Ctb, il nuovo direttore Chiodi: «Arrivo a Brescia, ma la sento già casa»

L’eredità lasciata da Bandera, i nomi che porterà, i laboratori per le maestranze e l’apertura alle nuove generazioni: il regista e direttore artistico racconta la sua visione per il teatro stabile della città
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Il regista e direttore artistico Andrea Chiodi - Foto Luca Del Pia
Il regista e direttore artistico Andrea Chiodi - Foto Luca Del Pia

Il «Riccardo III», il «Malato immaginario», «Sogno di una notte di mezza estate», le «Troiane» di Euripide. E poi «Valeria e Youssef», l’»Ecuba» di Marina Carr, «The children», «Una bestia sulla luna». Con il Centro teatrale bresciano il regista Andrea Chiodi aveva già lavorato diverse volte. Conosce quindi bene Sociale, Mezzadri e Borsoni; conosce la città; conosce la sua storia teatrale e conosce le dinamiche dell’organizzazione, oltre che della regia. È un artista, un tecnico, un organizzatore. E ora è anche il direttore artistico del teatro stabile cittadino: dal primo novembre sarà lui a ricoprire il ruolo che era stato lasciato scoperto da Gian Mario Bandera, che dopo dieci anni ha deciso di lasciare il posto a qualcun altro per ragioni personali. Bandera che – per longevità di incarico e perché bresciano – lascia un’eredità non da poco. Chiodi – assicura – non la vuole snaturare. Anzi: vuole valorizzarla ed espanderla, aprendo Brescia alle giovani generazioni pur mantenendo lo zoccolo solidissimo della sua tradizione teatrale.

Prima regista e poi direttore artistico. Quando ha capito che queste sarebbero state le sue strade?

Intorno al 2014, quando ho iniziato a lavorare con Carmelo Rifici al Lac di Lugano. I cinque anni da assistente alla direzione sono stati un’occasione di formazione importante, oltre al mio lavoro alla regia. Ho capito che costruire le stagioni, organizzare le produzioni e valorizzare gli artisti era bellissimo. È come curare tante regie per un grande racconto fatto da altri artisti. Dopodiché ho fatto esperienza alla direzione artistica del Festival del Sacro Monte di Varese e del Giuditta Pasta di Saronno.

A proposito: ora che è direttore del Ctb, cosa accadrà al Giuditta Pasta?

È stato un lavoro prezioso, cercherò di accompagnarlo lungo la stagione che ho costruito.

Bandera è bresciano, lei di Varese. Quanto conta di vivere la città, concretamente?

Il più possibile. Credo sia molto importante calarsi nel territorio. È una città che già ho molto frequentato, ci ho fatto le mie produzioni più grandi e belle, anche nel periodo difficile del Covid. La sento già casa, ma ora ci starò di più. L’idea è di venire stare a Brescia sempre, compatibilmente con i momento in cui viaggerò, anche per vedere spettacoli.

Andrea Chiodi - Foto Masiar Pasquali
Andrea Chiodi - Foto Masiar Pasquali

Il bando per l’individuazione del nuovo direttore del Ctb è uscito poche settimane fa, dopo la notizia (piuttosto inaspettata) delle dimissioni di Bandera. Quando si è detto «Sì, mi candido»?

Quando è uscito il bando ho pensato subito di volermi candidare perché il Ctb è davvero un teatro che mi sta molto a cuore. L’ho detto anche alla presidente Camilla Baresani: credo di essere uno dei registi italiani più legati a voi. Qui ho lavorato con Elisabetta Pozzi, Maria Paiato, Tindaro Granata… E poi ho portato gli spettacoli in tutta Italia. Mi sentivo pronto. E poi conoscevo bene il lavoro fatto finora: Bandera è stato il mio direttore. Sapevo che sarei arrivato in un luogo a me familiare, ma soprattutto solido, con un bel percorso alle spalle. Devo entrare nel solco di Gian Mario.

Si aspettava la nomina?

Fino all’ultimo ho atteso con serenità. Desideravo che fosse il coronamento di un percorso artistico serio. Ho lavorato bene con il Ctb, gli spettacoli hanno avuto successo, quindi ci speravo. La nomina arriva alla fine di un percorso e il pubblico mi conosce. È molto bello.

Ha già accennato al solco lasciato da Bandera, in cui vuole infilarsi, pur portando la sua visione. Qual è l’eredità che vuole raccogliere e valorizzare?

La grande attenzione al pubblico, al territorio, alla città, alla relazione con le istituzioni. Credo che i teatri siano poli essenziali della cultura di una città. Brescia ne ha diversi e mi piacerebbe continuare e ampliare la collaborazione con gli altri enti culturali, per creare forza. E poi continuare il lavoro con i grandi nomi del teatro, portando la nuova drammaturgia contemporanea, i giovani artisti e la commistione di linguaggi. Il Borsoni per esempio può essere una fucina di conoscenza del teatro e luogo di contaminazione. E poi Brescia è una città laboriosa: mi corrisponde. Immagino dei laboratori dedicati ai mestieri del teatro. Qui ci sono eccellenze di trucco, parrucco, scenotecnica… Perché non creare una scuola per crescere le maestranze?

A tal proposito, sono anni che si parla di carenza di personale tecnico nel settore…

Infatti. Potrebbe essere un’occasione.

Tra i suoi tratti distintivi – e lo si vede bene nelle sue regie – c’è l’ossessione per l’estetica. Come emerge questo aspetto nella direzione artistica?

Continuerò ad avere cura anche per le cose che costruirò io, proseguendo il lavoro di regista e artista, magari in forme diverse (come gli incontri con studenti e gli approfondimenti: vorrei essere presente nel racconto della stagione). Per quanto riguarda la costruzione della stagione, lavorerò su un’immagine che corrisponda alla mia visione, collaborando con artisti e curando l’immagine del teatro in città, ma anche fuori dalla città.
Vorrebbe attirare a teatro anche le province limitrofe?

Sì, e in generale aprire il Ctb al panorama nazionale. Già lo fa, naturalmente. Anche perché quello di Brescia è un teatro molto amato dal teatro italiano. Pensiamo alla storia del Ctb, a Castri, Lievi, Branciaroli… E poi una cosa curiosa mi lega al Ctb: io sono stato allievo di Piera Degli Esposti, uno dei primi spettacoli fu proprio con Castri alla Loggetta.

La notizia è fresca, ma immagino che abbia già in mente qualche nome che le piacerebbe portare qui.

Vorrei continuare il lavoro con i grandi artisti e artiste che il Ctb ha sempre ospitato. Sono fortunato: ho già curato regie con Pozzi e Paiato, le più grandi attrici del teatro italiano. Sono di casa a Brescia e vorrei che restasse così. Ci sono poi gli artisti legati al territorio (per nascita o per i lavori che qui hanno curato) ma che ormai sono nazionali: pensiamo a Fausto Cabra, Fabrizio Sinisi, Marco Archetti, Angela Demattè… Poi i giovanissimi: Alessandro Bandini (promettentissimo, che ha portato il suo lavoro su Testori al Mina Mezzadri); Giovanni Ortoleva; Fabio Condemi… E la grande regia contemporanea di Carmelo Rifici e Antonio Latella. Non voiglio snaturare ciò che è il Ctb e ciò che ha fatto Gian Mario Bandera. Voglio tenere alto il livello, contaminando con il contemporaneo.

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