«Odissea» di Christopher Nolan sta dominando il botteghino italiano con numeri e una tenitura pazzeschi, ma il suo primato potrebbe essere insidiato molto presto da un volto assai più familiare. Con «Spider-Man: Brand New Day», Tom Holland torna a indossare il costume dell’Uomo Ragno in un film che prova a riportare il personaggio alla sua dimensione più riconoscibile: quella delle strade di New York, dei problemi quotidiani e di un eroismo meno spettacolare, ma più vicino alle persone comuni. Il nuovo capitolo riparte dalle conseguenze di «Spider-Man: No Way Home». Alla fine di quel film (clamoroso successo da quasi 2 miliardi di dollari globali nel 2021 ancora pandemico) Peter Parker (occhio allo spoiler!) aveva accettato di essere cancellato dalla memoria del mondo pur di salvare la realtà. I suoi amici più cari, MJ e Ned, non ricordano più chi sia, mentre lui si ritrova a vivere in completa solitudine. Una ferita attorno alla quale viene costruita l’intera storia diretta da Destin Daniel Cretton, che per il Marvel Cinematic Universe ha già diretto «Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli».
Peter continua a essere Spider-Man, ma rischia di smarrire progressivamente Peter Parker. La sua identità civile si è quasi dissolta, mentre quella dell’eroe sembra occupare ogni spazio della sua vita. «Brand New Day» racconta proprio questa frattura, traducendola in un conflitto sia psicologico sia fisico. Il protagonista affronta trasformazioni che mettono alla prova il suo corpo, la sua mente e la sua capacità di distinguere ciò che è da ciò che teme di diventare.
L’universo Marvel e Peter Parker
Il film si inserisce naturalmente nel Marvel Cinematic Universe, l’universo narrativo che collega i film e le serie dedicati ai supereroi Marvel. A differenza dei capitoli precedenti, però, non utilizza questo legame per ampliare continuamente la scala del racconto. Non ci sono battaglie multiversali o minacce cosmiche al centro della vicenda. La presenza di personaggi come Hulk e Punisher allarga il quadro, ma non sposta il fuoco da Peter Parker.
È proprio questo uno degli elementi più convincenti del film. Dopo una trilogia pensata anche per accompagnare Spider-Man dentro il mondo degli Avengers, il personaggio torna finalmente a essere l’amichevole eroe di quartiere. New York non è soltanto uno sfondo, ma diventa parte integrante del racconto. Le strade, i palazzi, i quartieri e i loro abitanti restituiscono all’Uomo Ragno quella dimensione urbana che da sempre lo distingue dagli altri supereroi.
Il rapporto con Frank Castle
Particolarmente riuscito è il rapporto con Frank Castle, il vigilante conosciuto come Punisher e interpretato da Jon Bernthal. I due personaggi sembrano opposti: Spider-Man rifiuta di uccidere, mentre Castle considera la violenza uno strumento inevitabile. Il loro confronto, però, non si limita a una differenza morale. Entrambi sono uomini segnati dalla perdita. Frank ha perso la propria famiglia e ha trasformato il dolore in isolamento e vendetta. Peter non ha perso fisicamente le persone che ama, ma è stato cancellato dalle loro vite.

Anche lui si sta chiudendo, punendosi e convincendosi di poter esistere soltanto dietro una maschera. Punisher diventa così una possibile immagine del suo futuro: ciò che potrebbe accadere se Peter smettesse di cercare una via d’uscita dal trauma. Il film usa questo rapporto per riaffermare la natura più profonda di Spider-Man. Peter può arrabbiarsi, perdere il controllo e attraversare momenti oscuri, ma continua a credere che salvare sia più importante che punire. È questa fedeltà a un principio semplice, quasi elementare, a impedirgli di diventare come Castle.
Il cambiamento interiore
Anche il progressivo potenziamento del personaggio trova una funzione narrativa precisa. I nuovi poteri non servono soltanto a rendere più spettacolari le scene d’azione. Sono la manifestazione concreta del cambiamento interiore di Peter. Il corpo reagisce alla rabbia, al dolore e alla perdita di controllo, trasformando in materia ciò che il protagonista non riesce più a contenere. Il riferimento ai fumetti è evidente, in particolare alla saga «The Other», nella quale Peter subisce gli effetti di una trasformazione in un vero e mostruoso ragno, anche se il film evita gli aspetti più estremi e inquietanti di quella storia.
La metamorfosi conduce Peter verso una ricomposizione della propria identità. Non può essere soltanto Spider-Man, così come non può rinunciare del tutto a Peter Parker. Il superamento di questa divisione lo rende più maturo e autonomo, fino a costruire quella che appare come la versione definitiva dello Spider-Man interpretato da Tom Holland – molto diversa dalla versione di Nicolas Cage vista di recente su Prime Video.
«Brand New Day» non è però un film privo di limiti. La sua struttura procede per episodi, incontri e cambi di tono che non sempre si legano con la stessa fluidità. Alcune parti sembrano quasi capitoli separati di una lunga storia a fumetti. Il passaggio dalla commedia al dramma, dall’azione urbana agli elementi più oscuri, può risultare disomogeneo. È un difetto, ma anche una possibile virtù. Il film assume fino in fondo la propria natura di cinecomic, senza tentare di trasformarsi in qualcosa di diverso. Personaggi, svolte, conflitti e suggestioni sembrano provenire direttamente dalle pagine di una serie a fumetti. Per alcuni spettatori questa costruzione potrà apparire meno elegante; per altri sarà proprio il segno di un ritorno alle origini.
Niente «Superhero fatigue»
La domanda più interessante riguarda però la straordinaria tenuta del personaggio. Negli ultimi anni si è parlato spesso di «superhero fatigue», la stanchezza del pubblico nei confronti dei film di supereroi. I risultati altalenanti di molte produzioni Marvel e DC hanno dimostrato che il semplice logo di un grande universo narrativo non basta più a garantire il successo. Spider-Man sembra però immune a questa crisi.

Le previsioni di incasso per «Brand New Day» indicano un debutto globale nell’ordine di oltre 460 milioni di dollari, con numeri potenzialmente vicini ai più grandi esordi della storia recente. In Italia il primo giorno è stato record: ha registrato 4 milioni di euro. La ragione non dipende soltanto dalla popolarità del marchio: Peter Parker è un eroe costruito attorno alla fragilità. Non è un dio, un miliardario o un soldato perfetto. È una persona comune che riceve un potere straordinario e deve imparare a conviverci. Ha problemi economici, sentimentali, familiari e identitari. Può salvare una città e, subito dopo, non sapere come pagare l’affitto o come parlare con la persona che ama.
È questa combinazione tra eccezionalità e quotidianità a renderlo ancora riconoscibile. Spider-Man non chiede al pubblico di identificarsi con il potere, ma con il peso che quel potere comporta. Ogni sua vittoria ha un costo, ogni scelta produce una perdita, ogni gesto eroico nasce da una responsabilità che non può essere ignorata. «Brand New Day» recupera proprio questo nucleo. Riduce la scala, riporta Peter nelle strade e trasforma la sua solitudine in un nuovo punto di partenza. Non cerca di superare «No Way Home» sul terreno dello spettacolo o della nostalgia, ma prova ad andare più in profondità. In un momento in cui molti film di supereroi sembrano chiedere allo spettatore di seguire universi sempre più complessi, Spider-Man continua a funzionare perché racconta la storia di una persona normale che, nonostante tutto, sceglie di aiutare gli altri. Perché, si sa, da grandi poteri…



