La campagna avviata per obbligare i partiti a indicare nei loro programmi elettorali quanto costano le misure promesse agli italiani e da dove prenderanno le risorse per realizzarle, ha superato le 100mila firme. Un risultato che ieri Carlo Cottarelli, tra i promotori dell’iniziativa insieme alla Fondazione Luigi Einaudi, ha celebrato sul palco dell’auditorium San Barnaba. «Troppo facile promettere il taglio le tasse: ditemi dove prendete i soldi», ha incalzato l’economista sollecitando ancora una volta tutti i rappresentanti dei partiti (senza distinzione di bandiera) a una presa di responsabilità.
Cottarelli ha iniziato la sua carriera al Fondo monetario e successivamente ha anche ricoperto il ruolo di commissario per la revisione della spesa pubblica in Italia. Nel 2023, dimessosi dal Senato in disaccordo con il Partito Democratico per dedicarsi ad altre attività ha comunque portato avanti la sua crociata sulla trasparenza dei conti pubblici. Da un lato con la petizione «Quanto mi costa?» per rilanciare appunto il disegno di legge che porta il suo cognome e dall’altro lato pubblicando articoli e libri di divulgazione economica. Anche l’ultimo suo manuale dedicato a «L’economia facile. Risposte semplici per capire il mondo» (ed. Solferino) è stato scritto con quest’intento.
L’operazione
Dopotutto la trasparenza è il presupposto e lo strumento fondamentale che rende la conoscenza accessibile, trasformando un flusso di dati grezzi in un patrimonio collettivo di consapevolezza. Un concetto che ha messo bene in evidenza ieri sera Emilio Del Bono, lodando l’impegno di Cottarelli: «Con questo lavoro pedagogico, che io considero fondamentale, sono poche le personalità, come quelle di Cottarelli, che hanno la pazienza di girare l’Italia per incontrare persone di tutte le età, compresi ragazzi e ragazze. Il nostro Paese ha bisogno di non smarrire la conoscenza: purtroppo oggi è più facile usare qualche slogan convincente che essere persone serie e parlare in modo argomentato».
«L’educazione finanziaria come può attrarre i giovani?» ha chiesto a tal proposito Gloria Torri del Collegio universitario Luigi Lucchini, che ha animato l’incontro insieme a Del Bono. «L’obiettivo di questo libro era proprio quello di raggiungere un pubblico più ampio di quello che spesso mi legge - ha replicato Cottarelli -, anche per questo motivo non ho messo tanti numeri, che spesso spaventano i lettori. È indispensabile conoscere un po’ l’economia: non ci possiamo sempre fidare degli altri o di quello che ci dice la banca». Da lì in avanti, l’economista originario di Cremona dal palco del San Barnaba ha tenuto una lezione di «economia di base», che ha raccolto la massima attenzione del numeroso pubblico bresciano accorso alla presentazione del suo libro.
Non solo debito
«Il deficit è l’acqua che scende dal rubinetto, il debito è l’acqua che sta nella vasca da bagno: finché voi non avete chiuso il rubinetto, ossia finché non azzerate il deficit, il debito aumenta. E sapete qual è l’ultimo anno in cui l’Italia ha chiuso il rubinetto? Qualcuno penserà a Monti, invece è stato nel 1925 (quando c’era lui...), poi abbiamo riportato un deficit dopo l’altro ...» ha spiegato Cottarelli. «Avere il debito alto è un problema? Di sicuro è un rischio - ha continuato -. Allora come si fa a ridurre il rischio? Il modo migliore è attraverso la crescita economica, che necessita di riforme. Solo se renderemo l’Italia un posto dove è più facile fare impresa e fare crescere l’economia risolveremo il problema del debito pubblico».
Cottarelli, anche nella veste di direttore del programma per l'educazione nelle scienze economiche e sociali e dell'Osservatorio sui Conti pubblici italiani dell'Università cattolica di Milano, ha indicato quattro riforme urgenti.
La prima mira alla riduzione della burocrazia, la seconda all’alleggerimento della tassazione, la terza punta a trovare una soluzione del costo dell’energia e la quarta va a sostegno delle imprese per reperire manodopera.
«Io credo inoltre sia importante tenere un sistema di welfare adeguato - ha concluso -. Siamo un paese avanzato, siamo un paese europeo e avere un welfare importante è essenziale. La domanda è: si può? Dobbiamo tenere in considerazione che noi abbiamo delle tasse molto elevate: la pressione fiscale ha raggiunto il livello più alto degli ultimi 20 anni. Io credo che possiamo ridurre un po’ la pressione fiscale per ridurre la spesa pubblica senza andare a intaccare lo Stato sociale. Però anche fare questa cosa richiede una volontà politica, che si può materializzare soltanto se c’è stato un passaggio elettorale, cioè la revisione della spesa non la puoi fare chiamando il tecnico come il Cottarelli di turno e fargli fare un elenco di cose che poi il politico dice politicamente queste cose non le puoi fare. Non le puoi fare politicamente perché non hai detto agli elettori di eleggerti per ridurre le tasse e ridurre un po' la spesa pubblica. Allora non si può fare. Punto».


