Ci sono amicizie capaci di attraversare le epoche, di superare la formalità dei ruoli e di trovare nella musica il proprio linguaggio universale. Una delle più affascinanti del Novecento, anche per la statura dei due protagonisti, è senza dubbio quella tra Giovanni Battista Montini, salito al soglio pontificio e diventato Paolo VI, ora santo, e il maestro Agostino Orizio pianista di fama e fondatore del Festival pianistico internazionale di Brescia e Bergamo. Un legame autentico e sincero nato tra le montagne della Valcamonica e proseguito fino in Vaticano.

Il legame
Tutto ebbe inizio in una cornice informale e lontana dai protocolli: Ponte di Legno. Era questa la meta abituale delle vacanze estive sia per la famiglia Montini che per la famiglia Orizio. Tra una passeggiata e l’altra, nel silenzio delle montagne bresciane, nacque una solida familiarità che negli anni si sarebbe trasformata in una profonda stima reciproca. I due si compresero subito: l’uno vedeva nell’altro la stessa dedizione assoluta verso la propria vocazione, che fosse lo spirito o l’arte. All’origine della conoscenza tra Giovanni Battista e Agostino c’era stato un altro Montini, Giorgio figlio di Lodovico e quindi nipote del futuro pontefice.
Il legame si intensificò notevolmente negli anni Cinquanta, quando Montini venne nominato arcivescovo di Milano. In quel periodo, Orizio era nel pieno della sua carriera concertistica e amava testare i propri repertori esibendosi nei seminari lombardi. L’arcivescovo era spesso lì, confuso tra il pubblico, ad ascoltare l’amico.
Il rapporto superava di gran lunga la semplice ammirazione formale: Montini era di casa nel salotto del musicista. A testimoniarlo è una preziosa nota autografa dello stesso futuro Papa, che nel suo diario personale, in data 1957, annotava con semplicità: «Cena e musica nella casa ospitale di Agostino Orizio».

Fu proprio grazie all’intercessione di Montini che il pianista bresciano ottenne, in quegli anni, un incontro privato con papa Pio XII, di cui il futuro pontefice bresciano era stato strettissimo collaboratore in Segreteria di Stato.
L’elezione di Montini al papato nel 1963 non raffreddò l’amicizia, ma la portò su un palcoscenico globale. Il momento più alto di questa unione artistica e spirituale si consumò l’11 ottobre 1966. La città di Brescia organizzò un concerto d’onore in Vaticano per il suo Papa. Nella sala del concistoro del Palazzo apostolico, Paolo VI assistette a un evento irripetibile: sul podio c’era Agostino Orizio a guidare l’orchestra, e al pianoforte sedeva un altro titano della musica bresciana e mondiale, Arturo Benedetti Michelangeli.

Al termine della serata, spogliatosi delle vesti pubbliche, il pontefice si trattenne in un affettuoso colloquio privato con la moglie di Orizio, Luciana Babini, lasciandole un consiglio intriso di umanità: supportare sempre, con infinita pazienza, la complessa vita quotidiana di un grande artista. Luciana raccontò infatti che papa Montini le suggerì le doti «che deve avere la moglie di un artista, tra cui, innanzitutto la pazienza e il tatto. Consigli preziosi che spero di aver messo in pratica durante la lunga vita insieme al mio Agostino».
Anche dopo la morte di Paolo VI nel 1978, il maestro Orizio ha continuato a mantenere vivo il ricordo dell’amico attraverso il linguaggio che li aveva uniti: la musica. Il Festival pianistico è diventato il veicolo per eccellenza di questo omaggio perpetuo.
Eredità

Orizio ha diretto due storici concerti commemorativi davanti ai successori di Montini: uno maestoso, e irripetibile, nel 1997, nell’Aula Paolo VI, per il centenario della nascita davanti a Giovanni Paolo II; e nel 2007, a Castel Gandolfo, al cospetto di Benedetto XVI. Sabato a Castel Gandolfo la bacchetta da direttore d’orchestra sarà nelle mani di Pier Carlo, figlio di Agostino, attuale direttore artistico del Festival pianistico.

A sessant’anni da quel primo concerto, ancora una volta suonerà l’ideale spartito di un’amicizia bresciana nata tra i monti e rimasta eterna.




