Più che una sola monolitica verità, è una costellazione di storie quella che il documentario sul Residence Prealpino proverà a ricomporre: voci diverse, memorie personali, sguardi – anche lontani tra loro – su uno dei luoghi che più hanno segnato il dibattito pubblico nella Brescia e nella Bovezzo degli anni Novanta e Duemila, quando l’edificio fu punto di riferimento per la comunità senegalese di Brescia.
Le interviste
Le riprese di «Modou Modou» – questo il titolo, espressione senegalese che descrive chi lascia il luogo natìo per cercare un futuro altrove – sono iniziate ieri al Teatro Mina Mezzadri di via Santa Chiara, a Brescia, dove Bubble Production, con il regista Michele Barcaro, ha aperto la prima giornata di interviste.
Davanti alla telecamera sono passati rappresentanti delle istituzioni e persone che hanno lavorato sul caso: tra loro l’assessore Marco Fenaroli, Claudio Bragaglio, assessore alla Casa all’epoca di una delle fasi più delicate, l’allora consigliere comunale a Bovezzo Antonio Bazzani e il capo della Polizia locale di Bovezzo Alessandro Ronchi.

Il lavoro è alle battute iniziali: le interviste ora sono state sospese e riprenderanno il 23 luglio, proseguendo per tutta l’estate, al fine di raccogliere testimonianze della comunità senegalese, degli ex residenti, di chi ha lavorato attorno al complesso, dei cittadini e degli amministratori pubblici. «A oggi abbiamo circa 35 persone da intervistare, ma le adesioni restano aperte – spiega Barcaro –. Vorremmo arrivare a 50 o 60 testimonianze complessive. L’idea è raccontare questa storia tenendo dentro tutti i punti di vista».
Il residence
Costruito nel 1977 e demolito nel 2010, il Residence Prealpino fu complesso abitativo, luogo di approdo, spazio di marginalità e relazioni, casa di una folta comunità senegalese, ma anche nodo amministrativo e sociale. Il documentario, sostenuto dal patrocinio del Comune di Brescia, punta a tenere insieme origini, sovraffollamento dei primi anni Duemila, battaglie sindacali, difficoltà quotidiane, legami e solidarietà costruiti tra quelle mura.
Alle spalle c’è un lavoro di ricerca sulla presenza senegalese, con il supporto dell’Università degli Studi di Brescia e con un sostegno informale del Comune di Bovezzo. Proprio da un magazzino comunale bovezzese è riemersa la vecchia insegna luminosa del Residence, frammento materiale della memoria accanto al quale i primi testimoni ieri hanno raccontato i loro ricordi.
Le location individuate da Barcaro per le riprese sono il Teatro Mina Mezzadri, il Teatro Santa Giulia del Prealpino, Galleria Gare 82, in via Milano. «Cerchiamo luoghi chiusi, raccolti, capaci di creare intimità con chi racconta – aggiunge Barcaro –. E siamo aperti alla collaborazione di altre realtà disponibili ad accoglierci».
Il sogno Dakar
Le riprese dovrebbero durare tra i 6 e gli 8 mesi e potrebbero allargarsi oltre Brescia: il sogno del regista e del suo team è arrivare entro fine anno anche a Dakar, per raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto al Residence ed è poi tornato in Senegal: «Sono voci fondamentali, se vogliamo davvero restituire tutti gli sguardi».



