nuovo di produzione del Ctb, per l’apertura al Teatro Sociale (ogni sera alle 20.30, fino a domenica 25 alle 15.30) della Stagione di prosa. Uno spettacolo introspettivo che parla a tutti, con la leggerezza dell’ironia in riuscito equilibrio tra divertimento e pensiero.
La scena spoglia color lavagna dà evidenza alla figura dell’attore ed è la potenza evocativa dei suoni, nel raffinato progetto sonoro di Hubert Westkemper, a supportare il suo teatro di parola. Custode più o meno fedele del vissuto di ciascuno, la memoria riaffiora da un suono, un rumore, una voce. Associazioni imprevedibili distolgono il racconto dall’ordine cronologico mentre il vissuto personale si mescola alle vicende pubbliche e ai cambiamenti avvenuti nel tempo trascorso. Sono le persone a prendere rilievo nel viaggio a ritroso: le più vicine con le loro voci, come il padre che rievoca il tempo della guerra e dell’Olocausto, come i nonni e l’amico, morto giovane e tale rimasto nel ricordo, insieme a quelle che si sono affacciate solo per un breve momento importante al proprio percorso o alle vicende di famiglia nelle calamità della Storia, nelle emozioni del primo amore e con l’aiuto offerto per la fuga in Svizzera.

La battuta interviene a tempo opportuno per allontanare rammarichi e nostalgie, aiutando a far pace con il cammino compiuto. Riporta al presente e al tempo ancora da vivere, su cui si sofferma l’annotazione finale. Dopo gli applausi calorosi, Gioele Dix ha riservato parole di apprezzamento per gli aiuti alla messa in scena, nella collaborazione con il Ctb che arriva, con questo, al quarto spettacolo. Ha aggiunto, per il direttore uscente Gian Mario Bandera, il personale ringraziamento condiviso con gli applausi del pubblico.


