È morto nel cuore della notte Lino Marconi, decano dei poeti bresciani. Nel letto della sua casa, nel cuore del centro storico di Chiari. Aveva compiuto 97 anni lo scorso giugno e fino alle ultime ore ha tenuto sul comodino il taccuino dove incessantemente cercava la parola giusta, in verso esatto, per l’ultima poesia. Ha scritto fino agli ultimi giorni.
L’ultimo suo appuntamento pubblico era stato il 13 febbraio, alla Fondazione Morcelli-Repossi di Chiari, istituzione culturale alla quale era particolarmente legato, in occasione delle festa patronali della cittadina. La serata era dedicata alla presentazione dell’ultima raccolta delle sue poesie dialettali e Lino Marconi l’aveva affrontata con una vitalità ed una freschezza sorprendenti. Anche per questo, la notizia della sua morte ha colto tutti di sorpresa.
Lino Marconi non solo era il più longevo dei poeti in dialetto bresciano, ma era anche figura di spicco di una scuola che sfuggiva alla tentazione di essere «nipotini del Canossi». La sua era una sfida aperta, alle prese con una lingua ruvida e dura. Al centro della sua ricerca il tentativo di dare una forma scritta condivisa ad un dialetto spesso assai diverso, paese per paese, ma anche e soprattutto il modo per descrivere sensazioni, emozioni, riflessioni e concetti in una lingua che ha solo i vocaboli della concretezza contadina, senza espressioni astratte. Per questa ragione, tra i molti riconoscimenti ottenuti, il premio nazionale dedicato ai dialetti italiani, ricevuto in Campidoglio a Roma nel 2016.

Maturità classica all’Arnaldo, laurea in Medicina, aveva lavorato come anestesista e rianimatore all’ospedale di Chiari, prima di dedicarsi alla medicina legale. Si era innamorato della poesia con una passione crescente, che lo ha portato a pubblicare 24 raccolte di componimenti in italiano e in dialetto. Una passione affrontata all’inizio con baldanza e spensieratezza giovanile e poi diventata sempre più profonda, fino a diventare impegno quotidiano e quasi ragione di vita, conquistando un’attenzione del mondo letterario e accademico che lo ha portato alla ribalta nazionale. Poeta lirico con una inconfondibile musicalità dei versi, pochi come Lino Marconi sono riusciti a sondare l’animo umano usando il dialetto come lingua del cuore, ma anche dell’anima.



