Mastandrea a Brescia: «Non c’è niente di più forte della realtà»

Il regista Gabbriellini e l’attore hanno presentato «La città dei vivi», ispirato all’omicidio Varani, al Cinema Moretto e al Cinema Sociale
Cristiano Bolla
«La città dei vivi» al Moretto con Valerio Mastandrea
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«La città dei vivi» al Moretto con Valerio Mastandrea

Nel marzo del 2016 un caso di cronaca nera sconvolse l’Italia. Luca Varani, 23 anni, venne ucciso a Roma da Manuel Foffo e Marco Prato al termine di giorni segnati dall’abuso di alcol e droghe. Un delitto la cui efferatezza e apparente assenza di movente lasciarono dietro di sé soprattutto una domanda: perché? Dieci anni dopo quella storia rivive sul grande schermo in «La città dei vivi», film diretto da Edoardo Gabbriellini e liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Nicola Lagioia, presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 83 e in arrivo nelle sale dal 1° ottobre. Il regista e Valerio Mastandrea hanno accompagnato il film al Cinema Moretto e al Cinema Sociale di Brescia, raccontando al pubblico il delicato lavoro necessario per riportare quella vicenda al cinema.

La storia di Luca

Rispetto alla complessa indagine condotta da Lagioia nel libro, Gabbriellini ha scelto infatti di tirare un filo rimasto quasi invisibile: non un racconto del delitto e dei carnefici, ma di Luca prima che diventasse un nome di cronaca. «Abbiamo deciso di raccontare la storia solo dal punto di vista della vittima, che spesso, nella speculazione e nello sciacallaggio intorno a questi fatti, è a mio avviso l’elemento più trascurato», ha spiegato. L’obiettivo era entrare «nella vita e nell’intimità di questo ragazzo e di questa famiglia, prima diventasse semplicemente un crimine, una notizia».

«La città dei vivi» prende le distanze dalle forme più morbose del true crime: «Non ho nessun interesse voyeuristico e morboso nei confronti del fatto di cronaca», ha sottolineato Gabbriellini, ricordando come «spesso nei fatti di cronaca la violenza e i carnefici sono sempre gli elementi più sexy». Il film percorre allora la direzione opposta: la violenza resta ai margini, mentre al centro ci sono un ragazzo, la sua famiglia, gli affetti e quel momento incerto dell’esistenza nel quale tutto sembra ancora possibile.

Non un biopic

A interpretare Luca è Emanuele Maria Di Stefano, mentre Mastandrea presta il volto al padre Giuseppe Varani. Anche per l’attore la distanza dalla semplice imitazione del reale è stata fondamentale: «Non ho fatto nessuna indagine biografica, perché non considero questo un biopic». Mastandrea ha cercato invece il personaggio nella sceneggiatura e nello sguardo del regista, convinto che questa storia potesse dimostrare «quanto il cinema possa raccontare la realtà. Non essere più forte della realtà, perché più forte della realtà non c’è niente».

Per Gabbriellini, la parola decisiva è stata invece il pudore: «La nostra intenzione è stata fin dall’inizio quella di provare a guardare questa storia con tenerezza», ha raccontato. Un principio diventato anche una precisa scelta di regia: «La maggior parte delle volte cerchiamo di stare a una certa distanza, spesso sentivamo che non eravamo espressamente invitati a guardare». Più che tornare su un delitto, «La città dei vivi» prova così a tornare alla vita che quel delitto ha interrotto. A quel ragazzo che, prima di diventare una vittima e una notizia, aveva ancora davanti tutte le possibilità e tutte le incertezze dei suoi vent’anni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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