Uno Spider-Man come quello di Nicolas Cage non si era mai visto prima

È uscita su Prime Video la serie «Spider-Noir», versione alternativa dell’Uomo Ragno ambientata nella New York degli anni ’30: un divertimento per fan dei fumetti Marvel e non solo
Cristiano Bolla
Dalla serie «Spider-Noir»
Dalla serie «Spider-Noir»

A fine luglio Tom Holland tornerà al cinema nei panni dello Spider-Man più familiare al grande pubblico, quello giovane, agile, impacciato e ancora legato all’immaginario del supereroe di quartiere calato nel Marvel Cinematic Universe. Prima di quel nuovo appuntamento sul grande schermo, però, lo streaming ha già servito un piccolo antipasto sorprendente, un amuse-bouche delizioso per chi pensava di conoscere ormai tutte le possibili variazioni sul mito dell’Uomo Ragno.

«Spider-Noir», disponibile su Prime Video, è infatti qualcosa di diverso da ogni Spider-Man visto finora al cinema. Diverso anche da quello apparso nei film animati dello «Spider-Verse», che pure avevano già fatto la storia portando sullo schermo un’idea più libera, colorata e multiforme del personaggio Marvel.

La serie

La serie con Nicolas Cage, disponibile sia in originale bianco e nero che a colori (versione nella quale tuttavia perde gran parte del suo fascino), prende l’archetipo di Spider-Man e lo sposta dentro un mondo di ombre, vicoli, locali notturni, gangster, investigatori privati e segreti sepolti. Non siamo nella New York contemporanea né nel classico racconto di formazione di Peter Parker. Siamo negli anni Trenta, in una città sporca, corrotta e malinconica, dove il protagonista non è un ragazzo alle prese con il peso della responsabilità, ma un uomo già consumato da quella responsabilità. Cage interpreta Ben Reilly, detective privato in difficoltà, segnato da una tragedia personale e da un passato che ha cercato di chiudere. Un tempo era The Spider, l’unico supereroe della città. Ora vorrebbe soltanto tirare avanti, accettando casi ordinari e restando lontano dalla maschera. Naturalmente, il passato torna a bussare alla porta.

Nicolas Cage in «Spider-Noir»
Nicolas Cage in «Spider-Noir»

Questo Spider-Noir non è Peter Parker. Nei fumetti originali di «Spider-Man Noir», nati nel 2009 all’interno della linea Marvel Noir, il protagonista era proprio una versione alternativa di Peter, appartenente a Terra-90214. Quella linea editoriale aveva un obiettivo preciso: rileggere alcuni personaggi celebri della Casa delle Idee attraverso i codici del noir, del pulp e della Grande Depressione. Spider-Man diventava così un eroe più cupo, più duro, immerso in un contesto di criminalità organizzata, violenza sociale e disillusione politica. La serie sceglie invece Ben Reilly, nome che nel fumetto Marvel ha una storia diversa e comunque importante, e lo trasforma in un investigatore maturo, stanco, lontano dall’energia adolescenziale associata di solito all’Uomo Ragno. È una deviazione significativa, ma coerente con lo spirito del progetto: Spider-Noir non vuole rifare lo Spider-Man che già conosciamo, vuole usarne il mito per raccontare un’altra cosa.

La trama

La trama segue dunque Ben mentre viene risucchiato in un’indagine che intreccia criminalità, vecchi nemici, figure ambigue e minacce fuori scala. Attorno a lui si muovono personaggi che arrivano dalla tradizione dell’universo ragnesco, ma riplasmati secondo un gusto da crime story d’epoca. C’è Robbie Robertson, qui amico e giornalista determinato, c’è Cat Hardy, cantante di nightclub e figura sfuggente che richiama l’immaginario di Black Cat, ci sono villain come Silvermane, Sandman, Tombstone e Megawatt, trasportati dentro un mondo dove il superpotere non esplode come spettacolo gratuito, ma entra nel racconto quasi come una deformazione naturale della città. La componente supereroistica della serie, infatti, non è appiccicata sopra il noir, ma nasce dall’ambientazione stessa, come se mostri, gangster e uomini mascherati fossero tutti figli dello stesso paesaggio morale.

Da questo punto di vista, «Spider-Noir» funziona soprattutto quando abbraccia fino in fondo i codici del genere. Il protagonista tormentato, la femme fatale, l’ufficio da detective con la segretaria arguta, la città notturna, le ombre lunghe, le frasi secche, il senso di colpa, la verità che emerge sempre troppo tardi: sono elementi riconoscibili anche per chi non ha alcuna familiarità con i fumetti Marvel. La serie non chiede allo spettatore di conoscere decenni di continuity, né di orientarsi tra universi paralleli e genealogie supereroistiche. Chiede piuttosto di entrare in un’atmosfera. E in quell’atmosfera Nicolas Cage si muove con una libertà che è parte essenziale del fascino dell’operazione.

Nicolas Cage

Cage è da anni un attore trasformato dalla cultura di internet in meme, icona di eccesso, volto da gif, presenza spesso ridotta alle sue esplosioni più caricaturali. «Spider-Noir» ricorda però una cosa più semplice: Nicolas Cage è un interprete molto più sofisticato di quanto la cronaca digitale lasci pensare. Qui il suo stile sopra le righe è una precisa chiave espressiva. La serie gli permette di lavorare su un registro teatrale, dolente e ironico insieme, vicino al detective hard boiled ma attraversato da una comicità stralunata. È un equilibrio rischioso, perché il personaggio avrebbe potuto diventare una parodia del noir. Invece Cage lo tiene in una zona più interessante: Ben Reilly è ridicolo e tragico, stanco e ancora pericoloso, fuori tempo massimo eppure perfettamente dentro il mondo che abita.

«Spider-Noir», insomma, è un oggetto curioso e riuscito. Non sostituisce lo Spider-Man di Tom Holland, atteso il 29 luglio con «Spider-Man: Brand New Day», non prova nemmeno a competere con lui. Si colloca piuttosto in un angolo laterale, più sporco e affascinante, dove il supereroe diventa detective, la maschera pesa come un rimorso e la città non è un parco giochi verticale, ma un labirinto di colpe. Uno Spider-Man così, con Nicolas Cage sotto il cappello e dentro l’ombra, davvero non si era mai visto prima.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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