Un atto di fiducia nella vita e nel futuro. Così la direttrice artistica e deus ex machina Daniela Mena definisce la 24esima Rassegna della Microeditoria, in programma sabato 7 e domenica 8 novembre negli spazi liberty di Villa Mazzotti a Chiari (porte aperte gratuitamente dalle 9.30 alle 19.30). Sulle tracce del fil rouge pirandelliano «Una, nessuna, centomila storie» l’edizione 2026 interseca importanti ricorrenze che sostanzieranno lo scheletro di un programma declinato in 126 eventi, e che catalizzerà la presenza di oltre novanta editori indipendenti provenienti da tutta Italia. Nel Bresciano porteranno migliaia di titoli e decine di cataloghi con cui contribuiscono a preservare quella «bibliodiversità» che è patrimonio culturale e faro che ha guidato la rassegna fin dalle sue origini.
Allargare lo sguardo
Tra sale conferenze, spazi espositivi, mostre, laboratori per i piccoli e incontri divulgativi, il pubblico potrà confrontarsi con alcune delle voci più autorevoli del panorama nazionale, sempre grazie al lavoro di organizzazione e cesello fatto dall’associazione culturale L’Impronta col supporto del Comune e il sostegno di numerose realtà amiche. Ad inaugurare la manifestazione sarà Carlo Cottarelli, protagonista venerdì 6 novembre alle 17.30 dell’incontro di apertura all’Istituto Salesiano San Bernardino, che contestualmente festeggia il suo secolo di vita. Nel corso del fine settimana si alterneranno poi gli interventi di Nicola Gratteri, suor Azezet Kidane, Giuseppe Lupo, Antonio Caprarica, Massimo Giannini, Antonella Viola, Moni Ovadia, Giovanni Grasso, Paolo Berizzi, padre Ermes Ronchi, Francesco Permunian, Luca Novelli, Barbara Schiavulli e La Stanza Zen, insieme ad altri numerosi scrittori, studiosi e divulgatori per un percorso che si allarga ad includere scienza, economia, attualità, memoria storica, sostenibilità e innovazione tecnologica.
Dediche ed echi
Se la dedica principe è al Nobel bresciano Camillo Golgi, nel centenario della morte, tra i grandi anniversari figurano il bicentenario di Collodi e Giuseppe Zanardelli, i cento anni di Dario Fo, il centenario del Nobel a Grazia Deledda, i dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco e gli ottant’anni della Repubblica e del voto alle donne. Inoltre, si ricorderanno alcune figure recentemente scomparse che hanno legato il proprio nome alla cultura bresciana: il poeta Lino Marconi e la docente Luisa Cancarini.

Complesso sarebbe entrare nello specifico di un programma che spazia dai laboratori per bambini alle mostre – su tutte «L’immagine della festa» alla Fondazione Morcelli Repossi che espone una cinquantina di preziose incisioni dal ’400 all’800 di Giulio Romano, Bruegel il Vecchio e Tiepolo; e le «Copertine di Antonio Pronostico» al Museo della Città – e arriva a comprendere la gara di lettura fra classi di scuola secondaria che sarà presieduta da Piero Dorfles e l’ambìto concorso Microeditoria di Qualità promosso attraverso la Rete Bibliotecaria Bresciana.
Novita e anteprime
Citiamo però tra le novità più significative l’approfondimento dedicato all’IA. La sezione «Cultura Digitale» convoglierà esperti, amministratori e studiosi a partire dall’europarlamentare Brando Benifei, tra i protagonisti del percorso che ha portato alla definizione dell’AI Act. Una scelta d’avanguardia testimoniata anche dal talk «Il lavoro è uno spazio intimo: nel mondo di OnlyFans» col docente e sociologo dell’economia Niccolò Casnici. Tra le chicche internazionali spicca la presenza del console generale del Cile per la prima traduzione italiana di «Racconti per gli uomini che sono ancora bambini» di Teresa Wilms Montt a cura di Alba Edizioni. Torna invece per il secondo anno il «Fuori Microeditoria» che da Villa Mazzotti si apre alla città.

Il 7 novembre le chiesette di riferimento delle quattro Quadre medievali ospiteranno altrettanti appuntamenti letterari: alle 20.30 «San Francesco e le sue amiche» (Chiesa di s. Orsola), «Es lo mismo» (San Rocco), «Santapolenta!» (Chiesa Ss. Trinità) e «I morti non mi sono mai piaciuti» (Chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo). A stringere le fila di questo enorme presidio territoriale sono le parole del presidente di Impronta, Paolo Festa, che ricorda come in questa storia radicata ci sia, per citare Eugenio Montale, «un più in là scritto in tutte le cose». Ovvero un futuro con altre storie ancora da scrivere. Una scommessa civile condensata nel richiamo di Daniela Mena all’ottimismo di Dacia Maraini e all’auspicio di una Microeditoria 2026 che vuole essere un ostinato e lucido atto di fiducia nel domani.




