Musica

Festival pianistico: dal Caucaso a Shostakovich, apertura di grande forza

Eva Gevorgyan ha inaugurato al Massimo cittadino la 63esima edizione del Festival Internazionale
Marco Bizzarini
La prima del Festival pianistico al Grande
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La prima del Festival pianistico al Grande

Note d’oriente armene e russe, al teatro Grande, per la brillante inaugurazione del 63.mo Festival pianistico di Brescia e Bergamo.

La scelta di affidare l’apertura alla giovane pianista Eva Gevorgyan e all’Orchestra Nazionale Armena diretta da Eduard Topchjan si è rivelata programmatica oltre che felice. Presentatasi con un organico molto ampio, a occhio un’ottantina di musicisti, la compagine sinfonica ha subito immerso il pubblico nelle atmosfere sensuali del Caucaso con la suite dal balletto «Spartaco» di Aram Khachaturian. Percussioni in evidenza (inclusi xilofono e glockenspiel) nei Baccanali, flauto e oboe nel seducente Adagio, infine la «Danza delle fanciulle Gaditane» che ricorda vagamente il Boléro di Ravel con il suo disegno ostinato e i suoi progressivi accumuli di sonorità.

La solista

È quindi apparsa sul palcoscenico – sorridente, sicura di sé, capelli lunghissimi – la solista Eva Gevorgyan per affrontare il Concerto n. 1 per pianoforte di Cajkovskij. Opera celebre e nel contempo sempre insidiosa, anche per la sua fortuna esecutiva, il Concerto richiede non solo un'eccezionale solidità tecnica ma anche la capacità di restituire quel «vasto paesaggio emotivo» di cui la stessa pianista ha parlato nell’intervista rilasciata al nostro giornale.

Entrambi gli obiettivi sono stati raggiunti tramite un impulso esuberante, ma all’occorrenza trasformato in un fraseggio maturo e rifinito. Suonare così a ventidue anni: tanto di cappello. Lungamente applaudita, la pianista russo-armena si è congedata con due bis: una virtuosistica Fantasia sulla «Carmen» di Horowitz e la fascinosa «Elegia» del compositore connazionale Arno Babajanyan.

La seconda parte

Nella seconda parte del concerto l’Orchestra Armena e il suo direttore hanno eseguito con profondità e slancio la monumentale Decima Sinfonia di Shostakovich (proposta probabilmente per la prima volta a Brescia), con la sua irrisolta ambiguità tra tensione introspettiva e apparente luminosità finale. Grande successo. Riascolteremo volentieri la stessa formazione orchestrale nel concerto di mercoledì sera.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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