C’era una volta il Residence Prealpino. E in qualche modo c’è ancora. Quantomeno gli sopravvive un frammento dal valore fortemente simbolico: l’inconfondibile insegna luminosa al neon che campeggiava in cima ad un palo all’angolo fra via Canossi di Bovezzo e traversa Prima, al Villaggio Prealpino, proprio in corrispondenza del punto in cui sorgeva l’immobile demolito sedici anni fa, nel 2010.
Per tutto questo tempo quella insegna è rimasta custodita in un magazzino del Comune di Bovezzo: all’epoca dell’abbattimento dello stabile, ormai in condizioni precarie, gli addetti avevano evidentemente avuto cura di conservare quell’ultima traccia della complicata storia ultratrentennale dell’edificio, divenuto un improbabile crocevia tra Dakar e Brescia.

La scoperta in queste settimane di quel retaggio di vicende ormai relegate agli archivi è tutto fuorché che casuale: le cime verdi innevate su campo giallo e la freccia che indicava l’ingresso dello stabile, con gli inevitabili segni del tempo, sono tornate alla luce nel quadro di un progetto che proprio ora si accinge a prendere definitivamente forma. Quello di un docufilm («Modou Modou», espressione senegalese che descrive chi lascia il luogo in cui è nato per cercare un futuro altrove) che ricostruisca la storia della comunità senegalese che il Residence abitò, facendone un angolo d’Africa alla periferia del capoluogo.
Un’esperienza tutt’altro che priva di disagi, criticità, illegalità e polemiche - con un sovraffollamento che portò fino a un migliaio di presenze nei 108 alloggi del piccolo complesso (in un paese che contava in tutto all’epoca poco più di cinquemila anime). Ma al contempo una storia di umanità, integrazione, multiculturalità e speranze, spesso non tradite.

Si comincia
Proprio quelle che intende raccontare il docufilm - il cui progetto ha conosciuto alcune revisioni nella sua fase ideativa - sviluppato da Bubble Production - che dopo l’avvio di un crowdfunding e le selezioni per il casting si accinge ora al primo ciak, come racconta il regista e videomaker Michele Barcaro. E al centro delle riprese ci sarà proprio la ritrovata insegna del Residence Prealpino.

«Sarà una sorta di totem già dalla prima sessione, il 25 giugno, al teatro Santa Chiara, che potremo usare grazie alla disponibilità del direttore del Ctb, Giacomo Brambilla». La sua esistenza è stata riscoperta in occasione di un evento pubblico che si tenuto il 30 aprile e che ha assicurato nuova linfa e spunti al progetto e di fatto sancito l’avvio della collaborazione istituzionale dei due Comuni di Brescia e Bovezzo.
Proprio l’ex sindaco del paese dell’hinterland, Antonio Bazzani, oggi assessore, si è ricordato che nel 2010 l’insegna era stata salvata. «Il Comune di Bovezzo si è generosamente attivato e l’insegna è stata recuperata in un magazzino» conferma Barcaro, che ha poi trovato in un pensionato Asm, Dario Masneri, un appassionato restauratore della parte elettrica dell’impianto, ora perfettamente funzionante. «Sarà presente nelle varie location di ripresa» aggiunge il regista, che nella sindaca bovezzese Sara Ghidoni ha trovato la disponibilità per un’ulteriore ricerca: l’individuazione del primo ospite senegalese del paese e del residence. Si vedrà.
Tra palcoscenico e ricerca
Intanto tra dieci giorni le prime riprese riguarderanno le interviste a figure istituzionali che seguirono di persona la vicenda del residence: dall’assessore Marco Fenaroli, al già citato Bazzani, a Claudio Bragaglio… Poi toccherà ai molti testimoni della comunità senegalese che si sono resi disponibili, fino a residenti di Bovezzo e Prealpino che condivisero le alterne sorti del complesso e dei suoi ospiti. . Anche il mondo accademico non è rimasto indifferente al progetto, che si è così arricchito di una parte scientifica: «Il professor Carlo Alberto Romano, ha ventilato la possibilità di avviare uno studio sociologico su residenti Residence con il coinvolgimento di un team di studenti» conferma Barcaro. Il docufilm, insomma, prende forma e - confidando anche nella possibilità di ottenere il sostegno di alcuni bandi regionali - si candida ad essere la ricostruzione di una pagina di storia locale a suo modo unica.




