«Che c’azzecca – si chiederebbe un partenopeo (ma anche, tanto per dire, un abitante di Torre del Greco o di Casoria) – Pozzuoli con il dialetto bresciano?». Nulla, sennonché il nome della cittadina campana e uno dei termini che il bresciano usa per designare i bambini – pütì – secondo alcuni potrebbero entrambi derivare dallo stesso termine latino: putere, puzzare. «Ma come?! – si dirà –. I bambini, così teneri e carini… un verbo così brutto e volgare?».
Beh, lasciate per un paio di giorni un bambino senza accudirlo e senza fargli il bagnetto e capirete il perché! Insomma, pütì, secondo questa prima teoria, avrebbe a che fare con il latino putidus, ovvero puzzolente. Grazie al cielo, c’è un’altra ipotesi più gentile (e sicuramente più vicina al vero), quella che fa derivare il nostro pütì dal latino putus (o *puttus), che rimanda al più comune puer, che vale semplicemente bambino (si pensi all’italiano putto).
In questo caso si tratta di una radice ben attestata nelle lingue indoeuropee; la ritroviamo, ad esempio, nel greco pàis, con identico significato, o anche nel sanscrito – il latino dell’India – putro (figlio).
Dimenticavo: anche sull’etimologia di Pozzuoli non tutti sono d’accordo… con la puzza (in questo caso quella delle esalazioni sulfuree!); qualcuno pensa ai puteoli, i piccoli pozzi, da cui escono comunque quelle stesse esalazioni. Non dimentichiamo che il bresciano ha anche una lunga lista di vocaboli per indicare le prime età dell’uomo: s-cet, pòpo, matèl, gnàro, bocia… tutti inodori!




