Cultura

Al Mina Mezzadri in scena «Per sempre»: l’amore epistolare di Testori

Elisabetta Nicoli
L'autore Alessandro Bandini parla della pièce che racconta la storia tra lo scrittore e il gallerista parigino Alain Toubas: «Attravero la poesia Giovanni Testori vuole volgere verso l’eternità la sua storia d’amore»
Alessandro Bandini in Per sempre - Foto Masiar Pasquali © Lac Lugano arte e cultura
Alessandro Bandini in Per sempre - Foto Masiar Pasquali © Lac Lugano arte e cultura
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L’amore che si fa poesia è un modo per vincere la caducità della vita. Un amore impetuoso trabocca dalla corrispondenza tra Giovanni Testori e Alain Toubas, giovane mercante d’arte e gallerista parigino. Traducendola dal francese per la prima volta, Alessandro Bandini scopre in quel vissuto totalizzante le radici profonde della scrittura poetica, all’origine dell’opera «I Trionfi».

La ricerca si fa teatro, nello spettacolo «Per sempre», primo titolo in scena per il 2026 nella cinquantaduesima Stagione del Ctb. Per la rassegna «Nello spazio e nel tempo. Palestra di teatro contemporaneo», sarà al Teatro Mina Mezzadri di contrada Santa Chiara 50/A da mercoledì 7 e fino all’11 gennaio, tutti i giorni alle 20.30, la domenica alle 15.30. Lettere e cartoline inedite, dediche private, oltre a parole prese da «I Trionfi», entrano nella drammaturgia di Alessandro Bandini, che se ne fa interprete nello spettacolo prodotto da Lac (Lugano Arte e cultura), Centro teatrale bresciano, Piccolo Teatro di Milano, Emilia Romagna Teatro, in collaborazione con Casa Testori, Institut Culturel Italien de Paris, La Corte Ospitale di Rubiera. All’autore e interprete abbiamo rivolto alcune domande introduttive.

Bandini, che cosa ci annuncia il titolo «Per sempre»?

Il desiderio dell’artista, che cerca di volgere verso l’eternità la sua storia d’amore, attraverso la creazione dell’atto poetico. Non era mia intenzione entrare dentro il privato della vicenda, ma ricostruire una sorta di dizionario per decodificare la poesia de «I Trionfi», ricca di rimandi ai luoghi e di riferimenti. Le lettere sono un’opera non finita, terminano nel ’62 quando Alain si trasferisce a Milano e iniziano a vivere insieme. Ci permettono di assistere all’origine di questo amore; nei «Trionfi» troviamo cosa ha fatto scaturire.

Una scena di Per sempre - Foto Masiar Pasquali © Lac Lugano arte e cultura
Una scena di Per sempre - Foto Masiar Pasquali © Lac Lugano arte e cultura

Come si è sviluppato il suo lavoro di ricerca?

Ricordo che rimasi molto colpito dai dodicimila versi dei «Trionfi», per una sensazione mista di carne e sangue, angelismo e furia. Dopo l’arrivo dell’epistolario a Casa Testori, nel 2021, ho chiesto di poter accedere. Tra il ‘49 e il ‘52, arrivando a scrivere anche quattro lettere al giorno, Testori ne ha inviate più di 1100, quelle di Alain sono circa 900. Il mio lavoro si è incentrato sul racconto di un’inesorabile febbre, che ha comportato il bisogno di scrivere poesia: le lettere segnano il passaggio ai «Trionfi», che sono del ‘65. Ci dicono quanto la folgorazione d’amore può entrare dentro: Testori ha cercato di trasformarla in arte.

Quali linee ha seguito nella composizione della drammaturgia?

Non mi muovo per cronologia, uno schermo appeso restituisce la datazione delle lettere. Non c’è l’intento di raccontare una storia, ma di offrire uno strumento per riascoltare la poesia dei «Trionfi». C’è stato un grande lavoro di ricerca, ho ritenuto giusto che lo spettatore si muovesse con me nella restituzione di questo lavoro. I temi si sviluppano grazie alla lettura della poesia e ai rimandi, attraverso lo schermo. Ciò che impressiona è la forza dell’amore: per me è diventato un motore nuovo, nel modo di leggere Testori, lo squarcio nell’anima che ha permesso di creare poesia.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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